Per la vendita coattiva della casa il prezzo a base d'asta è il valore commerciale o quello catastale?

 Mi hanno riferito che il prezzo di vendita a base d'asta della casa di mia proprietà, espropriata per debiti con Equitalia - in seguito a tasse che non ho potuto versare allo Stato (IRPEF ed IRAP) - sarà quello calcolato in base alla rendita catastale.

Mi confermate la cosa? A me sembra una procedura iniqua vendere una casa al valore catastale e non a quello commerciale. Oltre al danno si aggiungerebbe la beffa: il ricavato, in questo modo, non servirà nemmeno a coprire tutti i miei debiti.

C'è qualche modo di ricorrere contro questo furto legalizzato? E' legittima una procedura così penalizzante per il contribuente debitore?

Attendo con ansia una vostra risposta.

Purtroppo, devo confermarle che il prezzo base dell'incanto è pari, ai sensi dell'articolo 79 DPR 602/1973, all'importo ottenuto moltiplicando la rendita catastale dei fabbricati o il reddito dominicale dei terreni, rispettivamente aumentati del 5% e del 25%, per i coefficienti previsti dell'articolo 52 del DPR numero 131/1986.

Quindi:

  • 120 per i fabbricato dei gruppi catastali A e C, tranne A10 e C1
  • 140 per i fabbricati del gruppo catastale B
  • 60 per i fabbricati del gruppo catastale D e della categoria A10
  • 40,8 per i fabbricati del gruppo catastale E e della categoria C1.

L'Agente della riscossione, in caso di mancanza delle rendite catastali definitive, richiede, ai sensi e per gli effetti del c. 2 dell'articolo 79 DPR 602/1973, l'attribuzione della rendita catastale del bene stesso al competente Ufficio del territorio, che provvede entro 120 giorni.

Il prezzo è stabilito con perizia dell'Ufficio del Territorio nel caso di terreni per i quali gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione edificatoria.

Per quanto attiene la legittimità della procedura adottata per la formazione del prezzo a base d'asta, devo,  anche in relazione a tale aspetto,  confermarle che l'adozione, nel pignoramento immobiliare de quo, del valore catastale in luogo del valore venale, previsto nella procedura di pignoramento immobiliare secondo il rito generale, non presenta profili di illegittimità, come espressamente chiarito dalla Corte Costituzione con Ordinanza 23.5.2002, numero 217.

A tal riguardo l'ordinanza ha stabilito infatti che “E' manifestamente infondata, in riferimento all'articolo 3 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 79 DPR 602/1973 nella parte in cui non prevede la possibilità di accertamento del valore commerciale dei beni immobili sottoposti ad esecuzione esattoriale anche quando il calcolo aritmetico riferito alla rendita catastale determini un valore notevolmente inferiore a quello reale, atteso che tale disposizione è giustificata dall'esigenza di pronta realizzazione del credito fiscale a garanzia del regolare svolgimento della vita finanziaria dello Stato”.

Mi spiace.

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14 giugno 2010 · Andrea Ricciardi

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