La storia del bail in e delle obbligazioni subordinate in italia

Obbligazioni subordinate? No grazie! » Facciamo luce sull'ultima fregatura a danno dei risparmiatori e dei consumatori italiani

Con i recenti avvenimenti di cronaca che ci precedono, tra cui il decreto salva banche (e in ultimo il suicidio di un risparmiatore di Civitavecchia), cerchiamo di far luce sulle obbligazioni subordinate, ovvero l'ultima fregatura, messa in piedi da istituti di credito e Stato, a danno dei consumatori italiani.

Con l'articolo che segue, è nostra intenzione allertare consumatori e debitori italiani sul fenomeno delle obbligazioni subordinate, spiegando con parole semplici cosa è una obbligazione, cosa è, in particolare, una obbligazione subordinata e come le banche e perché, le stanno rifilando ai loro clienti.

Gli istituti di credito, infatti, non dicono che, in caso di fallimento, i risparmiatori sono gli ultimi a poter beneficiare anche di una eventuale insinuazione al passivo (in pratca di ciò che rimane vengono rimborsati prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti semplici e poi, per ultimi, gli obbligazionisti subordinati che resteranno sempre praticamente senza un soldo di quelli investiti).

Buona lettura.

Che cos'è un'obbligazione

Vi spieghiamo, in termini piuttosto semplici ed in ambito generale, che cos'è un'obbligazione, bancaria e non

L’obbligazione, che è definita in termine tecnico Bond, è un titolo che, proprio come le azioni, viene regolarmente emesso da società, enti nazionali o sovranazionali o dallo Stato stesso.

Acquistando una obbligazione il cliente, praticamente, presta dei soldi alla società o all’ente in somma pari al valore specificato nel titolo stesso.

Di conseguenza l’acquisto attribuisce all'acquirente il diritto di essere rimborsato della somma che ha ceduto in prestito, più il diritto a ricevere degli interessi che sono maturati proprio sulla somma prestata.

A titolo esemplificativo, può darsi ad esempio che gli allevatori, invece di chiedere i prestiti direttamente ai ricchi del villaggio, vendano delle “obbligazioni” al pubblico (il c.d. “mercato primario“), cioè dei pezzi di carta su cui c’è scritto che all'allevatore X sono stati prestati dei soldi e che questi è tenuto a pagare al possessore dell’obbligazione, degli interessi ed alla scadenza (se tutto va bene) restituirà il capitale ricevuto.

Il vantaggio dell’obbligazione rispetto al prestito bilaterale (cioè tra due parti) è che è più trasparente: è offerto al pubblico, per cui i risparmiatori accorti andranno a scegliere le obbligazioni emesse dall'allevatore che a parità di rischio paga il tasso di interesse più elevato, o che, a parità di interesse, presenta il rischio minore.

L’altro vantaggio delle obbligazioni è che sono frazionabili in piccoli tagli, per cui possono essere vendute ad un grande numero di risparmiatori anche per ammontari modesti. Può sembrare una questione secondaria, ma se l’allevatore fallisce, invece di avere una sola persona che perde un sacco di soldi, abbiamo una pletora di persone che perdono pochi soldi.

Infine, ma non per questo di minore importanza, le obbligazioni possono essere cedute facilmente e questo permette di avviare il cosiddetto “mercato secondario” sul quale, chiunque abbia bisogno di vendere le obbligazioni prima della scadenza, si può rivolgere per cercare un compratore della sua obbligazione di “seconda mano”.

Chi si rivolge al mercato obbligazionario? Come accennato prima, la nascita delle obbligazioni comporta la nascita di due mercati sui quali tali strumenti vengono trattati e cioè il mercato primario ed secondario.

Il mercato primario è quello sul quale vengono vendute per la prima volta obbligazioni di nuova emissione. Il mercato secondario è quello sul quale vengono scambiate obbligazioni già in circolazione.

