Non esistono carte di credito non sottoponibili a pignoramento

Esistono carte di credito su cui non può essere disposto un pignoramento o si tratta della solita bufala, usata per attrarre clienti?

In realtà, non esistono speciali carte di credito non sottoponibili a pignoramento.

Ciò, esclusivamente perché il meccanismo di funzionamento della carta di credito non le rende mai pignorabili.

Due, infatti, possono essere le ipotesi: la carta di credito collegata a un conto corrente già esistente e intestato al correntista, e la carta di credito alla quale, invece, la banca collega un contratto di apertura di credito (cosiddetto fido).

Nel primo caso (carta di credito collegata a un conto corrente esistente) il creditore non dovrà certo pignorare la carta di credito, che è solo uno strumento per rendere più facile l'utilizzo della provvista depositata in banca, ma il conto corrente stesso.

In tal caso, peraltro, è bene chiarire che l'atto di pignoramento che il creditore notifica in banca è assai generico e non individua certo il numero di conto corrente o lo specifico rapporto da “bloccare”, ma contiene l'intimazione alla banca di non pagare alcun debito al proprio correntista, da qualsiasi contratto esso dipenda (anche da cassette di sicurezza).

Si comprende, dunque, come il creditore chieda il pignoramento di tutti i crediti che il debitore (il correntista) abbia nei confronti della propria banca, a prescindere dal tipo di rapporto e di contratto da cui essi dipendono.

Quindi è naturale che, non essendo la carta di credito un rapporto di credito, ma solo uno strumento per il funzionamento del conto corrente, essa non è in sé pignorabile.

Diversa, invece, è l'ipotesi della carta cui la banca abbia collegato un'apertura di credito (anche detto fido o, ancora, affidamento).

In questo caso, la banca concede al debitore la possibilità di spendere un determinato importo, entro un limite massimo, sebbene il cliente non abbia alcun credito nei confronti della banca stessa.

Al cliente è consentito così di prelevare somme “a debito” (a condizione ovviamente che vengano poi restituite a un determinato saggio di interesse).

Le singole rimesse che il debitore versa sulla “carta” per ripristinare il fido entro i limiti concessagli dall'istituto di credito e far in modo che esso non sfori la soglia non sono pignorabili: esse cioè servono solo a ripianare l'esposizione debitoria del correntista verso la banca.

Così, qualora dovesse intervenire un pignoramento, la banca dichiarerà al giudice di non aver alcun debito verso il soggetto pignorato.

Risultato, sebbene ci sia un rapporto di conto tra correntista e banca, questo rapporto è sempre formalmente “in rosso” (un debito però autorizzato dalla banca) e, quindi, non è mai pignorabile.

Ciò non toglie, dunque, il problema a monte: con un conto corrente sottoposto a pignoramento l'uso della carta di credito è pressoché inutile.

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Stai leggendo Non esistono carte di credito non sottoponibili a pignoramento Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 24 luglio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 4 marzo 2017 Classificato nella categoria carte di credito di debito (bancomat) e carte revolving Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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