Microcredito » Il governo del Bangladesh nazionalizza la Grameen Bank

Microcredito » Il governo del Bangladesh nazionalizza Grameen Bank

Erano diventati famosi per aver fornito piccoli incentivi a milioni di donne per togliere le loro famiglie dalla povertà grazie al microcredito: insieme avevano vinto il Nobel. Ma ormai il fondatore della Grameen Bank, Muhammad Yunus, e la sua creatura finanziaria insignita con lui del Premio ex equo, sono separati per sempre, almeno dal punto di vista legale.

Il governo del Bangladesh su decisione della premier progressista Sheikh Hasina ha infatti posto la Grameen, istituto bancario con finalità di microcredito, sotto la totale supervisione della Banca centrale e quindi del suo gabinetto, con tutti i 9 milioni di beneficiari dei prestiti dei quali il 96 per cento donne.

Sarà l'inizio della fine. E noi non dovremo permettere che succeda. Queste le parole di Yunus.

Inoltre, ha ricordato che l'Istituzione pioniera del microcredito su larga scala era stata creata come una banca di proprietà di donne povere, e gestito da donne povere.

La sua struttura giuridica non ha mai permesso alcuna interferenza di qualsiasi tipo del governo.

Ma nonostante le ragioni del premio Nobel e dei suoi sostenitori, sarà difficile evitare ora un cambio di rotta nella politica dei prestiti ai poveri e nelle attività collaterali per le aree rurali, come la rete di telefonini a basso costo messe in piedi dalla Grameen, col rischio di favoritismi personali anche a non aventi diritto in cambio di voti e consenso.

Era una mossa attesa e temuta fin da quando negli anni scorsi la partecipazione pubblica nel
consiglio d'amministrazione della Grameen era aumentata dal 3 al 25 per cento, e Yunus era stato costretto a pensionarsi mentre i suoi uomini venivano uno alla volta allontanati dai vertici.

Pesanti accuse pubbliche del governo descrivevano l'ex eroe nazionale come evasore fiscale e titolare di conti esteri segreti, nepotista e addirittura sanguisuga dei poveri.

Quest'espressione fu coniata personalmente dalla principale responsabile dell'esproprio della Grameen, la premier Sheikh Hasina, che aveva un conto in sospeso con Yunus fin dal 2007, quando l'ex professore universitario e banchiere appena fresco di Nobel tentò di creare un suo partito politico e prendere le redini del Paese islamico sfruttando lo stato d'emergenza.

La decisione di Yunus di scendere in campo fu criticata non solo dagli avversari politici, ma anche dai sostenitori del microcredito puro, secondo i quali fu una mossa di presunzione in un Paese dominato alternativamente da due dinastie familiari potenti e ramificate.

Infatti il suo Partito abortì prima di nascere per mancanza di consensi, e si attirò l'ostilità della futura premier Hasina, una sua ex ammiratrice passata dagli arresti domiciliari durante l'emergenza alla poltrona di capo del governo con due terzi dei voti.

Contemporaneamente molti tra gli stessi beneficiari dei prestiti accusarono la Grameen di adottare un meccanismo di recupero crediti quasi simile a quello delle banche commerciali attraverso i pignoramenti e di applicare tassi d'interesse sempre più alti.

Ma al di là degli errori personali del padre-fondatore e le pecche del suo sistema nella fase d'applicazione, il colpo di mano che pone la Grameen sotto il controllo della maggioranza politica pregiudica di fatto un modello che bene o male è stato copiato in tutto il mondo, e ha visto salire a ogni latitudine i clienti poveri o poverissimi dai 7 milioni iniziali agli attuali 190 milioni, compresi quelli di Paesi un tempo benestanti come l'Italia e la Spagna.

Il fatto che il governo abbia aperto le porte per prendersi il 100 per cento del controllo della banca, rappresenta un serio danno in Paesi come il Bangladesh dove politica e amministrazione si confondono".

Continua Yunus: Mi spezza il cuore e spezza il cuore di chiunque altro abbia lavorato alla Grameen per 37 anni.

Alla sua profezia di sventura, ha replicato il ministro delle Finanze A. M. A. Muhith:La Grameen sarà gestita meglio in sua assenza, ha assicurato.

E per rassicurare chi teme lo snaturamento dello spirito iniziale, il governo ha giurato che il 75 per cento della proprietà resta dei beneficiari dei prestiti.

Il Consiglio di amministrazione dovrà però richiede il parere della banca centrale e del governo per ogni atto significativo.

Voi che ne dite?

8 novembre 2013 · Patrizio Oliva

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