I principali attori sul mercato primario sono:

A parità di altre condizioni, le obbligazioni sul mercato primario trattano a prezzi più alti rispetto al mercato secondario. Questo perché il mercato primario offre quantità disponibili più elevate. Quindi, ad esempio, un fondo pensione con la necessità di acquistare una partita corposa di obbligazioni potrebbe preferire rivolgersi al mercato primario e comprarle tutte in un colpo solo invece di metterci giorni a rastrellare sul mercato secondario le quantità di cui ha bisogno.

Il discorso cambia per il piccolo investitore al dettaglio, il quale, prima di aderire ad un collocamento obbligazionario sul mercato primario, dovrebbe sempre chiedersi se sul secondario non c’è già disponibile una obbligazione analoga o migliore ad un prezzo inferiore. Spesso è così.

In un mercato normale, le obbligazioni di emittenti e durata similare dovrebbero avere lo stesso rendimento.

Tuttavia non sempre è così, anche a causa della segmentazione di mercato (il fatto che i diversi comparti del mercato non sono necessariamente comunicanti) e delle asimmetrie informative (cioè non tutti gli attori del mercato dispongono della stessa quantità di informazione – pensate ai piccoli risparmiatori privati rispetto alle banche!).

Eclatante da questo punto di vista è il caso delle obbligazioni bancarie.

Le banche emettono essenzialmente due tipi di obbligazioni, quelle rivolte agli investitori istituzionali internazionali chiamate emissioni EMTN o Eurobonds, e le obbligazioni per la clientela al dettaglio, tipicamente denominate “emissioni domestiche”.

Gli Eurobonds, che sono rivolti ad una clientela esperta ed esigente, tipicamente professionale, rendono di più. Mentre le obbligazioni per la clientela al dettaglio rendono meno, a parità di altre condizioni, spesso molto meno.

Anche perché sul rendimento incidono pesantemente le commissioni di collocamento che normalmente paga il sottoscrittore e incamera il collocatore. Le commissioni di collocamento sono un ammontare percentuale che le banche trattengono per svolgere il “servizio” di collocamento delle obbligazioni al pubblico.

Di solito in un collocamento obbligazionario rivolto al pubblico prevede i seguenti soggetti:

Le varie tipologie di obbligazioni bancarie

Le obbligazioni bancarie sono costituite da diverse tipologie e, soprattutto, diversi gradi di rischio e investimento: vediamo quali.

Nel mercato esistono varie tipologie di obbligazioni bancarie, ma due sono gli elementi fondamentali che il risparmiatore deve tenere a mente:

Che cosa è un’obbligazione (un bond, un titolo obbligazionario) l’abbiamo spiegato nel paragrafo precedente, come abbiamo visto che le banche sono emittenti abituali di bond.

C'è da sapere, però, che le Banche possono emettere obbligazioni con diversi gradi di rischio, o subordinazione. Cosa significa?

A seconda del livello di subordinazione del bond sarà diversa per l’investitore la priorità di rimborso in caso di fallimento dell’emittente.

La lista d’attesa per accedere al patrimonio fallimentare è, quindi, tanto più lunga quanto più basso è il livello di subordinazione dell’obbligazione.

Obbligazioni ordinarie senior

Sono i bond più sicuri emessi da una banca. Con queste obbligazioni, infatti, in caso di default dell’emittente, il detentore verrebbe rimborsato per primo con il patrimonio derivante dalla liquidazione degli attivi, ovvero con i soldi ricavabili dalla vendita del patrimonio della banca.

Attenzione però: essere rimborsati per primi non significa necessariamente essere rimborsati integralmente. Tra i bond senior, i titoli obbligazionari covered e quelli senior secured sono altresì garantiti da parti specifiche del patrimonio dell’emittente e, quindi, sono relativamente più sicuri, mentre i senior unsecured sono privi di garanzie reali.

L’ipotesi del mancato pagamento di una cedola non è contemplata per le obbligazioni senior: tale evento si tradurrebbe in un default.

