Non esistono categorie di conti correnti su cui non può essere disposto un pignoramento

Esistono conti correnti su cui non può essere disposto un pignoramento o si tratta della solita bufala, usata per attrarre clienti?

In realtà, non esistono particolari categorie di conti correnti non pignorabili.

Se si parla di iban non pignorabile ci si riferisce a una pratica attuata, qualche anno fa, da qualche banca.

Praticamente l'istituto di credito, per venire incontro alle esigenze del proprio cliente con il conto corrente pignorato, faceva transitare i bonifici indirizzati a quest’ultimo, su un proprio conto corrente transitorio.

In questo modo il cliente poteva, per esempio, pagare la rata del mutuo con accrediti che pervenivano in suo favore, bypassando il proprio conto già bloccato dal creditore.

In altre parole, quando il correntista doveva ricevere un pagamento, dava un codice iban che non era il proprio, ma uno “di servizio” della propria banca e quest’ultima, poi, rigirava le somme al proprio cliente.
Questa pratica, però, non si usa più e, peraltro, è difficilmente attuabile poiché, attraverso la lettura di tutti gli estratti conto, il giudice (o, per lui, il perito nominato dal tribunale) è in grado di risalire a tutte le somme che, in un modo o nell'altro, sono andate a beneficio del debitore pignorato.

Oggi, peraltro, le cose sono parzialmente cambiate.

Il governo, come noto, ha approvato una legge che rivede tutti i limiti di pignoramento del conto corrente di pensionati e lavoratori dipendenti.

Per questi ultimi, infatti, non sarà più necessario prelevare, periodicamente, l'intera provvista presente sul conto corrente per non renderlo pignorabile, ma sarà sufficiente fare in modo che il conto non superi mai il limite pari a tre volte l'assegno sociale previsto per legge.

Oggi l'assegno sociale ammonta ad euro 448,52, per cui se il creditore, al momento della notifica del pignoramento, trova in conto solo 1.345,56 euro (ossia 448,52 x 3) rimane a bocca asciutta. Invece, per tutti gli importi successivamente accreditati (ossia da 1.345,56 in su) può pignorare solo il quinto.

Questa nuova regola, ribadiamo, vale solo per redditi derivanti da lavoro dipendente (anche il TFR) e la pensione.

Da notare che è impignorabile anche il conto corrente affidato quando il correntista lo mantiene “in rosso”, ma entro la soglia del fido.

Per esempio: se il correntista ha un'apertura di credito di 10.000 euro e di questo fido utilizza solo 5.000 euro (il conto, quindi, si trova a -5.000), tutti gli accrediti che ripristinano il fido, ma che non riportano il saldo del conto in positivo, non possono essere bloccati.

Così, se il debitore riceve un accredito di 1000 euro, il fido utilizzato passa da -5.000 a -4.000, ma l'importo non è ugualmente pignorabile.

In ultimo, nel caso di conto corrente cointestato a due persone, ogni pignoramento può avvenire nella misura massima del 50%, a prescindere da chi sia il beneficiario effettivo di ogni singolo versamento.

E questo perché è principio giurisprudenziale consolidato quello secondo cui il pignoramento investe il saldo del conto e non le singole poste, ed il saldo, in questi casi, appartiene in parti uguali a tutti i correntisti.

24 luglio 2015 · Andrea Ricciardi

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