Il piano di ammortamento francese nei mutui a tasso fisso

Facciamo 1000 il capitale da restituire… e ipotizziamo un tasso di interesse “x”%; mensilmente il tasso di interesse “x”, diviso 12, e con tutto il mio capitale residuo da restituire, la quota interessi che io devo per quel mese sia 9. La prima rata, quindi sarà composta da 9 di interessi e, ipotizziamo, 1 di capitale: la rata del primo mese sarà 10.

La rata successiva, il mese dopo calcolerà gli interessi non più su 1000 (1 l'abbiamo restituito) ma su 999. Di conseguenza la mia quota interessi, su un capitale più basso, sarà di (per esempio: non calcolatemi TAN e TAEG, perché sto andando a fantasia) 8,9, anziché di 9 come la prima. Poiché il piano di ammortamento è “a rate costanti” (a parità di tasso di interesse, non dimentichiamolo), la quota di capitale restituita questo mese sarà 1,1 (1,1 + 8,9 = 10). La rata sarà ancora 10, il capitale residuo a questo punto sarà di 997,9 (1,1 lo abbiamo restituito con questa rata). Con la rata successiva, la terza, gli interessi verranno calcolati su un capitale residuo più basso…

Quindi la quota di interessi sarà più bassa, quindi la quota di capitale rimborsato si innalzerà ancora di un poco… E così via fino alla fine dell'ammortamento: in questo esercizio, però, il debitore paga esattamente gli interessi che deve sul capitale residuo a quel momento: NON li anticipa. È il lento decrescere del capitale da rimborsare  che farà sì che la  nel tempo la quota interessi diminuisca.

Tutto questo funziona perfettamente con il tasso fisso per tutta la durata del mutuo: il tasso applicato è sempre lo stesso e la rata non cambia. E nel caso di tasso variabile… Come funziona?

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  • vito lops 16 giugno 2011 at 06:28

    Mutui, un piano di ammortamento non vale l'altro. La stragrande maggioranza (il 99%) dei piani di rimborso applicati dalle banche che operano in Italia sono "alla francese". Come funzionano? La rata (a parità di tasso) è costante. A dettar legge è la quota interessi che varia in base al tasso di periodo conteggiato sul debito residuo. Dato che nella parte iniziale del mutuo il debito residuo è alto la quota interessi è cospicua e, pertanto, nettamente superiore rispetto alla quota capitale.

    L'effetto finale è che all'inizio si pagano soprattutto interessi; a mano a mano che il capitale viene restituito, l'ammontare degli interessi diminuisce (perché diminuisce il debito residuo su cui viene conteggiata) e la quota capitale aumenta. La modalità di calcolo degli interessi ha una conseguenza importante: eventuali rialzi dei tassi, se avvengono nelle rate finali del rimborso, hanno sulle tasche del mutuatario un impatto poco rilevante, perché ormai il debito residuo è ridotto.

    Detto ciò, va precisato che non esiste un unico modello di piano di ammortamento alla francese. Ma ve ne sono due, con effetti importanti, per un mutuo a tasso variabile, sul pagamento degli interessi e sulla volatilità della rata: il piano classico e quello modificato.

    Piano classico - Nel primo modello, utilizzato fra i vari istituti da UniCredit, CheBanca (a parte per il mutuo variabile con cap, ndr) e Cariparma, ogni mese al variare del tasso viene ricalcolato il piano di ammortamento. Cambiano quindi quota capitale e quota interessi.

    Pano modificato - nel secondo, utilizzato da Bnl, Ing direct, Barclays e Intesa Sanpaolo, le quote capitale sono determinate per tutta la durata sul tasso iniziale; sono pertanto congelate e sulle stesse si sommano le quote interessi calcolate con il tasso di periodo».

    La differenza? Il primo modello, tendendo a una normalizzazione delle rate, offre il vantaggio di una rata meno volatile. Con il secondo, però, ai tassi attuali e ipotizzando che nei prossimi anni l'Euribor oscilli tra l'1 e il 5%, si otterrebbe un risparmio sul totale interessi tra il 3 e il 5 per cento.

    Lo svantaggio? Si rischia di incappare in una variazione eccessiva delle rate in alcuni periodi tale da rischiare di scompaginare il budget familiare.

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