Mantenimento » Nessuna spesa straordinaria per il figlio specializzando

Dal padre separato o divorziato né mantenimento né spese straordinarie al figlio specializzando.

Infatti, dopo il divorzio, il genitore onerato a versare l'assegno di mantenimento, e a contribuire al 50 per cento alle spese straordinarie nei confronti del figlio maggiorenne, deve essere sollevato da detti obblighi laddove il giovane consegua l'accesso a una scuola di specializzazione universitaria, la quale, pur prevedendo un rapporto a termine, assicura entrate non saltuarie e non risulta assimilabile a una mera borsa di studio.

Questo, riassunto in breve, l'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con sentenza 18974/2013.

Mantenimento per figlio specializzando: osservazioni sul verdetto

La Suprema Corte, con la sentenza in esame, ha posto un freno al mantenimento per figli maggiorenni.

Esso era ritenuto finora valido finchè gli stessi non fossero stati in grado di occuparsi in modo autonomo del loro sostentamento, per mezzo di un impiego stabile ed adeguato alle capacità ed alle prospettive di crescita professionale correlate al percorso di studi effettuato.

Gli ermellini, invece, con la decisione in commento cambiano rotta, andando in assoluta controtendenza rispetto al proprio orientamento consolidato, espresso in precedenza e consacrato in molteplici sentenze.

Pertanto i figli maggiorenni e disoccupati non vantano più un diritto al mantenimento assoluto. Risulterà ora sufficiente che il figlio percepisca un compenso, seppur contraddistinto dalla precarietà, come ad esempio quello relativo ad un contratto di formazione previsto durante un periodo di specializzazione, a far venir meno l'obbligo di mantenimento gravante sui genitori dello stesso specializzando.

Per stoppare il mantenimento sarà sufficiente anche la sottoscrizione di un contratto di specializzazione, contraddistinto da una preventiva determinazione della durata.

Il caso

Addio bamboccioni. Bocciato il ricorso della madre del ragazzo: il padre non deve più pagare al figlio l'assegno mensile né il 50 per cento delle spese straordinarie.

Il giovane è entrato nella scuola di specializzazione di chirurgia vascolare e guadagna 25 mila euro l'anno, abbastanza per configurare l'indipendenza economica.

È vero: lo specializzando in base al contratto con l'Università non ha affatto titolo per entrare nel servizio sanitario nazionale ma svolge comunque le stesse prestazioni dei dipendenti pari grado del policlinico.

E soprattutto ha entrate economiche non saltuarie né precarie, almeno fino alla scadenza del contratto.

Altro che semplice borsa di studio, come sostiene la madre. Conta comunque nella revoca dell'assegno anche la considerazione delle condizioni economiche del padre. Spese di giudizio compensate.

8 gennaio 2014 · Giorgio Martini

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