Pignoramento animali domestici - Norme e Sentenze

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La Convenzione di Strasburgo nel 1967, firmata anche dall'Italia, stabilisce che l'uomo ha l'obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, ed in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l'uomo e gli animali da compagnia e considerando l'importanza degli animali da compagnia a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società.

Per quanto riguarda il nostro ordinamento giuridico, invece, l'articolo 514 del Codice di Procedura Civile, che tratta dei beni esclusi dal pignoramento (impignorabili), non parla di animali domestici, stabilendo che: Oltre alle cose dichiarate impignorabili da speciali disposizioni di legge [545] (1), non si possono pignorare:

  1. le cose sacre e quelle che servono all'esercizio del culto (2);
  2. l'anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
  3. i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
  4. gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore (3)];
  5. le armi e gli oggetti che il debitore ha l'obbligo di conservare per l'adempimento di un pubblico servizio;
  6. le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.

Per il resto, all'articolo 513 cpc, sono dichiarate pignorabili tutte le “cose” del debitore, quindi i beni suscettibili di valutazione economica.

Bisognerebbe quindi attribuire, innanzitutto, un valore economico agli animali domestici, per poi poter discutere sulla loro pignorabilità.

Questo, potrebbe andar bene per gli animali da stalla, ma è assolutamente improbabile nel caso di animali da compagnia che spesso hanno, per il proprietario, un valore esclusivamente affettivo.

C'è inoltre, un'altra scappatoia.

Si chiama ritorsione sull'affetto e vieta a un ufficiale giudiziario di pignorare tutte quelle cose che possano avere un valore affettivo, per evitare che l'azione di pignoramento diventi una sorta di ritorsione psicologica sul debitore.

Inoltre, è bene citare una sentenza della Corte di Cassazione, che con il decreto del 13-03-2013, in materia di affidamento di animali domestici, ha sancito che. L'animale non può essere più collocato nell'area semantica concettuale delle “cose” dovendo essere riconosciuto come “essere senziente”. Non essendo l'animale una «cosa», bensì un essere senziente, è legittima facoltà dei coniugi - in sede di separazione - quella di regolarne la permanenza presso l'una o l'altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento dello stesso.

Una pronuncia che va addirittura in controtendenza con quanto stabilito dal nostro, retrogrado, ordinamento giuridico.

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