Come impugnare il patto di famiglia

Il contratto di patto di famiglia è impugnabile, anche se non facilmente.

Prima di descrivere i casi in cui il patto di famiglia può essere sottoposto al vaglio del Giudice, è bene ricordare che il ricorso al Giudice deve essere necessariamente preceduto da un procedimento di mediazione (la mediaconciliazione).

Tale tentativo deve svolgersi dinnanzi ad un ente di conciliazione che abbia ottenuto il riconoscimento presso il Ministero della Giustizia, con la necessaria assistenza da parte di un avvocato.

Ciò premesso, va osservato, in primo luogo, quanto ricevuto dal coniuge e dai legittimari non può essere oggetto di collazione o di un'azione di riduzione.

In secondo luogo, se il patto di famiglia è stato stipulato approfittando di un “vizio del consenso” (ossia se qualcuno era in errore, o è stato costretto a sottoscrivere il patto con violenza o con l'inganno), l'azione di annullamento del patto è sì possibile ed è concessa a ciascun partecipante (quindi non solo da parte del coniuge o dei legittimari, ma anche da parte dell'imprenditore o dei figli assegnatari), ma entro un termine tutto sommato molto ristretto: entro un anno.

Ancora, se il coniuge o alcuni legittimari non partecipano al patto di famiglia e poi effettivamente l'imprenditore muore, essi possono chiedere ai figli assegnatari la corresponsione della somma dovuta a titolo di liquidazione più gli interessi legali: se i figli non versano tale somma, il patto di famiglia può essere impugnato, ma di nuovo entro un anno.

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