Multe, adesso il ricorso al Prefetto blocca la cartella esattoriale - collegati on line Comune e Prefettura

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«Chi ha fatto ricorso contro una multa e sta aspettando l'audizione del Prefetto, può stare certo di una cosa: prima delle fine di ogni procedimento non verrà verrà emessa  alcuna cartella esattoriale». La Prefettura, dopo tante polemiche, prova a rassicurare le migliaia di romani che dovranno attendere la primavera del 2010 prima di essere ricevuti in via Ostiense per esporre le loro ragioni contro i verbali dei vigili urani. In passato l'Ufficio Contravvenzioni del Comune, spesso all'oscuro dei ricorsi, ha trasformato migliaia di multe in ruoli esecutivi e quindi in cartelle. «Questo non può più accadere insistono in Prefettura I nostri sistemi informatici e quelli del Campidoglio dialogano tra loro. Nel momento in cui si decide una audizione, il computer rende impossibile l'emissione della cartella».

La parola “impossibile”, nel pianeta specialissimo delle multe pazze, suona sempre come un azzardo. Nessuno ad esempio ipotizzava che le prossime audizioni (ce ne sono in programma ben 53 mila) venissero fissate per mancanza di personale a più di un anno da ora. «Ma è stato fatto una grande sforzo afferma Maria Pia De Rosa, una delle dirigenti della Prefettura in via Ostiense Ora il dialogo informatico permette al Comune di sapere se su una certa multa pende un ricorso e se è stata fissata una audizione. Ecco perché ci sentiamo di dare sicurezza ai cittadini. Ai quali voglio ricordare una cosa. In casi particolari, possono chiederci di anticipare le audizioni. Tanto più che spesso gli appuntamenti vanno deserti, perché molti dei ricorrenti non si presentano».I numeri, però, raccontano di una macchina che scricchiola da tutte le parti. Soprattutto da quella del Comune. Basti pensare che sui circa 693 mila ricorsi ricevuti dal Prefetto dalla primavera del 2007 allo scorso 22 settembre, 437 mila sono stati già accolti. L'archiviazione è stata proposta, in “autotutela”, dagli stessi vigili urbani. Questo significa che ben il 63 per cento delle contestazioni contro le multe portano all'annullamento e al discarico del verbale. È una percentuale enorme che fa riflettere e che di sicuro incoraggia i ricorrenti.

Tanto più che almeno una parte delle 53 mila audizioni in “sospeso” si tradurrà in un accoglimento, facendo lievitare ulteriormente numero e percentuale dei ricorsi accolti. «In moltissimi casi sostengono in Prefettura il discarico deciso dai vigili riguarda multe fatte ai varchi della Ztl contro auto ministeriali e di servizio che hanno diritto ad entrare in Centro». Ma nel calderone dei 437 mila ricorsi accolti ci sono, ovviamente, anche verbali senza firma, contravvenzioni ad handicappati, multe infondate per i motivi più disparati.

Le cifre tra l'altro non tengono conto delle migliaia di multe che cadono sotto la scure del Giudice di Pace in via Teulada, che riceve circa 150 mila ricorsi l'anno. Non è azzardato a questo punto ipotizzare che su un totale di circa 1 milione e quattrocento mila multe emesse ogni anno dal Comune, un terzo, circa mezzo milione, diventi carta straccia in tempi brevissimi (altre potrebbero “svanire” una volta divenute cartelle esattoriali). «Ma allora dice l'ex sindacalista Gabriele Di Bella, istruttore dei vigili urbani forse è arrivato il momento che in Campidoglio si rendano conto che questa spettacolare moria di contravvenzioni ha un prezzo economico altissimo. Stampare una multa, imbustarla, notificarla ha un costo di almeno cinque euro. Se poi, nella maggioranza dei casi, ci sono di mezzo le foto fatte ai varchi, la spesa sale. Non dimentichiamo che l'Atac, che gestisce le telecamere, incassa un tot per ogni immagine. Alla fine si tratta di milioni di euro, tre o quattro, difficile dirlo, buttati ogni anno dalla finestra. Ai quali vanno aggiunti quelli che il Comune paga agli avvocati delle migliaia di romani che vincono le cause al Giudice di Pace. Siamo a una media di duecento euro a causa. Non sarebbe giusto ripensare tutto il sistema e renderlo meno folle?».

di Luca Lippera da Il Messaggero

21 ottobre 2008 · Giuseppe Pennuto

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