Mutui agevolati per i precari di Milano

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«Rispondere alle esigenze dei lavoratori svantaggiati e delle loro famiglie ». È questo l'obiettivo che si pone la Fondazione Welfare Ambrosiano, presentata ieri, che vede impegnati sullo stesso fronte Comune, Provincia, Camera di Commercio e Cgil, Cisl e Uil. A disoccupati, precari e artigiani in situazione di crisi la Fondazione «distribuirà risorse attraverso il microcredito, con mutui a interessi inferiori al tasso di mercato per tutti coloro che non riescono ad accedere al credito bancario» ha spiegato il sindaco Moratti, che sarà presidente della Fondazione. Per questo, ha voluto puntualizzare la Moratti, «parliamo di aiuti, non di assistenzialismo. Questo è un fondo che si autorigenera con la restituzione dei prestiti».

Il patrimonio iniziale sarà di 8 milioni di euro. Per accedere al microcredito ci si potrà rivolgere agli sportelli Lavoro del Comune e a quelli delle altre istituzioni coinvolte. In particolare, il fondo è destinato a chi non ha coperture sociali: lavoratori atipici e a tempo determinato. «In un momento come questo - ha spiegato la Moratti - la Fondazione si inserisce in un quadro di iniziative che tutti insieme stiamo prendendo per sostenere la nostra città e il nostro territorio». Il progetto è stato ideato un anno e mezzo fa su impulso dei sindacati. La Fondazione Welfare vede, infatti, i sindacati come soci fondatori e indica nei beneficiari i lavoratori che operano a Milano.

13 gennaio 2009 · Antonio Scognamiglio

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  • liliana marchesi 26 settembre 2009 at 14:12

    Se sei giovane e precario scordati il mutuo

    Mi presento: precaria, 27 anni, un compagno (libero professionista), due bambini piccoli e il desiderio di non buttare soldi nell'affitto.

    L'occhio è caduto su una villetta a schiera da 270mila euro, un reddito familiare di 2500 euro, mi sono detta: ce la potremmo anche fare, perchè no? Primo tentativo.

    Entro alla Banca Centro Padana di via Cadamosto, chiedo di parlare con il consulente mutui. Gentilissimo, arriva subito al dunque: «Noi eroghiamo al massimo l'80% del valore dell'immobile.

    Per una durata di 20 anni. Con il tasso variabile avresti una rata minima di 1300, preferendo il tasso fisso la rata si alza. L'impegno per voi è troppo alto».

    Mi stupisco della velocità con cui mi bocciano la pratica, ma il consulente sembra leggermi nel pensiero. «Dovremmo avere dati più precisi, ma il mio consiglio è di ridurre le pretese o chiedere una “firmetta” ad un genitore».

    Va bene, ringrazio e cerco un'altra banca. Camminando verso il centro, penso a quanto m’hanno appena detto, ovvero ridurre le aspettative. Ma una casa si compra con la prospettiva di rimanerci tutta la vita; quando i figli crescono, lo spazio serve.

    ARRIVO alla Banca Nazionale del Lavoro, in via XX Settembre: «Di solito le consulenti per il mutuo ricevono per appuntamento — mi dicono all'entrata — , ma magari trovano il tempo di ascolarla». È così. «Facciamo qualche simulazione di mutuo, ovviamente per 30 anni e all'80% del valore dell'immobile.

    Sa — spiega la consulente —, il suo reddito da precaria non lo consideriamo neanche e la situazione non è rosea».

    «Per fortuna abbiamo un reddito fisso», penso. Ma le speranze svaniscono in fretta, proviamo con il tasso fisso, con il tasso variabile e un mutuo cosiddetto “misto”, ma il viso dell'impiegata non lascia scampo: «Siamo fuori dal rapporto rata-reddito, la pratica non passerebbe. Ma ovviamente per avere una certezza dovremmo controllare i vostri documenti di reddito». Certo, la speranza è l'ultima a morire.

    DELUSA, incomincio a dubitare sul buon esito della mia impresa. E pensare che credevo di avere buone possibilità, visto un reddito familiare alto. Ma, a quanto pare, non è così alto.

    Me lo spiega chiaramente il consulente di Unicredit Banca, di via IV Novembre: «Il reddito è buono, ma se non aveste figli. Si considera che ogni componente pesa sul bilancio familiare almeno per 400 euro mensili, a cui bisogna aggiungere l'impegno della rata del mutuo».

    «Ma noi abbiamo un reddito stabile, dovremmo rientare nei parametri», replico.

    «Il lavoratore autonomo — controbatte lui — si assume dei rischi che noi dobbiamo considerare. A maggior ragione oggi in questo periodo di crisi non ci sono certezze per i dipendenti a tempo indeterminato, che vemgono lasciati in cassaintegrazione, figuriamoci per i liberi professionisti».

    MEDITO su quest’ultima affermazione e mi lascio scappare qualche commento: «Vorrà dire che aspetteremo la pensione e poi compreremo casa».

    Il consulente sembra realmente dispiaciuto, ma per me non può fare nulla. Terzo tentativo fallito. Sto quasi per mollare, due ore che pedalo per la città e non ho ottenuto granché: due secchi rifiuti e un “forse” di poche speranze.

    Arrivo in piazza della Vittoria e entro alla Banca popolare di Lodi. Incontro la professionista di turno, spiego per l'ennesina volta la mia situazione: «Ah, vediamo cosa si può fare. Proviamo sia con il tasso fisso che con quello variabile, anche se con la sua condizione di precaria non è facile». «Peccato, anche l'ultima chance è andata», penso.

    Poi, l'illuminazione: «Avrei bisogno dei documenti di reddito per una simulazione più precisa, ma dal computer ho ricavato queste due possibilità».

    È FATTA. Guardo i prospetti, ma il preventivo è per 200mila euro: «Più di così, non si può pretendere, siamo al limite», spiega la consulente».

    Per 30 anni, dovrei pagare 277.056,98 euro per averne 200mila, con una rata a tasso variabile di 769,60 euro mensili. Se preferissi il tasso fisso, dovrei pagare 1.141,86 euro al mese, per 30 anni con uno sborso totale di 411.069,63 euro.

    Finisco di leggere i dati, alzo gli occhi verso la mia interlocutrice e la saluto. «Aspetti — mi risponde — i miei recapiti. Ci sentiamo presto». Certo, magari tra qualche anno. «Andiamo in redazione — mi dico —. Ho un articolo da scrivere e un affitto da pagare».

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