Mutuo: clausole CAP and FLOOR » Ecco come funzionano

Quando si deve stipulare un contratto di mutuo a tasso variabile è possibile tutelarsi dall'eccessivo o improvviso rialzo dei tassi di interesse inserendo una clausola che preveda un tetto massimo al tasso di interesse tecnicamente chiamato CAP. Ma esistono anche mutui che prevedono, al contrario la fissazione di un tasso minimo, denominato FLOOR: scopriamo le problematiche relative a queste tipologie di mutuo.

La clausola “CAP” (ovvero il limite massimo oltre il quale il tasso di interesse da corrispondere sul mutuo non può andare) è in genere ampiamente pubblicizzata dalle banche, che fanno leva proprio su tale aspetto per poter piazzare più agevolmente alla clientela prodotti con la protezione.

La presenza del vincolo al ribasso (cioè la clausola “FLOOR”) , invece, non è evidentemente sottolineata a sufficienza in sede di firma del contratto, almeno nella generalità dei casi.

La clausola FLOOR può assumere diverse forme: in genere si tratta di un valore ben preciso, ma può essere anche un livello che varia in funzione di un altro parametro, ad esempio il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale della Bce (attualmente il 3%) maggiorato di una certa percentuale.

In pratica, chi ha sottoscritto un mutuo con clausola floor continuerà a pagare il tasso minimo concordato anche se il tasso variabile (Euribor) scendesse oltre quella soglia.

Ma perché chi stipula un mutuo dovrebbe volontariamente privarsi del vantaggio di beneficiare della discesa dei tassi?

Perché, dal momento che non ha la certezza che vi sarà una riduzione dei tassi, può intanto ottenere dalla banca un'offerta più conveniente sotto altri punti di vista, come per esempio uno sconto sullo spread (che è la differenza tra il tasso di riferimento, l'Euribor, e il tasso complessivo).

Nei mutui a tasso variabile con tasso minimo è infatti garantito alla banca un rendimento minimo contro un eventuale ribasso del parametro variabile (Euribor), cui è indicizzato il finanziamento, oltre il livello predeterminato.

Raramente però allo sportello, al momento della scelta del mutuo, viene comunicato che tale clausola è equivalente a una "opzione floor": si tratta di uno strumento finanziario derivato che consente a chi lo acquista, a fronte di un premio da versare, di fissare un limite alla variabilità in discesa di un determinato indice o di un prezzo, ricevendo, in occasione della scadenza o delle scadenze contrattuali, la differenza ottenuta tra l'indice, o il prezzo di riferimento, e il limite fissato.

La clausola floor è stata più volte soggetta a contestazioni non solo in quanto potenzialmente vessatoria (dal momento che andrebbe a favorire prevalentemente le banche) ma anche perché non sarebbe proposta allo sportello in modo trasparente. L'Arbitro bancario finanziario, più volte intervenuto sulla questione, l'ha però ritenuta valida.

Le motivazioni sono espresse chiaramente nella decisione 668 / 2011 presa dal Collegio Nord dell'Arbitro che ha respinto il ricorso di un cliente che riteneva tale clausola illegittima.

Il Collegio ha ritenuto, infatti, che, nel caso di specie, la clausola contrattuale relativa al floor non fosse vessatoria, in quanto disciplinava il relativo meccanismo in modo espresso e in termini assolutamente chiari e inequivoci.

Al riguardo, il Collegio ha ricordato che una clausola può dirsi vessatoria qualora comporti a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi e che la valutazione sulla vessatorietà non può riguardare il contenuto economico del contratto, salvo il caso in cui le clausole presentino un difetto di chiarezza e di comprensibilità”.

La clausola FLOOR, dunque, è certamente una bella disdetta per chi, sperava di vedere gli interessi del proprio mutuo avvicinarsi al 2 per cento, cavalcando la discesa del tasso Euribor.

Se, però, vi state domandando se la clausola FLOOR (soprattutto in assenza di CAP) è legale, la risposta, purtroppo, è positiva.

18 luglio 2014 · Stefano Iambrenghi

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