Le obbligazioni senior possono avere scadenze e cedole di varie tipologie (ne abbiamo parlato precedentemente), la normativa non impone vincoli. Tipicamente le obbligazioni senior hanno un rendimento più basso ed un rating più alto di altri bond bancari, ma ATTENZIONE: è difficile che un’obbligazione bancaria renda meno del BTP di pari scadenza! A voi la scelta.

Obbligazioni Lower Tier II (o LT2)

Rappresentano il primo grado di subordinazione per un’obbligazione. Il mercato italiano ne è ricco. I Lower Tier II sono tipicamente emessi con scadenza 10 anni e, comunque, non possono avere una scadenza inferiore ai 5 anni.

I bond decennali hanno una cedola fissa fino al quinto anno, data nella quale è possibile per l’emittente richiamare (ricomprarsi a 100) l’obbligazione, che poi si trasforma in un tasso variabile più uno spread.

Obbligazioni Lower Tier III (o LT3)

Sono bond del tutto simili ai LT2, ma possono avere scadenze inferiori ai 5 anni.

Obbligazioni Upper Tier II

Scendendo nella scala di subordinazione incontriamo questi titoli che, tipicamente, presentano tasso fisso e scadenza 10 anni. Per queste obbligazione è possibile che l’emittente NON paghi la cedola periodica in casi particolari. Il mancato pagamento di una cedola NON costituisce evento di default, ma le cedole sono cumulate (prima o poi l’emittente le dovrà pagare).

Obbligazioni Tier I

Sono quelle che più ci interessano, e che spesso sono quelle rifilate dalle banche ai risparmiatori.

Infatti, il grado più basso (junior) di subordinazione implica che queste obbligazioni sono le prime a subire le conseguenze dei problemi della banca. Tipicamente sono bond perpetui (senza scadenza), ma richiamabili a partire dal decimo anno.

Anche qui è prevista una trasformazione in tasso variabile con uno “step-up” (in breve, la cedola aumenta nel tempo).

A seconda di quanto c’è scritto nel prospetto, è possibile che per l’emittente sia obbligatorio cancellare il pagamento delle cedole in alcuni casi particolari. Tali cedole, contrariamente agli altri subordinati NON sono cumulabili, cioè se “saltano” l’investitore le perde.

In alcuni casi può essere prevista una riduzione del valore nominale dell’obbligazione (se il bilancio della banca è particolarmente “brutto” il valore nominale scenderà).

Cioè, per essere chiari, pur in assenza di fallimento è possibile che il capitale possa o debba essere ridotto.

I Tier 1 sono i bond che vengono per ultimi (appena prima delle azioni) in caso di procedura fallimentare dell’emittente. Rischio non da poco.

Come avete visto, in alcuni tipi di obbligazioni subordinate l’emittente ha la facoltà (e l’obbligo in alcune circostanze) di non pagare l’interesse periodico, cioè la cedola, senza incorrere per questo in un fallimento, come invece normalmente avverrebbe per un’obbligazione NON subordinata, cioè senior.



I rischi e i pericoli delle obbligazioni subordinate

Dopo aver capito cos'è un'obbligazione e, sopratutto, cosa vuol dire obbligazioni subordinate, vi spieghiamo perché sono così pericolose per i risparmiatori.

Dunque, a quanto abbiamo capito, le obbligazioni subordinate sono strumenti complessi e spesso difficili da inquadrare.

Le caratteristiche tecniche di questi titoli sono esplicitate nei prospetti di emissione o in altri documenti, molto spesso scritti in inglese e con una terminologia che fa riferimento al diritto civile ed alla normativa bancaria.

In un certo senso, per capire a fondo le caratteristiche di questi titoli, bisogna avere ben chiare le logiche di funzionamento degli intermediari creditizi e delle banche centrali. Il ruolo delle soggetti incaricati della vigilanza sulle banche è, infatti, molto importante per capire a fondo questi strumenti; si pensi che l’esercizio delle clausole di rimborso anticipato e, nel caso dei soli bond Tier 3, il rimborso del capitale alla scadenza finale vanno specificamente approvati dalla banca centrale da cui dipende l’emittente.

