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Credo di essere purtroppo l'ennesima vittima di una sentenza di separazione punitiva nei confronti dei padri

  • mirko226 1 maggio 2015 at 16:37

    Credo di essere purtroppo l'ennesima vittima di una sentenza di separazione punitiva nei confronti dei padri. A fronte di uno stipendio di circa 2000 euro al mese per 14 mesi mi sono visto "affibbiare" un assegno di mantenimento per le mie 2 figlie di euro 800 mensili più la corresponsione di una mezza rata di mutuo di euro 600 + spese extra.

    In soldoni mi escono 1400 euro al mese + mediamente 100 euro mensili di spese extra (scuola, gite, apparecchi etc.). La mia ex moglie lavora e guadagna circa 1400 euro per 14 mesi. Lei vive nella casa coniugale ed è proprietaria al 100% di altre 2 case interamente pagate di cui una affittata a 500 euro mensili.

    Io mi sono rifatto una famiglia e ho un'altra bimba ma che in questo modo non riesco a mantenere. Come posso difendermi da una sentenza così iniqua? Che succede se le verso solo gli 800 euro per le bimbe e basta?

    • Simone di Saintjust 1 maggio 2015 at 18:11

      Senza entrare nel merito della decisione adottata dal giudice, che meglio di chiunque altro ha preso visione delle carte e analizzato la situazione familiare prima dell'intervenuta separazione, mi limito solo ad osservare che la possibilità di crearsi una seconda famiglia, dopo il fallimento del primo matrimonio, è oggi un lusso che non tutti possono permettersi di sostenere.

      Per quanto attiene la prospettata intenzione di versare solo parzialmente l'importo dell'assegno di mantenimento fissato dal giudice a favore delle figlie e del coniuge separato, non ci vuole un professionista della materia per ricordare che al coniuge separato assegnatario sarebbe sufficiente avvalersi della sentenza di separazione giudiziale per notificare, con l'assistenza di un procuratore legale alle prime armi, un precetto al datore di lavoro del coniuge obbligato al fine di ottenere il pignoramento dello stipendio netto percepito fino al soddisfacimento del credito alimentare.

      L'unico argine che potrebbe limitare l'entità del prelievo forzoso è la circostanza che gli eventuali importi impegnati per una cessione del quinto in corso e per altri pignoramenti esattoriali ed ordinari concorrenti, insieme a quello di natura alimentare per il quale si procede, non possano superare la metà dello stipendio netto percepito dal debitore inadempiente.

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