Il controllo di talune derive comportamentali nel mondo del recupero crediti - serve anche il contributo  del debitore

Ma non era tutte rose e fiori la “phone collection” di Samantha.

Quante telefonate “inbound” pervenivano da sedicenti studi legali che minacciavano ricorsi al Garante della Privacy per la troppo disinvolta attività investigativa esplicata attraverso contatti telefonici del terzo tipo, con mamme, padri, sorelle, fratelli, nonni, conoscenti ed amici, nonché datori di lavoro del debitore di turno.  Comportamenti ritenuti, giustamente, gravemente lesivi della dignità del debitore.

Erano veramente degli avvocati gli interlocutori? Chissà, forse, come dice il proverbio, chi di spada ferisce, di spada perisce …

Talvolta sortivano effetto anche le segnalazioni all'UNIREC del debitore vessato per violazione del codice deontologico obbligatoriamente sottoscritto dagli agenti di recupero crediti delle società affiliate. In quelle occasioni Samantha veniva pesantemente redarguita dal responsabile del team (il famigerato team manager) e minacciata di licenziamento alla successiva infrazione.

In una circostanza Samantha era giunta molto vicina alla denuncia penale. C’era stato un debitore esasperato che aveva presentato un esposto querela alla Procura della Repubblica per minacce ed estorsione. Il PM aveva aperto un fascicolo a carico della società di recupero crediti ed avevamo ricevuto anche la visita, in sede, di alcuni agenti delle forze di polizia giudiziaria che conducevano le indagini. Il tutto si concluse con una remissione della querela da parte del debitore. Ma è anche vero che da quel giorno non vidi mai più la pratica di quel debitore sulla scrivania di Samantha. In effetti il suo nome scomparve, per incanto, anche dagli archivi elettronici del nostro sistema informativo.

Ma, nulla era più dirompente delle contestazioni puntuali inviate, per raccomandata, dal debitore. Vedevo Samantha sbiancare in viso mentre fissava quella missiva. Non c'era alcun bisogno di leggere per capire. Ne conoscevo già il contenuto.

Spettabile società,

scrivo in riferimento  alla vostra comunicazione del dicembre ultimo scorso, inerente il recupero di un presunto credito da voi vantato nei miei confronti.

Dichiaro fin d'ora la mia piena disponibilità ad onorare tutte le eventuali obbligazioni assunte.

Pertanto, allo scopo di consentire allo scrivente di rientrare, al più presto possibile, dalla esposizione debitoria che voi asserite essere stata maturata, vi invito ad inviare all'indirizzo in epigrafe ed a mie spese,  la seguente documentazione:

  1. lettera di cessione del credito;
  2. estratto conto cronologico;

Distinti saluti

Non c'era nessuna lettera di cessione del credito riguardante quel debitore. Forse poteva trovarsi in archivio, ma sarebbero occorsi anni per rintracciarla. Inoltre, quella pratica era già stata lavorata da due società di recupero crediti prima di finire a Samantha. Un bel puzzle ricostruire la filiera dei passaggi dal creditore originario a noi. “Mission impossible” o quasi.

Eppoi, l'estratto conto cronologico. Come dimostrare al debitore con quale tasso di interesse legale e moratorio e con quali spese di esazione era stato gravato il capitale iniziale? Di solito gli interessi li applicavamo “a peso” e le spese “a corpo”, spesso oltrepassando allegramente i limiti oltre i quali ci avrebbero sicuramente denunciati per usura. E non sapevamo nemmeno cosa avessero fatto gli esattori precedenti.

Niente da fare, per questa volta nessuna commissione. E vedevi Samantha, affranta e sconsolata, passare un elastico intorno alla pratica e riporla fra quelle su cui campeggiava una classificazione che un agente di recupero crediti si augura, inutilmente, di non voler mai vedere: “Credito inesigibile”.

Per fare una domanda sul come difendersi dalle società di recupero crediti e dagli agenti esattoriali, sui debiti in generale e su tutti gli argomenti correlati clicca qui.

16 agosto 2013 · Simone di Saintjust

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