Non è sempre chiaramente evincibile dalla documentazione il reale rischio a cui ci si espone e le effettive caratteristiche dell’obbligazione possono essere diverse da quelle ipotizzate sulla base di informazioni sommarie.

La stessa ripartizione tra le quattro tipologie da noi analizzate può non essere immediata. Inoltre, anche a parità di tipologia, due diverse obbligazioni possono avere caratteristiche e rischi assolutamente diversi tra loro.

Inoltre, il loro rischio di credito è elevato.

In generale, tutte le obbligazioni subordinate comportano un rischio di perdita del capitale e degli interessi superiore a quello delle obbligazioni senior (non subordinate).

In caso di fallimento o di dissesto, la perdita che può subire l’investitore è sempre elevata e molto spesso tendente al 100% del capitale investito, poiché vengono privilegiati gli altri creditori ed il cuscinetto di capitale proprio destinato ad attenuare le perdite dei finanziatori è piuttosto limitato (troppo limitato, come abbiamo avuto già modo di dire).

In particolare, il rischio di credito è elevatissimo per le obbligazioni di tipo Tier 1 e per alcuni Upper Tier 2, che, come abbiamo detto, possono prevedere la cancellazione delle cedole e di parte del capitale, senza che si debba giungere ad una vera e propria insolvenza dell’emittente.

Molte obbligazioni subordinate non hanno una vera e propria scadenza (essendo emesse come titoli perpetui o a), ma prevedono la possibilità di essere richiamate dall’emittente a certe date (opzione “call”).

Se fino alla fine del 2007 era invalsa la consuetudine di richiamare le obbligazioni alla prima data di call prevista dal prospetto e tutti gli investitori consideravano la data di call come fosse una vera e propria scadenza, la crisi finanziaria che ha colpito tutto il pianeta dalla fine del 2007 ad oggi ha cambiato questo stato di cose.

Qualche emittente ha deciso di non rimborsare anticipatamente i bond (come è stato il caso per Credito Valtellinese e Deutsche Bank) pur essendo in grado di farlo; in altri casi, società sostanzialmente insolventi come alcuni istituti inglesi o tedeschi, salvati in extremis dall'intervento pubblico, non solo non hanno rimborsato i bond alla call, ma hanno anche avvisato gli investitori che dovranno subire perdite sul capitale, pur non essendosi mai verificata una vera e propria insolvenza.

In generale, è cresciuto a dismisura il cosiddetto “extension risk”, cioè l’incertezza sull’effettiva scadenza dell’investimento, specialmente per gli strumenti emessi senza una vera e propria scadenza (molti UT2 e tutti i T1). In poche parole, è diventato assai difficile stimare il rendimento dell’investimento, dal momento che non si consoce con certezza la sua scadenza.

L’investitore in un titolo Tier 1, in particolare, deve essere oggi consapevole di fare un investimento di lungo termine, molto simile ad un investimento azionario.

Ancora più dei consueti corporate bond, i bond subordinati possono essere veramente difficili da acquistare e da vendere, in quanto ogni titolo fa storia a se poichè, al contrario della carta non subordinata, ogni emissione ha caratteristiche peculiari che la distinguono dalle altre.

In periodi di elevata incertezza, come è stato il caso negli ultimi due anni, fattori come l’extension risk finiscono con il complicare ulteriormente il compito ai market maker.

Il recente passato ha provato come il prezzo di queste obbligazioni, in fasi di estrema turbolenza, tenda a deprimersi senza molto riferimento alle specifiche caratteristiche dei titoli e degli emittenti, rendendo estremamente gestire e diversificare il rischio. Non basta avere un portafoglio ampiamente diversificato per potere controllare il rischio.

Per di più, per l’ampiezza delle oscillazioni, il rischio che comporta questo tipo di investimento assomiglia più a quello di un portafoglio azionario (specie per i titoli Tier 1) che a quello di un portafoglio di obbligazioni corporate.

