Piano del consumatore ed il problema del merito creditizio assegnato dal creditore al debitore consumatore

Come sappiamo, gli istituti di credito sono tenuti a fare una valutazione sulla capacità del debitore di restituire il prestito, sulla base della quale orientare la decisione di concedere o meno credito: tale norma è direttamente finalizzata alla tutela del sistema creditizio benché abbia anche una indiretta finalità di protezione del consumatore, impedendogli di assumere ingenti debiti per il consumo di beni.

La legge 3/2012 per la composizione della crisi da sovraindebitamento, in particolare la procedura di presentazione del piano del consumatore, non ha preso in considerazione in maniera diretta, nel giudizio di meritevolezza, la condotta dei creditori. Tuttavia, non ha escluso che tale condotta, sviata rispetto ai canoni di buona fede e correttezza, possa incidere sulla valutazione della meritevolezza nel caso in cui abbia indotto in errore incolpevole il debitore.

E' però opportuno evidenziare che la mancata valutazione da parte dell'istituto di credito del merito creditizio non assurge a motivo di discolpa del debitore consumatore. Infatti, il modello di debitore consumatore meritevole, come accennato, è quello di un soggetto mediamente in grado di capire il senso delle proprie scelte e di valutare in piena autonomia le conseguenze di un impegno economico, senza il bisogno che altri soggetti, ed in particolare il creditore, lo indirizzino e ne tutelino i diritti e gli interessi impedendogli di assumere un debito poiché eccessivo rispetto al proprio patrimonio.

Il legislatore ha in un certo senso bilanciato i contrapposti interessi. Per un verso, ha ammesso ai benefici della legge soggetti anche non particolarmente avveduti ed oculati nella gestione del proprio patrimonio; per altro verso, ha ritenuto non rilevante e dunque neutra la condotta non collaborativa o inadempiente del creditore, a meno che questa, caratterizzata da mala fede, abbia offuscato la capacità del debitore di cogliere il senso dell'operazione economica, inducendolo ad assumere il debito nella ragionevole consapevolezza, rivelatasi poi erronea, di poterlo adempiere.

In altri termini, non può ritenersi meritevole di tutela il debitore che ha assunto debiti eccessivi rispetto alle proprie possibilità anche se il creditore non abbia frenato la sua propensione ad indebitarsi.

Ciò non esclude che la violazione dell'obbligo di valutare il merito creditizio, non direttamente sanzionato dalla legge, possa incidere sul singolo rapporto contrattuale ed essere utile al fine di riportare alla giusta dimensione l'indebitamento.

Del resto, si consideri anche che spostando l'accento della meritevolezza sul comportamento del creditore, accadrebbe inevitabilmente che coloro che hanno concesso credito a livelli di normale indebitamento verrebbero ad essere penalizzati dalla esdebitazione concessa al debitore consumatore per effetto di inadempimenti attribuibili ai creditori che, successivamente, hanno concesso credito determinando lo stato di sovraindebitamento.

10 agosto 2016 · Patrizio Oliva

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