Mutui impazziti

Sono sempre di più le famiglie italiane che vedono la rata del loro mutuo lievitare. Il peso di questa raggiunge anche il 40% del reddito medio di un lavoratore, nelle province del Sud. Ma in media l'incidenza è del 25% del salario percepito. Il mutuo come un peso insostenibile per l'italiano medio? Questo è ciò che emerge dalla relazione compiuta dal Centro Studio Sintesi che ha creato una graduatoria, una sorta di ranking, del peso della rata del mutuo sui bilanci familiari. L'obiettivo era quello di fornire un quadro completo di come siano mutate le abitudini delle famiglie italiane, dopo la crisi estiva del settore immobiliare. Si scopre, così che nelle province di Ragusa, Catania, Napoli, Bari, Sassari, Pescara, Siracusa e Cagliari, il rialzo incontrollato dei tassi sui mutui ha spinto il costo della rata oltre la soglia del 40% del reddito medio delle famiglie. Addirittura del 48,4% a Ragusa: una quota forse insostenibile per molte famiglie a basso reddito, le più soggette a contrarre finanziamenti per le abitazioni e che a questo punto potenzialmente diventano a maggior rischio d'insolvenza. Dall'altra parte del ranking, le province che soffrono meno sono quelle del Nord: Bolzano, Sondrio, Verbania, Aosta, Vercelli. Il peso della rata sul reddito, per queste aree, è tutto sommato modesto, compreso tra il 10 e il 14%. Vale a dire che le famiglie di Ragusa soffrono quasi cinque volte più di quelle di Bolzano. Ma una variabile emerge dallo studio, quella delle banche. Istituti di credito che sconsigliano l'accensione di un mutuo al di sotto della soglia limite di 11mila euro annuali. Questo per evitare che non si riesca ad onorare la rata del finanziamento e rischiare il pignoramento. Tutto questo a causa dell'aumento, spesso ingiustificato, dei tassi d'interesse dal 2005 ad oggi, che raggiunge il +24%, secondo la Banca d'Italia.

Rate sempre più onerose, stipendi fermi da almeno 3 anni, costo della vita che lievita a livelli esorbitanti. Cosa sta accadendo all'economia nazionale? Quanto conta la crisi subprime su questa situazione? Conta nel modo in cui sono balzati verso l'alto i tassi d'interesse e sono aumentati i timori di investitori e risparmiatori verso i mercati in generale. Una situazione in cui è l'incertezza a farla da padrona. Ma anche le banche hanno lo loro colpe, è sotto gli occhi di tutti. In un periodo di flessione dei tassi interbancari, hanno spinto a dismisura l'accensione dei mutui a tasso variabile, quindi influenzato dai mercati, consigliati più che quelli a tasso fisso. Per la famiglia che si accingeva ad acquistare l'abitazione tramite mutuo, questa possibilità era molto allettante, considerando che i tassi erano notevolmente bassi. Il mutuo a tasso variabile era, sulla carta, molto più vantaggioso di quello fisso. Ma la tendenza dei mercati è sempre quella al rialzo. La magra conseguenza la possiamo vedere tutti al giorno d'oggi, con le famiglie che devono quasi decidere se cenare o pagare la rata del mutuo. Allo stesso tempo, il governo attuale nulla sta facendo per calmierare l'ascesa incondizionata delle rate. E nel mentre, la durata di un mutuo si protrae per 30 anni ed oltre. Nemmeno il tempo di poter godersi la casa, finalmente propria. Il governo Prodi, invece che pensare ad ogni modo possibile ed immaginabile di aumentare la tassazione, pensi ai veri problemi delle famiglie italiane. Queste avranno perso potere d'acquisto, ma non possono perdere anche la speranza.

di Fabrizio Goria - 13 novembre 2007

da RAGIONPOLITICA

14 novembre 2007 · Patrizio Oliva

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  • fede 14 gennaio 2009 at 12:47

    Non si arriva più con l'aumento della rata del mutuo