Decreto salvabanche bail in e obbligazioni subordinate: vademecum per il consumatore

Il 22 novembre 2015 il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Salva Banche, con cui è stato stanziato un fondo di 2 miliardi e 300 milioni di euro per salvare quattro banche del centro Italia da tempo in gravi difficoltà: Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, e Carichieti.

La notizia è però arrivata sulle prime pagine dei giornali italiani solamente negli ultimi giorni, sostanzialmente in seguito al suicidio di un pensionato a Civitavecchia – attribuito dalla sua famiglia alla perdita dei risparmi seguita al fallimento della sua banca – e al coinvolgimento del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, il cui padre è stato per anni un membro del Consiglio d’amministrazione di Banca dell’Etruria, una delle banche salvate dal decreto.

Il dibattito è poi proseguito ieri quando Roberto Saviano ha scritto che il ministro Maria Elena Boschi dovrebbe dimettersi a causa di un conflitto di interessi. Ma andiamo con ordine.

Da anni le quattro banche salvate erano in grave difficoltà a causa di cattive pratiche di amministrazione: tutte e quattro erano già state commissariate, cioè messe sotto la gestione di amministratori nominati dal governo. Lo scorso 22 novembre si è “semplicemente” deciso di procedere al salvataggio tramite decreto per evitarne il fallimento.

Il salvataggio è avvenuto tramite il cosiddetto bail in, un sistema che prevede di salvare una banca utilizzando i soldi degli investitori invece che quelli dello stato, pratica soprannominata bail out.

Il bail in è stato introdotto dal decreto “salva banche”, promulgato e sponsorizzato da Matteo Renzi e e la sua cricca.

Al momento, nessuna delle persone che aveva semplicemente depositato i suoi risparmi sul conto corrente, o che aveva investito in prodotti finanziari più ordinari ha perso i propri soldi. Ciò perché, in Italia, almeno fino a oggi, i depositi sul conto corrente sono assicurati fino a 100.000 euro.

Hanno perso del denaro, però, e parecchio, le persone che avevano investito i propri risparmi nelle azioni della banca (era quindi un azionista, cioè uno dei proprietari della banca) oppure in obbligazioni subordinate, di cui abbiamo già ampiamente parlato.

Il problema è che adesso molti di questi risparmiatori accusano le banche di averli truffati.

Diversi obbligazionisti hanno raccontato di aver ricevuto vere e proprie minacce da parte dei dirigenti delle banche. Alcuni hanno detto che l’unico modo per avere un mutuo o per non vedersi revocato il fido era sottoscrivere le obbligazioni subordinate della banca. Questo comportamento è un reato, in Italia come nel resto d’Europa.

Altri hanno raccontato di essere stati raggirati e di aver acquistato le obbligazioni subordinate dopo essere stati assicurati che si trattava di prodotti poco rischiosi.

L’impiegato della Banca d’Etruria che ha “venduto” le obbligazioni subordinate al pensionato di Civitavecchia ha detto a Repubblica di avere ricevuto pressioni dalla stessa banca al fine di «convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca».

Va detto che nei documenti che bisogna firmare prima di acquistare questi prodotti sono specificati tutti i rischi a cui si va incontro. Per legge, però, questi documenti sono spesso lunghi decine di pagine e scritti in una lingua quasi incomprensibile.

Comunque, il fenomeno delle obbligazioni subordinate non è affatto limitato: parliamo di realtà consolidate sul territorio e di istituti che avevano esteso in maniera anche notevole il proprio raggio di azione.

Il valore complessivo delle obbligazioni subordinate azzerate, in questo caso, è di ben 788 milioni di euro.

A cosa vanno incontro i consumatori ed i risparmiatori italiani con l'avallamento della procedura del bail in ed investendo in obbligazioni subordinate

Infine, ecco a cosa vanno incontro i consumatori ed i risparmiatori italiani con l'avallamento della procedura del bail in ed investendo in obbligazioni subordinate.

