La notifica si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata

La notifica si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore.

Nel caso, invece, che durante la permanenza del piego presso l'ufficio postale (o una sua dipendenza) il destinatario o un suo incaricato ne curi il ritiro, l'impiegato postale lo dichiara sull'avviso di ricevimento che, datato e firmato dal destinatario o dal suo incaricato, è subito spedito al mittente in raccomandazione.

Qualora la data delle eseguite formalità manchi sull'avviso di ricevimento o sia, comunque, incerta, la notifica si ha per eseguita alla data risultante dal bollo di spedizione dell'avviso stesso.

A me sembra di capire che le norme sulla notifica postale prevedono il perfezionamento del procedimento di notifica senza che a tal fine sia prescritta nessuna particolare formalità a cui risulti obbligato l'agente  postale se non quella di curare che la persona, che egli abbia individuato come legittimata a ricevere l'atto,  apponga la propria firma sul registro di consegna della corrispondenza, nonché sull'avviso di ricevimento da restituire al mittente.

Tantomeno esiste, in base a quanto si legge sopra, alcun riferimento all'obbligo che l'avviso di ricevimento debba contenere le generalità della persona alla quale l'atto sia stato consegnato, laddove si intendano per generalità i dati che possono essere trascritti dopo l'esibizione di un valido documento di identità. Nè, ma posso sbagliare, l'agente postale avrebbe l'autorità per imporre l'esibizione di un valido documento di identità.

E neanche la relazione esistente fra chi prende in consegna la busta verde (consegnatario) e il destinatario della notifica costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell'ufficiale postale. Il quale non è certo tenuto a  controllare, attraverso certificazioni anagrafiche o prove testimoniali, lo status di convivente anche se temporaneo del consegnatario.

Inoltre, l'avviso di ricevimento farebbe fede fino a querela di falso, indipendentemente dalla volontà o meno dell'interessato di addebitare responsabilità alcuna all'ufficiale postale. In proposito inequivocabile è infatti la giurisprudenza di legittimità nel senso che: “In tema di notifica a mezzo del servizio postale, l'avviso di ricevimento, il quale è parte integrante della relata di notifica, costituisce, ai sensi dell'articolo 4, terzo comma, della legge 20 novembre 1982, numero 890, il solo documento idoneo a provare sia l'intervenuta consegna del plico con la relativa data, sia l'identità della persona alla quale la consegna stessa è stata eseguita, e che ha sottoscritto l'avviso; esso riveste natura di atto pubblico, e, riguardando un'attività legittimamente delegata dall'ufficiale giudiziario all'agente postale ai sensi dell'articolo 1 della legge numero 890 cit., gode della medesima forza certificatoria di cui è dotata la relazione di una notifica eseguita direttamente dall'ufficiale giudiziario, ovverosia della fede privilegiata, attribuita dall'articolo 2700 del codice civile, in ordine alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che l'agente postale, mediante la sottoscrizione apposta sull'avviso di ricevimento, attesta avvenuti in sua presenza; pertanto, il destinatario che intenda contestare l'avvenuta esecuzione della notifica, affermando di non aver mai ricevuto l'atto ed in particolare di non aver mai apposto la propria firma sull'avviso, ha l'onere di impugnarlo a mezzo della querela di falso, anche se l'immutazione del vero non sia ascrivibile a dolo, ma soltanto ad imperizia, leggerezza, o negligenza dell'agente postale” (v. Cass. 27.05.11 numero  11708 e  Cass. 22.11.2006, numero 24852; cfr. Cass. 23.7.2003 numero 11452; 1.3.2003, numero 3065).

La stessa Corte di Cassazione,  con la sentenza numero 6953/2006 ha chiarito che, agli effetti del rispetto delle norme di notifica degli atti, per famiglia deve intendersi un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. E  che (vedasi sentenza numero 2060/1992) va considerato come "familiare", a cui può essere legittimamente notificata l'atto, anche un convivente del destinatario che non risulti dalla certificazione di famiglia anagrafica (stato di famiglia).

