Nuovo allarme sui mutui casa - Euribor al massimo da 7 anni

IL tasso di riferimento sui cui le banche calcolano gli interessi da applicare ai mutui casa è tornato ad aumentare e ha toccato il livello più alto dal 2000 a 4,97%. L'impennata si è registratta dopo l'annuncio della Banca centrale europea di voler aumentare i tassi a luglio.

Effetto Trichet sui mercati dove è scattato il riposizionamento in vista di un rialzo dei tassi di interesse della Bce già a luglio. Il tasso Euribor con scadenza tre mesi è salito ai massimi da sette anni e sul mercato obbligazionario si è avuto un netto rialzo dei tassi sulla parte breve delle scadenze, mentre l'euro è in deciso rafforzamento sul dollaro.

La stretta monetaria prennunciata ieri apertamente dal presidente dell'Eurotower, Jean Claude Trichet, ha messo in subbuglio i mercati che non si aspettavano un orientamento così aggressivo. E il rigore della Bce nella lotta all'inflazione è accolto con favore dagli imprenditori italiani come l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne secondo cui la Bce interpreta «giustamente e totalmente» il suo compito e il numero uno di Unicredit, Alessandro Profumo, il quale ritiene che la Bce fa il «suo mestiere al meglio».

Il tasso Euribor a tre mesi, ossia il tasso che le banche applicano fra loro per i depositi a scadenza trimestrale e che rappresenta il benchmark per i prestiti commerciali, è volato al 4,97% dal 4,866% di ieri, raggiungendo i massimi dal dicembre del 2000. Il rendimento implicito dei futures sull'Euribor con scadenza a settembre resta sui massimi, al 5,24%, dopo l'impennata di 30 punti base segnata ieri in vista di una imminente stretta moentaria.

L'effetto Trichet si è fatto sentire in modo marcato anche sui titoli di Stato, con un balzo dei rendimenti sui titoli di Stato europei. La volata dei tassi sui titoli tedeschi biennali ha portato i rendimenti dei titoli a due anni a superare quelli decennali, facendo invertire la curva dei rendimenti con un differenziale di ben 30 punti base, come non si vedeva dal 1992. Le parole pronunciate ieri da Trichet, che ha parlato di un «aumentato livello di allerta» sull'inflazione, hanno poi spinto il differenziale fra i rendimenti offerti dai titoli tedeschi a due anni e quelli dei Treasury americani con stessa scadenza oltre i 200 punti base, come non succedeva da quasi 15 anni, in previsione di una politica dei tassi attendista da parte della Fed statunitense.

7 giugno 2008 · Patrizio Oliva

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  • Bluseagull 13 giugno 2008 at 08:51

    Trichet e i banchieri centrali sono a mio modesto parere degli ottusi burocrati, che non riescono ad andare oltre le teorie economiche e a guardare in faccia la realtà. D'accordo, la loro bussola è l'inflazione e nulla più (vorrei tanto sapere chi ha scritto la mission della BCE, i Governi Europei forse?), ma come si fa a non capire che una stretta ulteriore rischia di essere un cappio al collo di famiglie e imprese? Vogliamo portare l'economia europea alla stagflazione, ossia al peggior male? Possibile che non si rendano conto che questa è inflazione importata, e per di più non è neppure inflazione globale, ma aumento dei prezzi circoscritto ad alcune materie prime, alimentari e commodities? Se fossi in Berlusconi, invece di fare annunci populistici, andrei in Europa a chiedere (ove ne avessi facoltà) di rimettere in discussione la mission della BCE, perché così non va. Sono convinto che qualche sponda importante la otterrebbe. Sarebbe anche un modo per risparmiare qualche miliardino (di euro) di tassi sul debito.
    Trichet, invece, farebbe bene ad andare a prendere lezioni da Bernanke.
    C'ho scritto un post su questa questione!

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