Tassi a usura sui contratti di mutuo

Nell'ambito della verifica dell'usurarietà dei tassi di interesse è noto che, a seguito della famosa sentenza della Corte di Cassazione 350/2013, si è diffusa la tesi secondo la quale, nel caso in cui la semplice somma aritmetica degli interessi corrispettivi e di mora pattuiti, superi la soglia fissata dai decreti ministeriali, le relative clausole sarebbero nulle e il cliente sarebbe tenuto a restituire alla banca, solo il capitale.

La giurisprudenza di merito prevalente, comunque, non sembra purtroppo sia orientata a condividere l'interpretazione della sentenza citata.

Infatti, fatta eccezione per un'ordinanza del Tribunale di Rovereto del 2013 e una sentenza del Giudice di Pace di Domodossola del 2014, non risulta che ci siano stati altri provvedimenti che abbiano confermato la correttezza del metodo della somma aritmetica degli interessi corrispettivi e di quelli di mora ai fini della verifica dell'usura sui tassi di mutuo.

Inoltre, i provvedimenti appena richiamati non argomentano l'opzione a favore del metodo della somma aritmetica, limitandosi a rinviare a quanto stabilito dalla citata sentenza della Corte di Cassazione.

Sono, invece, molto più numerose le pronunce nei quali diversi giudici di merito hanno esaminato criticamente la sentenza 350 sostenendo che, in realtà, essa non avrebbe sancito un principio di diritto innovativo ma si sarebbe limitata a ribadire la necessità di sottoporre a verifica di usurarietà, non solo gli interessi corrispettivi, ma anche quelli di mora pattuiti nel contratto.

Più precisamente, contro la sentenza 350 si sono pronunciati il Tribunale di Milano, il Tribunale di Napoli, il Tribunale di Brescia, il Tribunale di Trani, Il Tribunale di Verona e il Tribunale di Treviso.

Secondo i verdetti appena elencati, la somma aritmetica dei tassi corrispettivi e di mora non è praticabile, attesa la diversa natura giuridica delle due tipologie di interessi.

L'unica ipotesi in cui tale sommatoria può configurarsi ai fini della verifica dell'usurarietà del mutuo è quella in cui, in caso di inadempimento, l'istituto di credito calcoli il tasso di mora sull'intera rata scaduta, costituita da capitale ed interessi corrispettivi.

In tal caso, per di più, potrebbe configurarsi anche un fenomeno anatocistico che, però, in base alla delibera CICR del 2000, è legittimo se espressamente previsto con apposita clausola.

Escludendo la possibilità che si addivenga alla sommatoria degli interessi corrispettivi e di mora, il Tribunale di Padova ha, invece, sostenuto che quando i soli interessi di mora, separatamente considerati rispetto a quelli corrispettivi, al momento della pattuizione superano il tasso soglia, non sono dovuti e la loro usurarietà rende indebiti anche gli interessi corrispettivi non usurari, in virtù della ratio punitiva della disciplina antiusura.

In parole povere, basterebbe l'accertamento dell'usurarietà dei soli interessi di mora pattuiti nel contratto per fare in modo che il cliente mutuatario sia tenuto a restituire esclusivamente il capitale.

Altri provvedimenti di merito, invece, escludono tale possibilità e sostengono che, qualora il solo tasso di mora pattuito nel contratto si rivelarsi usurario, sono comunque dovuti gli interessi corrispettivi.

Concludendo, alcune sentenze hanno precisato che è da escludere a priori l'usurarietà degli interessi di mora laddove il contratto preveda una clausola di salvaguardia con la quale, cioè, è stabilito che essi saranno sempre adeguati al limite della soglia.

Ad ogni modo, non si può ignorare che manca un parametro di riferimento validamente utilizzabile per la verifica dell'usurarietà.

Infatti, attualmente, nella determinazione del tasso soglia, in base alle istruzioni della Banca d'Italia, non si tiene conto del tasso di mora.

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