Nel caso in cui pignorassero metà casa, potremo abitare l’altra metà?

Ristrutturazione di un immobile in previsione del pignoramento del 50% del bene

Stiamo ristrutturando casa, qualora venisse pignorato il 50% dell'immobile del quale sono proprietario assieme a mia moglie in regime di separazione dei beni, potrei continuare la ristrutturazione e prenderne possesso?

Non abbiamo dove andare a vivere e abbiamo figli minori.

Nel caso in cui vi sia anche un pignoramento mobiliare, visto che tutti i mobili sono stati pagati da mia moglie circa 10 anni fa (oramai però non abbiamo più tutti gli scontrini o le ricevute), mentre io nel frattempo mi sono accollato tutte le spese di affitto e le bollette varie della casa in cui viviamo attualmente in attesa di trasferirci nell'immobile sopra descritto, possono lo stesso pignorare i mobili pagati da mia moglie? Possono pignorare anche la cuina e le camere da letto nostre e dei bambini?

Modalità di pignoramento di un bene

Beni non pignorabili:
L’articolo 514 del codice civile prevede una lista di beni di prima necessità non pignorabili:

  1. le cose sacre e quelle che servono all'esercizio del culto;
  2. l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
  3. i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
  4. gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore;
  5. le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;
  6. le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.

Presunzione legale di proprietà

Va innanzitutto premesso che tutti i beni mobili (arredi, elettrodomestici, complementi d'arredo, suppellettili, eccetera) che si trovano nella residenza, o nel luogo in cui il debitore vive, si presumono essere di proprietà del debitore.

Si tratta di una presunzione iuris tantum che potrà essere vinta dal terzo che si assuma proprietario dei beni pignorati attraverso il rimedio dell'opposizione di terzo all'esecuzione (vedi articoli 619 seguenti codice di procedura civile), ferme le limitazioni alla prova testimoniale previste da questo particolare mezzo di opposizione (vedi articolo 621 codice di procedura civile).

Questa presunzione opera nei riguardi di qualsiasi persona convivente con il debitore, compresi i familiari e lo stesso coniuge, restando irrilevante il fatto che ambedue i coniugi abbiano optato per il regime patrimoniale di separazione dei beni (Cass., 16 aprile 1984, numero ART. 513 CODICE DI PROCEDURA CIVILE 170 2459, Giur. it. 1985, I, 1, 971).

E’ opportuno osservare che i limiti alla possibilità di utilizzo da parte del terzo della prova testimoniale sono ancor più stringenti quando l’espropriazione mobiliare diretta sia eseguita secondo le regole speciali previste dalla procedura di esecuzione esattoriale (vedi articolo 58, DPR 29 settembre 1973, numero 602).

L’opposizione proposta dal debitore escusso per sostenere che il pignoramento è stato effettuato su beni mobili rinvenuti in luoghi di appartenenza altrui integra un’opposizione agli atti esecutivi (articolo 617 codice di procedura civile), in quanto non diretta a contestare il diritto del creditore a promuovere l’esecuzione, ma si traduce nella denuncia di irregolarità di un atto del processo esecutivo (Cass., 5 marzo 1984, numero 1524).

Pignoramento ed espropriazione di un bene indiviso

Il Giudice per le esecuzioni, su richiesta del creditore procedente, fissa un'udienza per decidere le modalità di espropriazione della quota, convocando i comproprietari del bene indiviso. Nell'udienza il Giudice può:

a) fissare la vendita della quota indivisa;
b)  procedere alla separazione della quota (se ne sussistono i presupposti e c'è accordo fra i comproprietari) e fissare la vendita del bene intero "ricavato";
c) disporre la divisione del bene intero.

1. Vendita della quota indivisa

Unico vero modo di liquidazione del bene espropriato e,  metodo tendenzialmente seguito nella stragrande maggioranza dei casi.

E’ pero’ sotto gli occhi di tutti gli operatori che tale metodo ha sortito pessimi risultati: la quota ha pochissimi acquirenti potenziali e la vendita spesso ha effetto positivo solo dopo vari tentativi  ed a prezzo vile, o addirittura deve essere abbandonata.

2. Separazione della quota e vendita del bene intero "ricavato"

Metodo preferito dal legislatore e che può essere adottato dallo stesso Giudice per le Esecuzioni. Consiste nella individuazione, anche a mezzo di ausiliario tecnico (che ne individui i dati catastali o effettui un frazionamento, ad esempio, nel caso di immobili)  di una porzione del bene che abbia individualità economica e giuridica autonoma e su cui si concentri la quota.

Il diritto su una quota di 1/3 di un bene 100, diviene diritto di piena proprietà per l’intero su un bene che vale 33. La separazione è una sorta di divisione parziale.

Il Giudice per le Esecuzioni, ritenuti i presupposti per la separazione, emette ordinanza relativa (disponendone la
trascrizione una volta divenuta definiva ovvero trascorsi cinque giorni)  e dispone poi la vendita del bene intero “ricavato”. La esecuzione si concentra quindi sul bene assegnato dal debitore.

