Condizioni che devono essere soddisfatte per poter accedere al regime forfetario

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Per accedere (e permanere) al regime forfetario occorre soddisfare quattro condizioni:

  1. bisogna aver conseguito, nell'anno precedente, ricavi ovvero percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a determinati limiti, differenziati a seconda del codice ATECO che contraddistingue l'attività esercitata. In pratica le soglie previste dalla legge variano da un minimo 15 mila ad un massimo 40 mila euro a seconda dell'attività intrapresa (15 mila è il limite per i professionisti - 20 mila per artigiani e imprese - 30 mila per gli ambulanti di alimentari e bevande - 40 mila per i commercianti, alberghi e ristoranti). Inoltre, ai fini dell'individuazione del limite dei ricavi e dei compensi per l'accesso al regime forfetario, non rilevano i ricavi e i compensi derivanti dall'adeguamento agli studi di settore e ai parametri. Nel caso di esercizio contemporaneo di attività contraddistinte da differenti codici ATECO, si assume il limite più elevato dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate;
  2. le spese sostenute nell'anno precedente, nell'ambito dell'attività esercitata, per lavoro accessorio, dipendente e per collaboratori, non devono aver superato i 5 mila euro lordi;
  3. il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell'esercizio relativo all'anno precedente non deve superare i 20 mila euro. Nel calcolo di questo limite va tenuto presente che:
    1. per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente;
    2. per i beni in locazione, noleggio e comodato rileva il valore normale degli stessi;
    3. i beni, detenuti in regime di impresa o arte e professione, utilizzati promiscuamente per l'esercizio dell'impresa, dell'arte o professione e per l'uso personale o familiare del contribuente, concorrono nella misura del 50%;
    4. non rilevano i beni il cui costo unitario non è superiore a 516,46 euro;
    5. non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l'esercizio dell'impresa, dell'arte o della professione.
  4. i redditi conseguiti nell'attività d'impresa, dell'arte o della professione, nel corso dell'anno precedente, devono risultare prevalenti rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente; tuttavia, questo requisito non è rilevante se il rapporto di lavoro è cessato o la somma dei redditi d'impresa, dell'arte o professione e di lavoro dipendente o assimilato, non supera i 20 mila euro.

Non possono fruire del regime forfetario i non residenti in Italia, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in uno Stato aderente all'Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto.

Risultano altresì esclusi dalla possibilità di optare per il regime forfetario gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all'esercizio dell'attività, a società di persone o associazioni a esse assimilate, ovvero a società a responsabilità limitata trasparenti (quelle che si avvalgono di un regime fiscale agevolato, in base al quale il dividendo viene tassato integralmente in capo ai soci, in base alle rispettive quote di partecipazione agli utili, indipendentemente dal fatto che esso venga poi effettivamente distribuito ai soci o rimanga, invece, all'interno della società).

Il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall'anno successivo a quello in cui viene meno una delle condizioni di accesso, oppure si verifica una delle cause di esclusione.

Commenti e domande dei lettori

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  • Un giovane senza speranze 12 gennaio 2015 at 17:55

    Dal 2015 i freelance andranno incontro a un salasso. La legge di Stabilità rivoluziona il regime dei minimi, uno status agevolato destinato agli under 35. Con le vecchie regole, le giovani partite Iva pagavano il 5% di Irpef, a patto di guadagnare meno di 30 mila euro l'anno. Dal primo gennaio l'aliquota triplica: passa al 15%. Ma è solo l'inizio, perché 30 mila euro, a quanto pare, sono troppi. Il governo ha introdotto delle soglie differenti a seconda dell'attività svolta. Per pagare il 15%, i commercianti devono incassare meno di 40 mila euro. I giovani professionisti meno di 15 mila. Una cifra, secondo l'osservatorio Adepp, al di sotto del compenso medio (18.640 euro lordi, pari a 723 euro al mese) delle partite Iva iscritte all'Inps.

    In altre parole: chi ha introiti mensili anche meno che decorosi, sforerà. E rientrerà nei regimi tradizionali. In questi casi, Confprofessioni Lazio ha calcolato un incremento della tassazione dei giovani professionisti stimata intorno al 500%. L'aliquota passerà dal 5% al 22,48% per l'area tecnica, del 23,77% per l'area economico-sociale, del 24,58% per l'area sanitaria e del 25,11% per l'area giuridica.

    Ma non è finita. Il governo ha dato il via libera agli aumenti contributivi Inps per gli iscritti alla gestione separata. Una misura, prevista dalla Riforma Fornero e bloccata dai precedenti governi, che porterà l'aliquota dal 27 al 33% entro il 2018. Con un primo scatto oltre il 29% già dal primo gennaio del 2015.

    I freelance iscritti ad alcune casse professionali, con aliquote che vanno dal 12 al 22%, sono un pò più fortunati. Gli iscritti all'Inps che rientreranno nel regime dei minimi, vedranno evaporare in tasse il 44% dei loro (bene che vada) 15 mila euro. Chi invece ha la colpa di avere una partita Iva e uno stipendio decente dovrà sopportare una pressione fiscale del 52% nel 2015 e del 56% nel 2018.

    “Chi potrà, migrerà dall'Inps alle casse professionali. Per gli altri, sarà dura resistere alla tentazione di chiudere la partita Iva”, dice Samanta Boni, consigliere di Acta, l'associazione dei freelance.