In questi giorni, dunque, si discuteancora di più della nuova normativa UE sui "bail-in" che, in caso di salvataggio di un istituto di credito, impone la "partecipazione", oltre ovviamente degli azionisti, dei creditori a partire dai portatori di strumenti subordinati ed ibridi per poi passare, se necessario, alle normali obbligazioni "senior" ed infine ai depositi per la quota superiore centomila euro per ciascun depositante.

Gli strumenti subordinati ed ibridi rappresentano un modo per le banche e le assicurazioni di rafforzare il bilancio perché appunto consentono, al verificarsi di determinate condizioni, di non pagare in tutto o in parte le cedole ed anche il capitale.

Sebbene amara, la nuova normativa ha una sua logica perché fino ad oggi in Italia hanno pagato i contribuenti tramite la fiscalità generale, ed in una maniera nemmeno tanto nascosta i dirigenti godevano della certezza che qualunque disastro avessero combinato, nessun creditore sarebbe rimasto danneggiato perché alla fine sarebbe intervenuto lo Stato.

Si tratta del concetto di "azzardo morale".

Il nuovo corso prevede invece che in caso di dissesto le banche, ma anche le assicurazioni e gli altri intermediari, debbano danneggiare i propri creditori come qualsiasi altra azienda, senza più chiedere danaro ai contribuenti.

La realtà, ci mostra per l'ennesima volta come, quando ci si mette di mezzo la politica, la teoria non corrisponde poi alla pratica.

Le nuove regole europee sul bail in, come abbiamo detto, entreranno in vigore a gennaio e sono state assaggiate in Italia (in anticipo) col decreto dell'esecutivo_: esse impongono un contributo ad azionisti, obbligazionisti e correntisti (con depositi oltre 100mila euro) in caso di dissesto di una banca.

Ma questo esproprio criminale del sudato risparmio denominato bail-in, ideato da tecnocrazia, cleptocrazia europea e dalla Bce, per addossare ai risparmiatori (azionisti, obbligazionisti e depositanti) responsabilità evidenti di omesse vigilanze delle banche centrali e dei banchieri nella gestione del credito e del risparmio e nel ricorso alla finanza tossica, al denaro dal nulla ed ai prodotti derivati, per retribuire la loro smodata avidità, con 130.000 famiglie vittime di Bankitalia che hanno fatto da cavia, produrrà la fuga dalle banche con il ritiro dei depositi e la vendita di azioni ed obbligazioni a rischio.

È certamente criminale imporre ai cittadini l'obbligo di un costoso conto in banca, senza che possano partecipare alle gestione del credito e del risparmio, addossando loro crac e dissesti bancari per ripianare le perdite, come ha fatto il governo azzerando il sudato risparmio ad azionisti ed obbligazionisti di Carichieti, CariFerrara, Banca Marche, Banca Popolare Etruria. I governi hanno il dovere di fare marcia indietro affrancandosi dai diktat di Troika e Bce, su questi meccanismi di esproprio criminale del risparmio,in vigore tra tre settimane.

Nella pancia delle banche italiane ci sono oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate tossiche, che saranno azzerate in caso di dissesti bancari dal 1 gennaio 2016 (almeno altrettanti investimenti in azioni) ed è bene che i correntisti vadano subito in banca a verificare quali prodotti abbiano sottoscritto, correndo ai ripari prima che sia troppo tardi.

Noi, intanto, invitiamo i cittadini ad andare in banca per richiedere la modulistica dei prodotti bancari e finanziari giacenti nei loro portafogli titoli, evitando così di scatenare quel panico giustificato dei correntisti che potrebbero ritirare i loro soldi dagli sportelli bancari.

15 dicembre 2015 · Andrea Ricciardi

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Stai leggendo La storia del bail in e delle obbligazioni subordinate in Italia Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 15 dicembre 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 1 maggio 2017 Classificato nella categoria contratti di prestito e di garanzia Inserito nella sezione contratti di prestito - microcredito usura e sovraindebitamento del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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