Possiamo allora concludere che se  possedete un cane, anche non convivente (che,  cioè, regolarmente staziona in giardino quando qualcuno è in casa) ed addestrato ad aprire la porta in vostra assenza, esiste, forse, qualche lontana possibilità che la notifica dell'atto non sia considerata correttamente perfezionata. Ma, più realisticamente, rischiate di trovare, al vostro ritorno, il cane con la busta verde in bocca, probabilmente intrisa di bava e l'atto illeggibile. Però,  se questo serve a consolarvi, dovreste ricevere,  sempre a stretto giro di posta, una raccomandata informativa che vi avvertirà, qualora non l'aveste già fatto, di andare a dare uno sguardo, in giardino, nella cuccia della bestia ...

D'accordo, obietterà qualcuno. Ma se l'agente postale lascia la busta verde in bocca al al cane, scrivendo che il consegnatario,  qualificandosi come stabile convivente del destinatario, ha apposto pure  la firma illeggibile sull'avviso di ricevimento, rischia di vedersela davvero brutta. Basterebbe provare che il cane non vive stabilmente in casa, ma ha la cuccia in giardino. Oppure andare all'anagrafe e produrre uno stato di famiglia. Così la notifica risulterà viziata da nullità insanabile.

Giustissimo. Ma qui casca l'asino. O, meglio, il cane.

Infatti, come abbiamo visto, se il  cane non risulta nello stato di famiglia del destinatario, questa non è circostanza probante per il vizio di notifica. Quindi inutile recarsi in anagrafe. Di più, nessuno potrà escludere, con ragionevole certezza, che l'animale non sia a voi legato da vincoli affettivi (se scodinzola quando vi vede, la Cassazione rigetterà l'eventuale ricorso).  Se il cane, poi,  ha più di 14 anni, anche se non "manifestamente"  (si potrebbe optare per un accesso agli atti presso l'anagrafe canina) e non è "manifestamente"  idrofobo, siete messi proprio male. Qualora ne avesse dieci, di anni, dovrete sempre procedere con querela di falso e il supporto di un legale. Non buttate via i soldi con il veterinario se l'avete scampata con l'avvocato: provare che il cane è affetto da idrofobia (ò cane è pazzo) non vi risparmierà comunque una corretta notifica dell'atto! E, se anche foste in possesso delle riprese effettuate dall'impianto  antintrusione, con l'agente postale immortalato nel momento in cui immette la polpetta avvolta in busta verde in bocca al cane, lasciate perdere. Rischiate solo di beccarvi una multa dal Garante per la protezione dei cani ... ooops ... dei dati personali.

Pensate si tratti di una evidente  forzatura?  Chi scrive non ne è affatto convinto. Abbandonando il ricorso ad ogni metafora, chi può dire di non aver mai sperimentato sulla propria pelle il diffuso malcostume, ormai assurto a prassi, di riportare  la busta verde presso l'ufficio postale,  indicando sull'avviso di ricevimento che il destinatario risulta irreperibile e lasciando, al più (e se va bene) un foglio giallo di avviso di giacenza nella cassetta delle lettere? Io che, per motivi che non sto qui a raccontare, passo quasi tutto il mio tempo chiuso in casa, l'ho rilevato continuamente. Dovrei forse agire ogni volta con querela di falso dimostrando, con il supporto di una perizia tecnica,  che citofono e campanello funzionano perfettamente ogni qualvolta si tenta di notificarmi un atto?

Del resto la stessa Cassazione è d'accordo con me quando, nella sentenza numero 11708 del 27 maggio 2011,  scrive: Non vi è dubbio che in caso di notifica consentita dalla legge a mezzo posta raccomandata con avviso di ricevimento la procedura è meno garantita per il destinatario di quanto accada ordinariamente per gli atti giudiziari; d'altra parte però, la cosa non può destare particolari perplessità se solo si considera che tutto il sistema delle notifiche nel nostro ordinamento appare ispirato, per ben comprensibili ragioni, al principio della mera “conoscibilità” dell'atto, e non a quello della “effettiva conoscenza” del suo contenuto, così che sempre l'efficacia della notifica deriva non dalla prova della conoscenza bensì della semplice consegna della copia dell'atto in una delle forme previste dalla legge.

In parole semplici, nel futuro prossimo potremo aspettarci  la mera “conoscibilità” dell'atto anche via SMS. Perché no?

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su la notifica si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.