Nuovo regime forfetario per i contribuenti minimi - il reddito imponibile ridotto di 1/3 per le nuove partite IVA

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Ma c'è di più: al fine di favorire l'avvio di nuove attività, per l'anno in cui la stessa è iniziata e per i due successivi, il reddito determinato forfetariamente è ridotto di un terzo.

Questo ulteriore vantaggio può essere conseguito a condizione che:

  • il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l'inizio, attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare;
  • l'attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l'attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell'esercizio di arti o professioni
  • qualora venga proseguita un'attività svolta in precedenza da altro soggetto, l'ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d'imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio, non sia superiore ai limiti che, a seconda dell'attività, consentono l'accesso al regime.

Vediamo cosa comporta, quantitativamente, questa ulteriore agevolazione fiscale valida per i primi tre anni di attività di una nuova partita IVA, riferendoci all'esempio già visto, ovvero nel caso ipotetico di fatture emesse per un totale di 100 euro nell'ambito di un'attività il cui codice ATECO prevede un coefficiente di redditività pari al 70%, con contributi previdenziali versati alla gestione separata dell'INPS per 10 euro.

Il reddito forfetario imponibile è sempre pari a 70 euro. Ma questo va abbattuto di un ulteriore 33,33%, cioè vanno sottratti ancora 23,33 euro. Il reddito forfetario imponibile ammonta allora a 46,67 euro. Dedotti i 10 euro versati alla gestione separata INPS, abbiamo un reddito forfetario imponibile, al netto dei contributi previdenziali, di 36,67 euro assoggettabile ad imposta sostitutiva del 15%. L'imposta sostitutiva dovuta all'erario ammonta allora al 15% di 36,67 euro, cioè 5,5 euro. Non male per un un inizio di attività, anche considerando che ci si può concentrare sul proprio business senza "distrazioni fiscali" di alcun tipo e senza dover sostenere l'onere delle periodiche parcelle del commercialista.

Commenti e domande dei lettori

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  • Un giovane senza speranze 12 gennaio 2015 at 17:55

    Dal 2015 i freelance andranno incontro a un salasso. La legge di Stabilità rivoluziona il regime dei minimi, uno status agevolato destinato agli under 35. Con le vecchie regole, le giovani partite Iva pagavano il 5% di Irpef, a patto di guadagnare meno di 30 mila euro l'anno. Dal primo gennaio l'aliquota triplica: passa al 15%. Ma è solo l'inizio, perché 30 mila euro, a quanto pare, sono troppi. Il governo ha introdotto delle soglie differenti a seconda dell'attività svolta. Per pagare il 15%, i commercianti devono incassare meno di 40 mila euro. I giovani professionisti meno di 15 mila. Una cifra, secondo l'osservatorio Adepp, al di sotto del compenso medio (18.640 euro lordi, pari a 723 euro al mese) delle partite Iva iscritte all'Inps.

    In altre parole: chi ha introiti mensili anche meno che decorosi, sforerà. E rientrerà nei regimi tradizionali. In questi casi, Confprofessioni Lazio ha calcolato un incremento della tassazione dei giovani professionisti stimata intorno al 500%. L'aliquota passerà dal 5% al 22,48% per l'area tecnica, del 23,77% per l'area economico-sociale, del 24,58% per l'area sanitaria e del 25,11% per l'area giuridica.

    Ma non è finita. Il governo ha dato il via libera agli aumenti contributivi Inps per gli iscritti alla gestione separata. Una misura, prevista dalla Riforma Fornero e bloccata dai precedenti governi, che porterà l'aliquota dal 27 al 33% entro il 2018. Con un primo scatto oltre il 29% già dal primo gennaio del 2015.

    I freelance iscritti ad alcune casse professionali, con aliquote che vanno dal 12 al 22%, sono un pò più fortunati. Gli iscritti all'Inps che rientreranno nel regime dei minimi, vedranno evaporare in tasse il 44% dei loro (bene che vada) 15 mila euro. Chi invece ha la colpa di avere una partita Iva e uno stipendio decente dovrà sopportare una pressione fiscale del 52% nel 2015 e del 56% nel 2018.

    “Chi potrà, migrerà dall'Inps alle casse professionali. Per gli altri, sarà dura resistere alla tentazione di chiudere la partita Iva”, dice Samanta Boni, consigliere di Acta, l'associazione dei freelance.