Mutuo e prestiti? » Dipende dai tuoi amici su Facebook

Vediamo prima chi sono i tuoi amici di Facebook e ti dirò se puoi avere il mutuo. Sembra uno scherzo, ma non è così. Negli Stati Uniti gli istituti di credito e prestito utilizzano i social per determinare la solvibilità del cliente. Ma è una relazione pericolosa.

Diverse banche Usa controllano i profili personali. Gli amici insolventi possono compromettere la richiesta di prestiti e la concessione di un mutuo.

La logica che sostiene questo comportamento è stata un po' superficialmente descritta come una concessione del mutuo a seconda del numero di follower.

Successo sul Web = concessione del prestito.

La dinamica in realtà è ben diversa e riguarda la qualità dei propri contatti.

Se tra le conoscenze del profilo compare un nome segnalato, per esempio di chi ha problemi con le rate del mutuo, la banca potrebbe negare il credito, anche se il profilo di chi lo richiede è senza macchia.

Un amico insolvente può così compromettere la richiesta di un prestito.

Ma non è solo Facebook ad essere controllato.

LendUp di San Francisco, per esempio, considera anche il numero dei follower su twitter (un'intensa interazione è giudicata un segno di stabilità economica), mentre Neo setaccia i contatti di Linkedin e Lenddo adotta il principio della proprietà transitiva per negare i prestiti a chi ha amici morosi sui social network.

Queste informazioni si aggiungono a quelle tradizionalmente raccolte attraverso società di analisi, come Fico, che dispongono di corpose banche dati sui debitori a rischio.

Ma l'investigazione telematica va oltre.

La tedesca Kreditech è arrivata a spulciare gli account di eBay e Amazon, celebri siti di compravendita su internet, per valutare la solvibilità di un potenziale cliente.

Non solo, persino il modo con cui viene compilata la richiesta di un prestito sul loro sito può fornire utili indicazioni.

E le probabilità di successo aumentano leggendo con attenzione le clausole legate alla forma di prestito richiesta (anche questo livello di scrupolo è rilevabile dal sistema).

Il calcolo del rischio è doveroso per chi presta denaro, ovviamente, e molte agenzie di nuova generazione che offrono conti online, carte di credito a consumo, si giustificano affermando che abbassando i criteri finanziari tradizionali (occupazione, patrimonio, prospettive) per venire incontro alle persone in difficoltà escluse dal circuito bancario, devono basarsi anche su supporti di analisi sociali, che il Web fornisce adeguatamente.

Peccato però che al momento questa pratica si stia sviluppando in un autentico far west, con potenziali discriminazioni anticostituzionali dietro il timbro di ogni pratica respinta.

La soluzione?

La cara vecchia Federal Trade Commission, che pare stia studiando il caso per capire se questi prestatori “social” siano soggetti o meno al Fair Credit Reporting Act, la principale legge che regola queste attività economiche sul suolo americano.

Il testo però non contiene uno specifico riferimento sui socialmente indesiderabili, mentre è chiara nell'impedire ogni discriminazione in base al sesso, all'orientamento politico e alla religione. E visto che le grandi banche stanno fiutando l'affare, sarà meglio aggiungere una riga.

Che dire, speriamo che questa moda non superi l'Atlantico.

2 ottobre 2013 · Patrizio Oliva

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