Passaggio con semaforo rosso ed infrazione rilevata da dispositivo elettronico - Chi si oppone alla sanzione deve provare il difetto di funzionamento

In tema di rilevazione della violazione del divieto di proseguire la marcia con impianto semaforico rosso a mezzo di apparecchiature elettroniche, né il codice della strada né il relativo regolamento di esecuzione prevedono che il verbale di accertamento dell'infrazione debba contenere, a pena di nullità, l'attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l'uso.

Al contrario, l'efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall'opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento, senza che possa farsi leva, in senso contrario, a considerazioni di tipo meramente congetturale, connesse all'idoneità della mancanza di revisione o manutenzione periodica dell'attrezzatura a pregiudicarne l'efficacia.

Con specifico riferimento alla violazione dell'articolo 146 comma 3 CdS (avere proseguito la marcia con semaforo rosso) giurisprudenza consolidata ha già affermato che i documentatori fotografici delle infrazioni commesse alle intersezioni regolate da semaforo, ove omologati ed utilizzati nel rispetto delle prescrizioni riguardanti le modalità di installazione e di ripresa delle infrazioni, sono divenuti idonei a funzionare anche in modalità completamente automatica, senza la presenza degli agenti di polizia

Non è onere posto a carico dell'amministrazione comunale provare che fosse stata posta particolare attenzione al montaggio del sistema con specifica valutazione dell'idoneità delle strutture di sostegno in relazione alle condizioni di impiego, nè indicare le modalità di posizionamento e ubicazione del dispositivo. L'amministrazione non può essere gravata da un onere probatorio che la normativa non richiede perché l'elemento costitutivo della pretesa sanzionatoria è la documentazione fotografica dell'infrazione, rilevata con apparecchiatura omologata, mentre è onere di chi propone opposizione alla sanzione indicare in concreto sotto quale profilo l'apparecchiatura utilizzata non sarebbe conforme ai requisiti, di installazione o di funzionamento, previsti nel decreto di omologazione e come le eventuali mancanze possano avere inciso sulla rilevazione.

Per l'amministrazione è sufficiente produrre in giudizio il verbale di collaudo con il quale è stato verificato il regolare funzionamento e la regolare installazione dell'apparecchiatura.

Così i giudici della Corte di cassazione hanno argomentato la sentenza 18825/15.

25 settembre 2015 · Giuseppe Pennuto

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