Pignoramento del conto corrente per dipendenti e pensionati - un pò di storia per capire la portata delle nuove norme

In passato molto si è dibattuto circa la procedura di pignoramento del conto corrente messa in atto dai creditori (banche, finanziarie, privati, Equitalia ed altre concessionarie locali della riscossione) finalizzata ad eludere i limiti imposti dalle norme vigenti sul pignoramento di stipendi e pensioni.

Anche la giurisprudenza di legittimità si era uniformemente allineata a questo tipo di aggressione "border line", stabilendo che, una volta confluite nel conto corrente, le somme percepite a titolo di retribuzione da lavoro dipendente o da pensione risultano completamente “riciclate”, perdendo qualsiasi relazione con la propria origine e trasformandosi in denaro fungibile.

Per tutte citiamo il principio giuridico enunciato nella sentenza della Corte di cassazione numero 17178/12 Qualora le somme dovute siano già affluite sul conto corrente o sul deposito bancario del debitore esecutato, non si applicano le limitazioni al pignoramento previste dall'articolo 545 cod. proc. civ.. E, d'altra parte, detta ultima norma quando prevede la possibilità di procedere al pignoramento dei crediti soltanto nel limite del “quinto” del loro ammontare si riferisce ai crediti di lavoro. Orbene, per individuare la natura di un credito (ivi compreso quello avente ad oggetto somme di denaro) occorre accertare il titolo per il quale certe somme sono dovute ed i soggetti coinvolti nel rapporto obbligatorio. Onde che, laddove il creditore procedente notifichi un pignoramento presso il datore di lavoro del suo debitore, non v’è dubbio che le “somme” da questi dovute a titolo di retribuzione rappresentino un credito di lavoro. Viceversa, quando il creditore pignorante sottoponga a pignoramento (id est a sequestro) somme esistenti presso un istituto bancario ove il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente e sul quale affluiscono anche le mensilità di stipendio, il credito dei debitore che viene pignorato è il credito alla restituzione delle somme depositate che trova titolo nel rapporto di conto corrente. Sono, quindi, del tutto irrilevanti le ragioni per le quali quelle “somme” sono state versate su quel conto: il denaro é bene fungibile per eccellenza.

In buona sostanza, al povero debitore dipendente o pensionato, costretto dalla legge a dover necessariamente canalizzare sul conto corrente la retribuzione mensile, l'unica via di uscita restava quella di prelevare il denaro “fungibile” ancora caldo di bonifico e depositarlo, prima che si raffreddasse, su un conto corrente intestato ad altri soggetti (possibilmente, non debitori in via di esecuzione coattiva). In questo modo riuscivano, forse, a sottrarsi all'azione esecutiva del creditore scaltro (e scorretto) che aveva deciso di procedere al pignoramento del conto corrente invece di “accontentarsi” del quinto mensile dello stipendio.

A rimuovere parzialmente questa iniquità era intervenuto successivamente, e limitatamente ai crediti di natura esattoriale (quelli per i quali procede Equitalia o le altre concessionarie per la riscossione dei tributi locali), il decreto legge 69/13, in base al quale era stato imposto che gli obblighi della banca (terzo pignorato) non potevano ricomprendere, nel pignoramento, l'ultimo emolumento affluito sul conto corrente, che restava, pertanto, nella piena disponibilità del correntista debitore, sia esso lavoratore dipendente o pensionato.

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