Multa per grattino scaduto - la cassazione

Peraltro, su questo punto si era già espressa la Corte di Cassazione, che con la sentenza 23543/2009, aveva stabilito che: Quale che sia la natura (se di corrispettivo, tassa ect.) del pagamento imposto per la sosta a "tempo", è certo che l'omesso pagamento di quanto dovuto in ragione della protrazione della stessa oltre il periodo indicato nel titolo esposto, configuri l'inosservanza di una prescrizione o limitazione attenente alla relativa "durata" (espressamente contemplata dall'articolo 7 C.d.S., comma 1, lettera f) con conseguente sanzionabilità della relativa inosservanza ai sensi dello stesso articolo 7, comma 14, indipendentemente dalla sussistenza di possibilità d'intralcio o di pericolo alla circolazione. D'altra parte le modalità, legittimamente prescritte, di regolamentazione della sosta "onerosa" in relazione al tempo, comportano "in re ipsa" l'onere per l'utente di prevederne la durata e regolare il pagamento anticipato in relazione alla relativa previsione con conseguente abusività, non necessitante di alcun espressa e pubblicizzata comminatoria (derivando la liceità della relativa condotta dall'osservanza delle regole menzionate) di "penali" e simili, non essendo prevista siffatta pubblicità da alcuna specifica disposizione codicistica o regolamentare.

Questo, rifacendosi sulla pronuncia 14736 del 2006, che sanciva: in tema di violazioni al codice della strada , l'irrogazione, da parte del Comune, di una sanzione amministrativa in caso di parcheggio dell'autovettura senza esposizione del tagliando comprovante il prescritto pagamento non è preclusa dal fatto che il parcheggio sia gestito in concessione da un privato e che per il mancato pagamento del posteggio sia prevista dal concessionario una specifica penale, la quale attiene esclusivamente al rapporto privatistico fra utente e concessionario e non costituisce una alternativa al potere sanzionatorio dell'ente pubblico

Nel caso in questione, i giudici di Piazza Cavour, avevano accolto il ricorso di un amministrazione comunale, contro un giudice di pace, che, in tema di "grattino scaduto", aveva professato l'illegitimità della contravvenzione e annullato la multa ad un automobilista.

La Suprema Corte, infine, l'ha condannata al pagamento di 400,00 euro e delle spese processuali.

Forse, era meglio pagare i 24,00 euro iniziali, o al massimo, per la prossima volta, munirsi di un cronometro.

11 aprile 2013 · Gennaro Andele

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