Mutui: rate amare, euribor vola a 5,38% ben 113 punti sopra tasso bce

Tensioni in aumento sul mercato interbancario per le scadenze superiori al brevissimo termine. L'Euribor a tre mesi ha segnato il fixing a 5,38%, nuovo massimo storico dall'introduzione dell'euro. L'Euribor è il parametro a cui vengono indicizzati i prestiti commerciali e i mutui immobiliari. Si annuncia dunque una nuovo rialzo per le rate trimestrali che i debitori devono corrispondere alle banche.

Oggi, lo spread tra l'Euribor a tre mesi (5,38%) e il tasso il tasso di politica monetaria della Bce (4,25%) ha raggiunto 113 punti base, in situazione di normalità lo spread dovrebbe essere al massimo di 25 punti base con l'Euribor intorno a 4,50%. Gli 88 punti in più rispetto all'andamento "normale" riflettono l'aumento del rischio di credito e di solvibilità delle controparti.

Nei fatti il debitore si trova a pagare una rata con un tasso di interesse maggiorato dell'0,88%.

‘Sono gravissime le responsabilità delle banche italiane nell'aver imposto mutui indicizzati a 3,2 milioni di famiglie - afferma un comunicato - che in questo modo pagheranno 2.700 euro in più su ogni prestito medio di 100 mila euro". Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsuamtori sottolineano infatti che "il tasso interbancario in euro a tre mesi, al quale è legato la quasi totalità dei mutui indicizzati, nel 2005 era fissato al 2,40 per cento, con il tasso di riferimento BCE, che nel dicembre di quell'anno fu portato al 2,25 per cento precedente 2%, con chiare e convergenti indicazioni di un aumento del costo del denaro.

Nel periodo 2004-2005, quando tutte le previsioni economiche convergevano sull'imminenza di aumenti dei tassi di riferimento BCE, le banche italiane, invece di proporre tassi fissi i più bassi in assoluto storicamente praticati in Italia a carico di mutuatari che si dovevano indebitare per venti-trenta anni, imposero tassi fissi legati all'euribor ad oltre il 90% dei richiedenti, continua il comunicato. In pratica le banche o sconsigliavano sconsigliavano il tasso fisso perché più alto di uno 0,40-0,50%, oppure non erogavano affatto mutui a tasso fisso per non assumersi il rischio dei futuri aumenti".

7 ottobre 2008 · Patrizio Oliva

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