I compensi dell'avvocato devono essere sempre proporzionati all'attività svolta

In ogni caso, tuttavia, anche se concordati con la pattuizione di quota lite, i compensi devono essere proporzionati all'attività svolta. Lo stesso codice deontologico forense vieta all'avvocato di presentare una parcella rapportata a una domanda giudiziale il cui esito è quasi scontato a favore del proprio cliente e per il cui conseguimento non è richiesta un'attività particolarmente onerosa e impegnativa.

Su questi aspetti la corte di Cassazione a sezioni unite (sentenza 25012/14) è stata chiamata ad esprimersi in seguito al ricorso di un avvocato che pretendeva il diritto ad un onorario stabilito, non secondo i canoni fissati dal CNF, ma in percentuale al valore effettivo della causa. Insomma, proprio secondo quello che era l'obiettivo, prima che fosse snaturato dal CNF, del patto di quota lite introdotto da Bersani con le liberalizzazioni del 2006 (le famose lenzuolate).

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patto di quota lite – l’avvocato non può pretendere un compenso percentualmente rapportato al danno risarcito al cliente

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