Servizi di investimento - non basta che l'investitore abbia sottoscritto il modulo per attestare la sua effettiva propensione al rischio

In tal senso si è, peraltro, già da tempo espressa la giurisprudenza della Corte di cassazione, laddove ha affermato che, in tema di servizi di investimento, la banca, prima di effettuare operazioni, ha l'obbligo di fornire all'investitore un'informazione adeguata in concreto; tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un'operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute (Cassazioine 17340/2008; Cass. 22147/2010).

A tal fine, si è, tuttavia, osservato che la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento suggerito e sollecitato dalla banca (nella specie in obbligazioni Cirio) e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, non può, di certo, costituire dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo (Cass. 6142/2012). Tale dichiarazione può, al più, comprovare l'avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione incombenti sulla banca, sempre che sia corredata da una, sia pure sintetica, indicazione delle caratteristiche del titolo, in relazione al profilo dell'investitore ed alla sua propensione al rischio, tali da poterne sconsigliare l'acquisto, come nel caso in cui venga indicato nella dichiarazione che si tratti di titolo non quotato o emesso da soggetto in gravi condizioni finanziarie (Cassazione sentenza 4620/2015).

La dichiarazione del cliente, contenuta nell'ordine di acquisto di un prodotto finanziario, quand'anche il medesimo dia atto di avere ricevuto le informazioni necessarie e sufficienti ai fini della compieta valutazione del grado di rischiosità, non può essere comunque qualificata come confessione stragiudiziale. Siffatta dichiarazione è, peraltro, altresì inidonea ad assolvere gli obblighi informativi prescritti dalle norme vigenti, integrando la stessa un'affermazione del tutto riassuntiva e generica circa l'avvenuta completezza dell'informazione sottoscritta dal cliente (Cassazione sentenza 11412/2012).

Neanche è sufficiente per la banca attenersi alla generica dichiarazione, rivolta agli investitori, secondo cui non esiste alcuna garanzia di mantenere invariato il valore dell'investimento; oppure far sottoscrivere all'investitore una formula del tipo malgrado sia stato avvisato che la disposizione di cui sopra è stata giudicata non adeguata a seguito del rifiuto da me espresso di fornire informazioni confermo comunque la mia intenzione di dare corso a detta operazione. Infatti, è di tutta evidenza che detta segnalazione di inadeguatezza dell'operazione non contiene indicazione alcuna delle eventuali specifiche avvertenze ricevute dalla banca, circa la natura ed alle caratteristiche del titolo, il suo emittente, il rating nel periodo di esecuzione dell'operazione, ed eventuali situazioni di grey market o di default dell'emittente, ai fini suindicati (Cassazione sentenza 2535/2016).

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