Notifica cartella esattoriale via posta - se ricevente non individuabile nullità solo con querela falso [Commento 1]

  • Renzo La Costa 15 giugno 2011 at 11:52

    Nessuna norma dispone in particolare che l'avviso di ricevimento debba contenere le generalità della persona alla quale l'atto sia stato consegnato: una ricevuta di ritorno di una cartella esattoriale notificata per raccomandata è da ritenersi quindi valida, anche se la firma di ricezione è illeggibile. A tale conclusione è pervenuta la Corte di Cassazione in sentenza n. 11707/2011.

    Con ricorso alla C.T.P. una contribuente impugnava l'intimazione di pagamento notificatale dalla Concessionaria per la riscossione dei Tributi , con riferimento a cartella esattoriale che si assumeva notificata a mezzo posta con raccomandata relativa a Irpef e llor. A sostegno dell'impugnazione deduceva la contribuente, oltre che vizi dell'intimazione e la intervenuta prescrizione del credito, il difetto di notifica della cartella esattoriale in quanto mai ricevuta. Il giudice adito accoglieva il ricorso ed annullava l'atto impugnato ritenendo sussistere la dedotta irregolarità della notifica della cartella, e la decisione, appellata dalla Concessionaria, veniva confermata dalla C.T.R. A confutazione della tesi della Concessionaria che riteneva perfezionatasi il procedimento notificatorio con la spedizione della raccomandata e la sottoscrizione dell'avviso di ricevimento, ha affermato la CTR che: "Tale avviso di ricevimento deve attestare la persona cui la cartella è stata consegnata in maniera che via sia la presunzione che attraverso di essa l'atto sia stato portato a conoscenza del destinatario. Nel caso che ci occupa invece la contribuente afferma di non aver ricevuto detta cartella e invero la ricevuta dell'avviso reca una sigla inintelligibile da cui non è possibile individuare la persona cui sarebbe stata consegnata".

    Il giudice di merito, pertanto, ha ritenuto l'invalidità della notifica per l'omessa identificazione sull'avviso di ricevimento della raccomandata delle generalità del soggetto al quale l'atto era stato consegnato, presso l'abitazione della destinataria, non risultando il suddetto identificabile neanche attraverso la sua firma perché inintellegibile.

    L'impugnata decisione non ha trovato la condivisione della Corte. Il D.M. 9/4/2001 - hanno motivato i supremi giudici - all'art. 32 dispone che: "Tutti gli invii di posta raccomandata sono consegnati al destinatario o ad altra persona individuata come di seguito specificato, dietro firma per ricevuta....", mentre al successivo art. 39 prevede che: "Sono abilitati a ricevere gli invii di posta presso il domicilio del destinatario, anche i componenti del nucleo familiare, i conviventi e i collaboratori familiari e, se vi è servizio di portierato, il portiere".

    Tanto premesso è evidente che le norme sul servizio postale prevedono che la raccomandata ordinaria si abbia a considerare come ricevuta, con ciò determinando il perfezionamento del procedimento notificatorio laddove la spedizione postale avvenga a fini di notifica, all'atto della consegna al domicilio del destinatario, senza che a tal fine sia prescritta nessuna particolare formalità da parte dell'Ufficiale postale se non quella di curare che, la persona che egli abbia individuato come legittimata a ricevere l'atto a norma dell'art. 39 citato, apponga la propria firma sul registro di consegna della corrispondenza nonché sull'avviso di ricevimento da restituire al mittente. Nessuna norma dispone in particolare che l'avviso di ricevimento debba contenere le generalità della persona alla quale l'atto sia stato consegnato, come viceversa sembrerebbe pretendere nel caso di specie il giudice di merito, e neanche la relazione esistente tra la predetta persona e il destinatario della raccomandata, che costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell'ufficiale postale, eventualmente impugnabile nelle forme di legge.

    Non vi è dubbio che in caso di notifica consentita dalla legge a mezzo posta raccomandata con avviso di ricevimento la procedura è meno garantita per il destinatario di quanto accada ordinariamente per gli atti giudiziari; d'altra parte però, la cosa non può destare particolari perplessità se solo si considera che tutto il sistema delle notifiche nel nostro ordinamento appare ispirato, per ben comprensibili ragioni, al principio della mera "conoscibilità" dell'atto, e non a quello della "effettiva conoscenza" del suo contenuto, così che sempre l'efficacia della notificazione deriva non dalla prova della conoscenza bensì della semplice consegna della copia dell'atto in una delle forme previste dalla legge.

    D'altra parte anche a voler ritenere applicabile alla fattispecie la disciplina, prevista dall'articolo 2700 del codice civile, in ordine alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che l'agente postale, mediante la sottoscrizione apposta sull'avviso di ricevimento, attesta avvenuti in sua presenza, il destinatario che intenda contestare l'avvenuta esecuzione della notificazione, affermando di non aver mai ricevuto l'atto ed in particolare di non aver mai apposto la propria firma sull'avviso, ha l'onere di impugnarlo a mezzo della querela di falso, anche se l'immutazione del vero non sia ascrivibile a dolo, ma soltanto ad imperizia, leggerezza, o negligenza dell'agente postale" Il ricorso proposto quindi dall'Agenzia delle Entrate ha trovato accoglimento con cassazione dell'impugnata sentenza.

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