Mantenimento e separazione: legittimità dell'accertamento fiscale sui redditi del coniuge obbligato

Intervenendo in questo ambito la Commissione tributaria regionale di Firenze, con la sentenza numero 27/2013, ha stabilito la legittimità dell'accertamento fiscale sui redditi in nero del contribuente, avviato a seguito di un'indagine partita dal giudice del divorzio sui conti correnti bancari del coniuge obbligato.

Nel caso in questione, un uomo, per non aver voluto riconoscere, alla ex moglie, un assegno proporzionato alle proprie condizioni economiche, ha visto avviare nei suoi confronti, proprio su autorizzazione del giudice del divorzio, un'indagine da cui la finanza ha appurato l'esistenza di redditi in nero.

E così è scattato l'accertamento fiscale.

A parere dei giudici della Corte Territoriale, pertanto, le indagini autorizzate dal guide del divorzio sono proprio dirette a individuare attività non dichiarate e fiscalmente rilevanti: pertanto tutti i conseguenti accertamenti del fisco devono ritenersi legittimi.

In parole povere, come accennato, l'aumento del contributo al mantenimento può essere riconosciuto da ungiudice solo nel caso in cui sia provato un aumento del reddito del padre rispetto al momento in cui è stato stabilito il suo ammontare da parte del Tribunale.

28 ottobre 2013 · Andrea Ricciardi

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