Tutto ciò che c'è da sapere sulle cartelle esattoriali originate da multe

Tutto ciò che c'è da sapere sulle cartelle esattoriali originate da multe.

Come noto, la cartella esattoriale, emessa da Equitalia, è uno degli strumenti normativi attraverso cui è possibile riscuotere in modo forzoso le somme dovute alla pubblica amministrazione per vari motivi, tra cui le violazioni amministrative al Codice della strada.

Dopo che sia stata elevata la multa, per arrivare alla cartella, la violazione deve superare una serie di passaggi normativi, che possiamo riassumere per sommi capi.

A partire dal momento in cui si riceve il verbale dell'infrazione, il proprietario dell'auto ha 30 giorni per pagare. Dopo questo termine, se l'interessato non presenta un ricorso (o se ne presenta uno che viene dichiarato inammissibile), il verbale diviene automaticamente titolo esecutivo, per una somma pari alla metà del massimo edittale (circa il doppio del minimo).

Il passo successivo è la trasmissione alla società concessionaria della riscossione (per esempio, Equitalia) delle liste dei verbali non pagati, per la formazione dei ruoli e la notificazione della cartella esattoriale.

Il diritto a riscuotere le somme dovute a titolo di sanzione si prescrive in cinque anni dalla data in cui la violazione è stata commessa [1]. In altre parole, se entro il quinquennio non arriva la cartella di Equitalia, l'amministrazione non potrà più pretendere il pagamento della contravvenzione.

Si applicano, comunque, le norme in materia di interruzione della prescrizione contemplate nel Codice civile, tra le quali spicca per importanza la notificazione del verbale di violazione.

In parole semplici, ciò vuol dire che il conteggio del termine di prescrizione riparte da zero quando il verbale viene notificato, per cui, di fatto, i cinque anni si contano sempre dalla data di ricezione del verbale, salvo dimostrare che la notifica non è mai avvenuta.

La tempistica è fondamentale anche per capire il meccanismo che porta al computo della somma da pagare: a quella dovuta a titolo di sanzione, alle spese di accertamento e di notificazione e all'aggio per il riscossore, va aggiunto il 10% semestrale [2]. Con questo meccanismo, il conto complessivo finale per il cittadino può superare anche del 90% la sanzione.

Dal 1° gennaio 2008 Equitalia (o altri agenti della riscossione) non può recuperare somme, in favore dei Comuni, per multe da violazioni del Codice della strada, per le quali, alla data in cui l'attività del riscossore comunale è stata acquisita da Equitalia, la cartella di pagamento non era stata notificata entro due anni dalla consegna del ruolo.

Si è così introdotto un preciso termine di decadenza per la notifica delle cartelle, che però riguarda solo i Comuni.

Ma le cartelle esattoriali, intese quali strumenti di recupero delle sanzioni non pagate, sono destinate a decrescere molto perché Equitalia, dal 31 dicembre 2014 – secondo l'ultima proroga prevista dalla Finanziaria 2014 – non emetterà più le cartelle esattoriali per i Comuni, che useranno l'ingiunzione fiscale.

Secondo la Cassazione , contro la cartella esattoriale per la riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie è ammissibile l'opposizione dal giudice di pace solo se il ricorrente dimostra che essa è il primo atto con cui è venuto a conoscenza della sanzione, in quanto sia mancata la notifica dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale.

Diversamente, il cittadino può ricorrere solo per vizi propri della cartella (per es. errore di notifica, mancata indicazione dell'atto prodromico, mancata indicazione degli interessi, ecc.), e non per vizi del verbale originario.

Prescrizione cartella esattoriale originata da multe

Per fugare ogni dubbio è opportuno riassumere le prescrizioni di queste sanzioni così come previste dalla legge.

Innanzi tutto preciso che l'ente impositore di cui si parlerà nel proseguo è l'ente che richiede il pagamento della sanzione amministrativa (per esempio: se si tratta di una sanzione elevata dalla Polizia Municipale, l‘ente impositore normalmente è il Comune).

