Pignoramento e regime patrimoniale della famiglia - Comunione dei beni, separazione dei beni e fondo patrimoniale

Il regime patrimoniale legale della famiglia è la comunione dei beni. I due regimi alternativi cui i coniugi possono accedere con una convenzione contenente una esplicita manifestazione di volontà, sono la separazione dei beni ed il fondo patrimoniale. E' ammessa inoltre una cosiddetta comunione convenzionale, nella quale i coniugi decidono per un regime che convenzionalmente esclude alcuni aspetti della comunione pur adottandone sostanzialmente lo schema di funzionamento. La comunione legale tra i coniugi si differenzia notevolmente rispetto alla comunione ordinaria e la disciplina prevista per l'espropriazione di beni indivisi non può applicarsi in maniera automatica a tutte le ipotesi di esecuzione forzata su beni rientranti nella comunione legale. Anche la Corte Costituzionale (sentenza numero 311 del 10 marzo 1988) ha evidenziato che dalla disciplina della comunione legale risulta una struttura normativa difficilmente riconducibile alla comunione ordinaria, ed ha precisato che:

  • la comunione ordinaria è una comunione per quote, la comunione legale è una comunione senza quote;
  • nella comunione ordinaria le quote sono oggetto di uno specifico diritto individuale dei singoli partecipanti e, di conseguenza, la quota è oggetto della procedura esecutiva;
  • nella comunione legale i coniugi non sono individualmente titolari di un diritto di quota, bensì solidalmente titolari, in quanto tali, di un diritto avente per oggetto i beni della comunione (arg. ex articolo 189, 2° comma), la quota non è un elemento strutturale della proprietà ma è solo la misura entro cui i beni possono essere aggrediti dai creditori particolari (articolo 186), la misura della responsabilità sussidiaria di ciascuno dei coniugi con i propri beni personali verso i creditori della comunione (articolo 190), e infine, la proporzione in cui, scelta la comunione, l'attivo e il passivo saranno ripartiti tra i coniugi o i loro eredi (articolo 194).

Nei rapporti con i terzi, ciascun coniuge ha il potere di disporre dei beni della comunione. Il consenso dell'altro coniuge deve intendersi come atto che rimuove un limite all'esercizio di un potere. Esso è un requisito di regolarità del procedimento di formazione dell'atto di disposizione, la cui mancanza, ove si tratta di bene immobile o mobile registrato, si traduce in un vizio dell'atto stesso e non nella sua inesistenza.

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