Multa per violazione del codice della strada - Quando è possibile il ricorso al giudice di pace

E' sempre possibile, in alternativa al ricorso al Prefetto, il ricorso al Giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione al Codice della Strada.
Il ricorso va presentato entro 30 giorni dalla contestazione su strada o dalla notifica della multa, sempre che non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi consentiti.

Il ricorso al Giudice di pace può essere proposto anche dopo l'esito negativo del ricorso al Prefetto. Iil termine è sempre di 30 giorni dalla notifica dell'ordinanza-ingiunzione.

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  • marco signa 15 gennaio 2010 at 14:17

    Dalla “gabella” all'assurdo. Il contributo imposto dalla Legge Finanziaria ai cittadini che ricorrono contro le multe ben 38 euro sta precipitando nel baratro del paradosso. Il Giudice di Pace di Roma, non essendoci né un decreto né una circolare del Ministero della Giustizia, ma solo una norma dello Stato che chiede soldi, ha deciso di “lavarsene le mani”.

    Non sembri un gioco di parole: la tassa è dovuta ma, in fondo, non lo è. «Quando i cittadini vengono a presentare il ricorso dicono agli sportelli facciamo presente che servono marche da bollo per l'importo richiesto. Ma se qualcuno si “intigna”, se un avvocato si impunta, dobbiamo accettare la pratica anche senza. Il mancato versamento non implica la irricevibilità dell'atto. O almeno nulla lo dice esplicitamente». La cosa, ovviamente, promette “disastri”.

    Gli uffici di via Teulada, grazie a internet (ora è possibile fare molte pratiche on-line, ndr), stavano tirando un sospiro di sollievo. La tagliola del contributo, voluto dal Ministero della Giustizia, adottato dal Governo attraverso il Parlamento, accettato dall'opposizione, è l'ennesima follia nel mondo delle multe pazze.

    Il pagamento è dovuto in teoria dallo scorso 2 gennaio. «Ma il problema è grosso ammette Alfredo Blasi, il coordinatore dell'ufficio-alveare vicino a piazzale Clodio Abbiamo chiesto al Ministero una circolare chiarificatrice. In mancanza il Governo dovrebbe adottare un decreto. In un modo o nell'altro bisogna che qualcuno agisca.

    Questa vicenda crea ulteriore confusione e non sarà così semplice affrontarla: tutte le norme che in passato hanno dichiarato la irricevibilità di un atto a fronte di un mancato contributo sono state dichiarate illegittime».
    Gli impiegati in via Teulada sono disorientati. Figurarsi i cittadini. Da quando è stato introdotto il contributo si ripetono scene lunari.

    Molti cittadini non sanno nulla della “gabella sui ricorsi” e cadono dalle nuvole. «Trentotto euro? protestano agli sportelli Ma che dite?». Ci sono persone che si infervorano, altre che se ne vanno con la coda tra le gambe rinunciando al ricorso, altre ancora che fanno capannello: «Che schifo, che vergogna!». Ma a questo punto l'interrogativo che supera tutto, perfino l'indignazione, è un altro: piegarsi e pagare il contributo oppure “intignarsi”? «Molti si stanno rifiutando di pagre rivela Blasi e non possiamo farci nulla».

    La risposta agli interrrogativi, in un pianeta “marziano” come quello delle multe, non è semplice. «Se il cittadino dice di non voler pagare sottolinea il coordinatore del Giudice di Pace siamo costretti ad annotare la cosa a margine del ricorso. Il che significa che verrà fatta una segnalazione all'Agenzia delle Entrate e che l'Erario potrebbe mettersi in moto per recuperare il contributo (i 38 euro, ndr) non versato».

    Detto in altri termini, lo scenario è questo: chi si rifiuta di versare la “tassa” sui ricorsi potrebbe ritrovarsi, in futuro, con una nuova cartella esattoriale da parte dello Stato, magari contestandola.

    Il rischio, conoscendo l'appetito dell'Erario, è concreto. «Esporre i clienti a un pericolo del genere non è responsabile sottolinea l'avvocato Flippo Carusi, da anni in prima linea nella guerra contro le ingiustizie delle “multe pazze” Quindi, sebbene a malincuore, bisogna pagare. Ma questa vicenda è una follia oltre ogni limite. Faccio un esempio. Per le cause ordinarie sotto i 1033 euro la legge chiede un contributo di trenta euro. Una circolare del Ministero chiede, per le multe, trenta euro più una marca da otto. Risultato: impugnare una contravvenzione al Giudice di Pace costa più che fare una causa ordinaria. Il quale Giudice di Pace, è bene ricordarlo, fu istituito con l'idea di garantire l'accesso gratuito alla Giustizia. Non ci sono più parole».

    Sempre che si voglia tralasciare la “perla” della storia. In via Teulada continuano ad arrivare per posta migliaia di ricorsi. Nelle buste, ovviamente, non ci sono né soldi né marche da bollo. Nessuno al Giudice di Pace sa che pesci prendere. «Boh! sbotta un impiegato questo è un Paese di matti». di Luca Lippera Il Messaggero

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