Multa annullata con giustificazione del furto del casco - il giudice di pace ha accolto il ricoso

Il giudice di pace di Agrigento con la sentenza numero 489/12 ha annullato una multa elevata nei confronti di un centauro trovato dalla volante senza il casco.

Il giovane ha addotto come giustificazione il fatto di essere stato appena derubato dell'accessorio di protezione (lasciato sul mezzo mentre era in farmacia) e che si stava recando a casa a prenderne un altro di riserva, prima di andare dai carabinieri per denunciare il furto.

Secondo il giudice, il motociclista ha agito supponendo di trovarsi in stato di necessità.

Sebbene la situazione fosse meno grave rispetto a quanto ritenuto dal conducente, tuttavia nell'ambito delle sanzioni amministrative (come quelle derivanti dalla violazione del codice della strada) valgono le stesse cause di giustificazioni previste dal codice penale.

E pertanto si deve applicare lo stato di necessità: in particolare, il giudice ha applicato l'esimente nella forma putativa.

La rilevanza dell'errore sull'esistenza della causa scriminante, pur non essendo espressamente prevista con norma analoga all'articolo 59 codice penale, va comunque ritenuta sussistente (in analogia dell'articolo 3, secondo comma, legge 689/81), laddove esclude la responsabilità nel caso di errore sul fatto non determinato da colpa.

In pratica si può ottenere l'annullamento della contravvenzione stradale dimostrando di aver agito in stato di necessità oppure di aver ritenuto erroneamente (ma senza colpa) di trovarsi in un effettivo stato di necessità, anche se non sussistente.

La multa può essere quindi annullata.

Bisogna comunque sempre tenere conto che alcune "originali" sentenze dei giudici di pace vengono poi impietosamente ribaltate in Cassazione.

17 gennaio 2013 · Andrea Ricciardi

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