E’ opportuno rammentare che tale ipotesi ricorre poco di frequente. Secondo la dottrina, infatti, la separazione della quota presuppone l’accordo fra tutti i comproprietari.

3. Divisione del bene intero

In tale ipotesi occorre che venga instaurata causa ordinaria di divisione. Il Giudice per le esecuzioni  è competente per territorio anche per la divisione. Fissa la udienza ex articolo 180 cpc della causa di divisione. La causa di divisione, benché pendente innanzi al medesimo giudice, è causa autonoma che deve essere iscritta a ruolo e deve essere contenuta in un fascicolo separato ( un po' come accade per le cause di opposizione alla esecuzione o agli atti esecutivi). Durante la pendenza della causa di divisione ( articolo 601 cpc) la procedura di esecuzione rimane per legge sospesa.

La divisione di un bene indiviso, ai sensi delle norme generali sulla divisione, può avvenire:

  • in natura, ove il bene sia divisibile in natura anche se manca l'accordo fra i comproprietari;
  • tramite vendita dell'intero bene, ove il bene sia indivisibile e nessuno dei condividenti avanzi istanza di assegnazione.
3.1 Divisione in natura del bene

Se il bene  divisibile in natura (ovvero se dallo stesso possano ricavarsi tante porzioni pari al numero ed alla quota dei comproprietari che abbiano una funzionalità giuridica e economica autonoma) il giudice predispone, mediante l'ausilio di un consulente tecnico, un progetto di divisione in natura che sottopone ai comproprietari.

Se essi lo approvano con ordinanza il Giudice  lo dichiara esecutivo e la ordinanza viene trascritta, la causa di divisione termina e la esecuzione riprende mediante vendita della porzione assegnata dal progetto al debitore.

Se il progetto non viene approvato il giudice decide con sentenza. Nel caso in cui le quote siano di pari valore e i comproprietari non si accordino il giudice, decisa con sentenza la approvazione del progetto rimetterà la causa in istruttoria per la estrazione a sorte di lotti ( trattandosi di lotti uguali non è possibile individuare un assegnatario per ogni lotto se non tramite accordo o tramite estrazione a sorte; anche se è previsto un conguaglio).

3.2 Vendita dell'intero bene

L'Art 600 del codice di procedura civile recita:  "... Se la separazione non è possibile, può ordinare la vendita della quota indivisa o disporre che si  proceda alla divisione a norma del codice  civile".

In virtù degli articolo 720 del codice civile e successivi e il  giudice può procedere come segue.

Se il bene è indivisibile in natura, ipotesi nella prassi più frequente specie in caso di  fabbricati, il giudice della divisione, se nessuno dei comproprietari chiede l'assegnazione  dell'intero previa corresponsione del valore di stima residuo ( totale - valore della sua quota; in  questo caso il valore della quota non patisce abbattimento), dispone la vendita dell'intero bene.

La vendita avverrà nelle modalità del giudizio esecutivo ( con o senza incanto) e potrà essere  nominato un custode giudiziario del bene. Avvenuta la vendita lo stesso giudice della divisione ripartirà il ricavato, dedotte le spese di divisione, fra i vari comproprietari: la quota spettante al  debitore sottoposto ad esecuzione transiterà immediatamente nel processo esecutivo, che riprenderà, e sarà poi  oggetto dell'usuale riparto.

L' istanza di fissazione di udienza da parte del creditore procedente può essere avanzata  contestualmente alla istanza di vendita, o comunque alla udienza di conferimento dell'incarico  al CTU.  In tal modo il GE potrà fissare la stessa udienza sia per decidere sulle modalità della vendita che  per convocare i comproprietari.

Alla udienza ex articolo 569 cpc il GE disporrà sia della perizia che  della convocazione dei comproprietari: potrà quindi decidere sulla separazione, o disporre la  instaurazione della causa di divisione innanzi a se' quale GI, fissare la udienza, acquisire al  fascicolo della divisione la perizia espletata dal CTU ( a cui viene sempre dato l'incarico di  verificare se il bene sia o meno divisibile e se sia fattibile un progetto di divisione in natura).

Nell'ambito del giudizio di divisione in cui poi venga disposta la vendita del bene intero sarà  nominato custode giudiziario, che dovrà provvedere ai medesimi adempimenti cui solitamente  provvede in sede di vendita esecutiva, ivi compresa la liberazione del bene prima della udienza  di vendita (anche ove occupato da uno solo dei comproprietari, che è senza titolo rispetto al resto del bene).

15 Ottobre 2012 · Genny Manfredi


Commenti e domande

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo (o commentarlo) utilizza il form che trovi più in basso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Se il post è stato interessante, condividilo con il tuo account Facebook

condividi su FB

    

Seguici su Facebook

seguici accedendo alla pagina Facebook di indebitati.it

Seguici iscrivendoti alla newsletter

iscriviti alla newsletter del sito indebitati.it




Fai in modo che lo staff possa continuare ad offrire consulenze gratuite. Dona!