Notifica di cartelle esattoriali agli irreperibili e raccomandata informativa - termini di decorrenza per il ricorso

La notifica degli atti tributari continua a essere oggetto di discordia tanto che recentemente anche la Corte Costituzionale, con l'ordinanza numero 63 del 25/02/2011, è stata chiamata a esprimersi su una delle disposizioni più contestate.

La disposizione in questione è l'articolo 26, dpr 602/1973 il quale al quarto comma prevede che se non è possibile eseguire la notifica della cartella esattoriale per irreperibilità, incapacità o rifiuto dei soggetti abilitati a ricevere l'atto notificando deve essere depositato presso la casa comunale e l'avviso del deposito essere affisso all'albo del comune.

Tuttavia, contrariamente a quanto accade nel caso di notifica degli avvisi di accertamento e degli atti civili (termini per il ricorso che decorrono dal decimo giorno successivo alla data di spedizione della raccomandata informativa, se l'atto non viene ritirato dal destinatario, o dal ritiro dell'atto, se anteriore) la notifica della cartella esattoriale si considera perfezionata a partire dal giorno successivo all'affissione dell'avviso del deposito.

La principale conseguenza di tale disciplina è che in tali casi i termini per proporre opposizione decorrono da un giorno (quello successivo all'affissione) in cui nemmeno il contribuente in buona fede ha alcuna conoscenza dell'atto a lui diretto. La violazione dei suoi diritti di difesa, sanciti esplicitamente dalla Costituzione all'articolo 24, è allora evidente e diventa tanto più se si considerano i termini stretti per l'impugnazione dell'atto.

La questione di costituzionalità è stata promossa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Padova, con ordinanza 26 luglio 2010, nel corso di un giudizio di opposizione contro il ruolo sotteso a una cartella esattoriale relativa a debiti previdenziali.

Il caso è quello di un soggetto che ha impugnato la cartella entro il termine di 60 giorni da quello in cui aveva ricevuto la raccomandata che lo informava dell'avvenuto deposito (effettiva conoscibilità della cartella) ma oltre il termine che, stando alla lettera della disposizione, sarebbe quello da cui far decorrere il conteggio (il giorno successivo a quello in cui vi è stata l'affissione dell'avviso di deposito della cartella esattoriale all'albo comunale).

La Commissione, quindi, si è posta il quesito della legittimità di tale assetto normativo quesito a cui, per certi versi, è stata data risposta proprio dall'ordinanza in rassegna, la quale, pur non dichiarando l'illegittimità costituzionale della disposizione, rappresenta comunque un importante pronuncia a favore del contribuente.

La Consulta, infatti, ha rilevato che la stessa Commissione remittente, prima di sollevare la questione di costituzionalità, avrebbe dovuto interrogarsi circa la possibilità di considerare se non fosse possibile ritenere tempestivo il ricorso applicando adeguatamente la normativa oggi in vigore per la notifica degli atti civili e degli avvisi di accertamento, secondo la quale, come visto, essa è considerata perfezionata soltanto 10 giorni dopo l'invio della raccomandata informativa.

L'importanza dell'ordinanza numero 63 sta nel fatto che, da un lato, è stata ribadita la necessità dell'invio della raccomandata informativa e, dall'altro, è affermata la necessità di applicare adeguatamente l'articolo 140 del codice di procedura civile e la fondamentale sentenza numero 3/2010 della stessa Corte Costituzionale anche per la notifica delle cartelle esattoriale.

Conseguentemente, pare corretto doversi ritenere che il termine per l'impugnazione delle cartelle esattoriali non sia quello successivo all'affissione all'albo del Comune dell'avviso di deposito della cartella notificanda presso la Casa Comunale ma quello del decimo giorno successivo all'invio della raccomandata informativa o, se precedente, quello in cui tale comunicazione è stata ricevuta dal contribuente.

In tal modo, non solo si realizzerebbe un ulteriore passo per l'uniformazione della normativa in tema di notifiche ma si garantirebbero ai destinatari delle notifiche, temporaneamente assenti, ulteriori 10 giorni per l'impugnazione del ricorso.

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  • francesca2 11 aprile 2013 at 19:25

    bbuongiorno,
    vi racconto in breve cosa è successo.
    il 14 Marzo vi viene consegnata dal postino una cartella esattoriale equitalia con una sanzione del 30% perchè secondo l'agenzia delle entrate il primo avviso mi era stato consegnato ad ottobre del 2011. Non avendo ricevuto nulla mi sono recata all'agenzia delle entrate chiedendo spiegazioni. La sua risposta è stata che per la posta risultavo irirreperibile. Mi ha detto di recarmi alle poste per farmi fare una dichiarazione scritta sulla motivazione della irreperibilità. Il postino inizialmente ha dichiarati che non riusciva a trovare il civico pio però quando gli è stato chiesto di fare una dichiarazione scritta, ha dichiarato che ero irreperibile perchè sul campanello non c'era nome e cognome. Così, pur non d'accordo con la sua dichiarzione, non solo perchè il nome e cognome c'era ma anche perchè nel caso in cui non ci fosse stato bastava suonare il campanello( è una casa singola!!!), mi sono recata da equitalia per pagare la cifra ricalcolata. Poi successivamente sono andata all'agenzia delle entrate che mi ha detto:" Signora non le possiamo far pagare la cifra con le sanzioni ridotte perchè il postino ha dichiarato che non non ha potuto consegnare il primo avviso perchè sul campanello non c'era il suo nome e cognome sul campanello, per cui per noi lei non vuol farsi trovare. Deve tornare all'equitalia e pagare la differenza". Allora io mi chiedo:" è possibile che il mio destino sia legato alla dichiarazione di un postino e che la sua dichiarazione venga considerata apriori vera e la mia falsa!!!?. Ho intenzione di rivolgermi ad un giudice di pace perchè mi sento offesa e lesa nei miei diritti. Cosa mi consigliate!?
    Vi ringrazio in anticipo e vi saluto cordialmente

    • Annapaola Ferri 12 aprile 2013 at 09:07

      Non deve rivolgersi al Giudice di Pace adesso, ma deve prima procedere con querela di falso nei confronti del postino.