Il consiglio nazionale forense può valutare l'equità del patto di quota lite rispetto alla prestazione fornita al cliente

L'aleatorietà dell'accordo del patto di quota lite non esclude, a parere della Corte di cassazione, la possibilità di valutarne l'equità: se, cioè, la stima effettuata dalle parti era, all'epoca della conclusione dell'accordo che lega compenso e risultato, ragionevole o, al contrario, sproporzionata per eccesso rispetto alla tariffa di mercato, tenuto conto di tutti i fattori rilevanti, in particolare del valore e della complessità della lite e della natura del servizio professionale, comprensivo dell'assunzione del rischio.

A questo criterio, secondo i giudici di legittimità, si è attenuto il Consiglio nazionale forense, il quale ha rilevato la manifesta eccessività e l'iniquità del compenso richiesto dall'avvocato ricorrente, attesa l'abnorme percentuale dello stesso in rapporto al risarcimento in una controversia dall'esito ben prevedibile e di non così rilevante difficoltà, non essendovi oggettivamente alcuna incertezza né in ordine al punto della responsabilità del danneggiante né in ordine alla quantificazione del danno (che non sarebbe potuto scendere al di sotto dell'importo del massimale assicurato).

E così l'avvocato ingordo, che voleva giocare con le regole fissate per il patto di quota lite, come si fa con quello delle tre carte, se ne torna a casa con la "pive nel sacco" e paga pure le spese di giudizio.

26 novembre 2014 · Marzia Ciunfrini

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Stai leggendo Il consiglio nazionale forense può valutare l'equità del patto di quota lite rispetto alla prestazione fornita al cliente Autore Marzia Ciunfrini Articolo pubblicato il giorno 26 novembre 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 14 gennaio 2017 Classificato nella categoria difendersi dai creditori con il gratuito patrocinio - assistenza legale Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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