Multa e tentativo corruzione - La dazione di cinque euro per ciascun agente configura reato di oltraggio più che quello di tentata corruzione

L'informazione ha del vero. Ma non è andata proprio così.

Si tratta di una vicenda in cui, un ragazzo napoletano, per evitare una multa, allunga dieci euro a due agenti della stradale.

L'automobilista, in un primo momento viene denunciato per corruzione.

Il Tribunale locale lo assolve.

Ma è la Corte d'appello di Napoli, il 3 novembre 2011, a ritenere che la condotta debba essere punita in base all'articolo 322 del codice penale.

Questo, perché, la sua condotta era certamente volta ad evitare la contravvenzione.

I legali dell'automobilista allora, ricorrono in Cassazione.

Ed è qui che avviene la svolta.

Infatti, il ragazzo viene assolto e la sentenza ribaltata.

Più precisamente, gli Ermellini, stabiliscono che: l'esibizione di una somma di 10 euro, corrispondenti ad una utilità pari a 5 euro per ciascuno dei pubblici ufficiali operanti e destinatari dell'istigazione, al fine di poter fare loro omettere e quindi in concreto impedire - la preannunciata contravvenzione, per la sua palese irrisorietà, può semmai configurare il reato di oltraggio, per l'offesa all'onore e al prestigio del pubblico ufficiale destinatario della dazione stessa. .

Quindi, il gesto, al massimo poteva essere qualificato come «segno di disprezzo degli agenti», ma non come istigazione alla corruzione.

La tesi difensiva ha colpito nel segno tanto che la Suprema Corte aveva annullato senza rinvio la decisione impugnata.

Ma, come la storia ci ha insegnato, non è sempre così.

In un caso quasi analogo, un autista di Arezzo, dopo lo stop della volante di turno e la minaccia della multa, si era lasciato sfuggire un'affermazione vaga: “Vi dò quello che volete se mi lasciate andare”.

In questo caso, per il Tribunale di primo grado e per la Corte di Cassazione non ci sono stati dubbi: si trattava di un tentativo di corruzione.

La Suprema Corte, infatti, con la sentenza numero 37402 del 17 ottobre 2011 ha stabilito che: Non è, invero, qualificabile come intrinsecamente e originariamente inidonea a integrare il reato contestato, perché astratta, in quanto generica e indeterminata nel contenuto, l'offerta in cui la determinazione dell'oggetto sia rimessa allo stesso pubblico ufficiale che si intende corrompere. Tale offerta, infatti, è concretamente diretta a spingere il destinatario a quantificare lui stesso la somma che intende ricevere quale corrispettivo del mancato compimento dell'atto del proprio ufficio, avviando così la contrattazione illecita tipica della fattispecie corruttiva . Rientra, quindi, senza dubbio nello schema descritto l'offerta avanzata dall'autore al pubblico ufficiale nei termini di cui al caso in esame ("vi dò quello che volete").

Come spesso succede quindi, due pesi e due misure.

Attenzione quindi, se vi viene in mente di corrompere un pubblico ufficiale al fine di evitare una multa.

Sembra infatti conveniente "offrire" piccole somme per evitare inutili condanne penali.

18 febbraio 2013 · Giuseppe Pennuto

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