Mutui. Primo, non arrendersi mai!

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NON FATE COME LUI

Tempi duri per i mutui a tasso variabile, ma non certo per la banche che non corrono i rischi impossibili assunti da alcuni istituti di credito statunitensi. I clienti delle banche italiane sono invece alla frutta, che ricorrano o no all'accordo Tremonti-ABI.

Sui mutui fiorisce perennemente nuova letteratura com’è ovvio specie in tempi di vacche magre come quelli che viviamo oggi.

 

Domina su tutto, è evidente, il problema della rinegoziazione del mutuo, tema di stretta attualità, seguito da quello della portabilità, ma i due aspetti sono spesso collegati fra loro.

Il Governo, come si sa, nella persona del nostro brillante Ministro dell'Economia Bruno Tremonti ha stipulato con l'ABI (Associazione bancaria italiana) un accordo in base al quale chi non ce la fa a pagare il mutuo a tasso variabile (al rialzo, ovviamente!) può allungarne il tempo di pagamento. Ci aveva già pensato, e decretato, il tanto vituperato Bersani, ma adesso l'accordo è cogente per le banche anche nei confronti dei debitori morosi.

Benfatto, ministro! Il dramma è che l'indebitamento diventa praticamente a vita e che alla fine l'operazione avrà un costo proibitivo per i più o per tutti, cosa cui il tanto sventolato accordo intendeva provvedere. Pagheranno i figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione, come del resto avverrà per il debito pubblico, cosa vuoi che sia una rata in più!

Fra le grandi banche, si apprende, soltanto Ing Direct non avrebbe aderito all'accordo proposto da Tremonti: “Alcune simulazioni hanno dimostrato che si possono avere allungamenti anche di 18 anni e un aumento degli interessi da corrispondere anche del 70%. Non sempre questo aspetto è chiaro ai risparmiatori che potrebbero essere tratti in inganno dall'abbassamento mensile della rata e trovarsi a pagare complessivamente quote molto elevate di interessi. Questo è uno dei motivi per i quali non aderiamo”. L'ho letto su indebitati.it.

Quanto poi agli argomenti trattati, mentre i titoli appaiono appena leggermente diversi (ma dov’è finita l'inventiva dei redattori e titolisti di una volta?) il contenuto nella maggior parte dei casi è in definitiva lo stesso, tanto che non si sa più chi ha copiato da chi, non è un bello spettacolo, diciamocelo (Ignazio!).

Con l'eccezione, mi perdonino gli altri giornali “veri”, di qualche blog, uno per tutti il già citato indebitati.it.
I quali blog hanno, se non altro, il merito di essere aperti ai commenti, spesso anche non filtrati, di gente comune che espone le proprie difficoltà.

Ne ho trovato a questo proposito due sul sito appena citato, dei quali consiglierei  vivamente la lettura al Tremonti, caso mai mi venisse a tiro.

Scrivono il 1 settembre 2008 due coniugi a commento dell'articolo del Sole 24 Ore (La convenienza della rinegoziazione “secondo Tremonti” è legata al reddito): «Io e mio marito,abbiamo contratto un mutuo variabile di 195 mila euro con la Carige, attualmente il debito residuo è di circa 185 mila euro. Avendo degli altri prestiti in corso (mobili, auto,tasse da pagare allo stato) avevamo fatto dei giri in altre banche che promettono consolidamento debiti e che poi alla nostra richiesta ci hanno detto che non prendono il “rischio” di clienti come noi pur avendo tutti i pagamenti ok, senza protesti e rate insolute. Allora io e mio marito ci chiediamo… come fare per vivere? Visto che eravamo partiti da una rata di 930 e siamo arrivati a 1300? Abbiamo stretto la cinghia aspettando questa soluzione di Tremonti ma non siamo sicuri vorremmo un suo parere… La prego ci consigli…grazie!!!ah!!! mio marito è un operaio a tempo indeterminato, io, un'insegnante a tempo determinato… L'idea era quella di passare il mutuo all'Impdap appena passerò in ruolo, ma visto che sono una precaria storica e non so quando avrò la grazia di passare a tempo indeterminato volevamo intanto stare più tranquilli. Grazie ancora per l'attenzione prestata. Mic Mic.»

Risponde, martedì 2 settembre, l'esperto: «Il consolidamento debiti è, lo ammetto, una bella rogna. Tante banche dicono che lo fanno, ma alla resa dei conti ci sono davvero molti requisiti da soddisfare perché sia vero. Imprescindibile, per un consolidamento, è che il mutuo richiesto (quello che va a sostituire tutti gli altri prestiti) sia entro l'ottanta per cento del valore dell'immobile. Il che, se avevate comprato casa con un mutuo allora al 100%, dubito sia possibile. La rinegoziazione “secondo Tremonti” potrebbe essere una soluzione per “riprendere fiato” in attesa di consolidare magari in futuro con delle condizioni più favorevoli di mercato (alla fine della crisi finanziaria che ha coinvolto il credito mondiale, in sostanza).»

Un altro lettore, piccolo autotrasportatore, scrive (nella stessa pagina citata sopra): «Ho un mutuo con la popolare di Milano e dal 2004 e dall'anno scorso che cerco di rinegoziarlo, non ho ancora ancora trovato un modo che mi sia chiaro prima di fare l'errore che ho fatto accettando l'euribor +lo spread di 2 punti. Esperto ti chiedo quale scelta fare con questo spread tutti mi fanno la surroga o rinegoziazione ma come accettare una buona offerta e quale? Voi siete chiari più o meno ma nei fatti poi le banche non ti accontentano o meglio poco chiari, come il fatto esempio che il tutto parte dal 2009 intanto pago una rata di 999.00, 200 300 € in più. Grazie per l'attenzione.»

Risponde l'esperto di PromotoreMutui: «Il mutuo PERFETTO non esiste. Esistono diverse tipologie di mutuo adatte a diverse esigenze. In un certo senso, proprio ora che tutti propendono per il tasso fisso, io PERSONALMENTE continuo a considerare assolutamente preferibile il variabile. Ma consiglio con decisione il tasso fisso a chi predilige la sicurezza di avere sempre la stessa rata e una durata certa, anche se probabilmente (fatemi indovino e vi farò ricchi) alla fine del mutuo avrà speso sensibilmente di più (in definitiva la tranquillità si paga). Per quanto riguarda la surroga con altri istituti di credito, si informi con precisione sulla rata “a regime” (spesso le banche hanno un tasso “di ingresso” che abbassa notevolmente le prime due o tre rate, ma le rimanenti sono più toste) e valuti soprattutto il valore dello “spread” (quella parte che viene aggiunta agli indici come l'EURIBOR per determinare il tasso finale del mutuo).»

da Quotidianocasa.it

 

7 settembre 2008 · Antonio Scognamiglio

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