In ogni caso l'ente impositore deve essere indicato nel verbale che viene notificato.

Per chiarezza, vediamo il procedimento ed i rispettivi termini di prescrizione:

  1. verbale di accertamento. Entro 90 giorni dal giorno della violazione l'ente impositore deve notificare il verbale di accertamento. Se ritarda, la sanzione si estingue in forza dell'art. 14 della legge n. 689 del 1981 (o nel caso di violazione del codice della strada, ai sensi dell'art. 201 Cds).
  2. ordinanza ingiunzione. Entro i successivi cinque anni dalla notifica del verbale, l'Ente impositore deve notificare un ulteriore atto chiamato tecnicamente ordinanza ingiunzione a meno che il debitore/trasgressore non proponga impugnazione e non paghi.
    In questo caso la prescrizione di cinque anni decorrerà dalla notifica dell'ordinanza ingiunzione.
    Nel caso di violazioni al codice della strada, l'ordinanza ingiunzione viene emessa solo nel caso in cui si faccia ricorso al Prefetto, che deve emetterla entro 210 giorni dal ricevimento del ricorso.
  3. cartella esattoriale. Entro i cinque anni successivi alla notifica dell'ordinanza ingiunzione, oppure del verbale di accertamento di violazione del codice della strada, Equitalia su incarico dell'Ente Impositore deve notificare una cartella che ingiunga il pagamento. In alternativa, l'ente impositore può emettere direttamente, senza incaricare Equitalia, una ingiunzione di pagamento.
    Anche questa cartella di Equitalia (o l'ingiunzione di pagamento) va in prescrizione in cinque anni decorrenti dalla data di notifica della cartella medesima se non è seguita dalla notifica di un ulteriore atto chiamato avviso di mora.
    Se, tuttavia, viene notificato detto avviso di mora, la prescrizione della cartella decorre dalla data di notifica dell'avviso di mora ed è sempre di cinque anni.

A proposito della prescrizione delle cartelle per sanzioni amministrative è importante segnalare che Equitalia sostiene - a torto, secondo la giurisprudenza più recente e ormai consolidata - che il termine di prescrizione sia di dieci anni a decorrere dalla notifica della cartella o dell'ultimo avviso di mora e, pertanto, costringe il cittadino a rivolgersi al Giudice al fine di far valere i suoi diritti.

Come difendersi se la cartella di Equitalia è prescritta

Generalmente, la prescrizione della cartella viene fatta valere con l'impugnazione di atti esecutivi che seguono la notifica della cartella stessa (fermo amministrativo dell'auto, pignoramento, etc.). Ma è sempre possibile chiedere ad Equitalia di sgravare la cartella anche prima che sia iniziata l'esecuzione forzata.

Quindi, nel caso che siano decorsi i cinque anni dalla notifica della cartella o dall'avviso di mora, senza che nel frattempo sia iniziata l'esecuzione (es., fermo amministrativo, pignoramento etc.), preciso il comportamento da adottare dal cittadino:

  1. istanza di sgravio ad Equitalia. Prima di rivolgersi ad un giudice, è possibile fare domanda di sgravio direttamente ad Equitalia da inviare a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Di seguito, il modulo di istanza di sgravio.
  2. opposizione all'esecuzione. Se Equitalia non provvede allo sgravio, sarà necessario citare Equitalia di fronte al Giudice di Pace al fine di fare dichiarare la prescrizione. Preciso che in caso in cui l'importo dovuto sia inferiore a € 1.100,00 è possibile rivolgersi al Giudice di Pace senza l'assistenza di un difensore (attraverso una citazione orale oppure utilizzando uno schema di atto di citazione).

Nel caso in cui l'importo sia superiore a € 1.100,00 sarà necessaria l'assistenza di un avvocato ma il Giudice di pace, dopo aver visto la copia della lettera con istanza di sgravio, potrà porre le spese processuali a carico di Equitalia.

29 dicembre 2016 · Gennaro Andele

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