Mal di debiti - Gianpaolo Luzzi intervistato da "l'Espresso", parla della prima "debt agency" italiana

Il lavello della cucina straripa di stoviglie sporche, bucce di mandarini e mozziconi. Accanto, sul tavolo, gli avanzi della cena di ieri e cumuli di posta mai letta. Aldo, 45 anni, tuta da ginnastica e barba di tre giorni, accende l'ennesima sigaretta: "Non ce la faccio a seguire la casa", dice. "Non ce la faccio a seguire niente...".

Fino al 2007, racconta, non ha mai avuto problemi economici. Viveva nell'hinterland milanese con la moglie (ragioniera, stipendio 1.100 euro) e la figlia di sei anni, e lavorava a pieno ritmo: "Il pomeriggio come operaio in una conceria e la notte sul furgone, a distribuire giornali nelle edicole". Totale: 2 mila 500 euro al mese. Abbastanza per acquistare questo bilocale con un mutuo da 200 mila euro. E per ottenere, a breve distanza, altri due prestiti: "il primo da 3 mila euro per un televisore, il secondo da 5 mila per una Fiat Multipla usata".

Spese allora sostenibili e adesso devastanti. Nel giro di un anno, per Aldo è cambiato tutto. La conceria ha perso clienti e gli ha tagliato la paga. La società per cui distribuiva i giornali è fallita. E in parallelo è deragliata la sua famiglia: settimana dopo settimana, rata dopo rata. Versamento dopo versamento non rispettato.

Fino al disastro attuale, con i risparmi sottozero e la moglie in esaurimento nervoso, tornata con la bambina dai genitori ottantenni. "E ora?", si chiede Aldo. "Voglio pagare, sto cercando di uscirne. Ma non ci riesco. Le finanziarie mi hanno bollato come cattivo pagatore. Il conto in banca è chiuso e in giro non c'è lavoro: c'è solo crisi, un mare di crisi. Chi può salvarmi?".

Una scorciatoia non esiste. Anche perché l'uomo in giacca e cravatta che gli è seduto di fronte, e lo ha ascoltato finora, non è un suo vecchio amico. E nemmeno un parente stretto. È un recuperatore di crediti, invece. La persona a cui questa mattina deve restituire i soldi. E alla quale non sa cosa raccontare, se non l'angoscia di trovarsi spalle al muro.

"Una condizione sempre più diffusa", dice Fabio Picciolini, segretario nazionale di Adiconsum (Associazione in difesa di consumatori e ambiente): "Gli ultimi dati dell'Istat mostrano che in Italia ci sono 2 milioni 653 mila famiglie povere. Un numero enorme, ma che non deve sorprendere. Basti pensare che, dal 2002 a oggi, i prezzi al consumo sono saliti del 16 per cento. E che gli stipendi, in parallelo, sono rimasti al palo. Se a ciò aggiungiamo la crisi in atto, e l'indebitamento delle famiglie pari a 525 miliardi di euro, diventa comprensibile che il tasso di insolvenza cresca. Inesorabilmente".

"La situazione è pesante", conferma Marco Recchi, segretario generale di Unirec (Unione nazionale imprese di recupero, gestione e informazione sul credito): "Il Paese è in sofferenza e l'unica via per riscuotere i debiti, paradossalmente, è aiutare i debitori: diventare loro consulenti, analizzare le criticità e trovare insieme una soluzione". Per questo, aggiunge Recchi, i recuperatori sono un termometro infallibile della débâcle economica.

E sempre per questo, affiancarli nel loro lavoro, seguirli per tre settimane dalla mattina alla sera, dal Piemonte alla Sicilia, dalla Campania all'Emilia Romagna, dal Lazio alla Lombardia, è un'esperienza impressionante. Un viaggio nella disperazione dove tabelle e statistiche si trasformano in storie reali. Nelle lacrime degli imprenditori a rischio fallimento. Nelle ansie dei trentenni impiccati ai mutui. Nell'esasperazione di anziani vittime delle bollette e delle carte revolving.

"Gli italiani stanno soffocando. O meglio: si aggrappano ai soldi altrui, e quando cadono si fanno male", dice Leopoldo Dragonieri, 47 anni, recuperatore in Puglia ed Emilia Romagna. La sua monovolume, alle otto della mattina, è già per strada. Punta verso Brindisi, oggi, diretta a un capannone dove si costruiscono porte e finestre. Ad accoglierlo c'è il titolare, un quarantenne palestrato che lo accompagna in ufficio.

"La situazione è delicata...", esordisce il recuperatore. L'uomo infatti ha tre leasing: il primo per un camion da 60 mila euro, il secondo per un'attrezzatura tecnica da 20 mila, il terzo per un pulmino da 30 mila. E non sta pagando le rate. "A questo punto", dice Dragonieri, "le strade sono due: o salda le rate, o restituisce i mezzi. Altrimenti rischia una querela per appropriazione indebita".

Il tono è pacato, i modi impeccabili. Ma il titolare perde la testa: " Non potete impedirmi di lavorare! Non potete distruggermi! Sapete perché non saldo le rate? Ve lo spiego io, il perché... Ho fatto un lavoro da 100 mila euro per un'impresa di costruzioni e non ho visto un soldo. Poi ho lavorato per un comune del Salentino, e pure qui non hanno pagato. Non paga più nessuno, in questo schifo di paese, lo volete capire?».

Dopodiché inizia a singhiozzare, pesta i pugni sul tavolo e si scusa con il recuperatore.

Alla fine Dragonieri incassa parte della somma in assegni. E si accorda per tornare cinque giorni dopo. Ma è comunque pessimista: "Mi ripresenterò e i soldi non ci saranno ancora", dice. "Il titolare sta mentendo, anche a se stesso. E non è l'unico. Molti imprenditori giurano che il peggio è passato, che aggiusteranno tutto e subito. Poi la situazione precipita e la verità salta fuori ".

Esemplare, in questo senso, è il caso del titolare di una piccola azienda dolciaria ligure. A marzo 2008 ha sottoscritto un leasing da 80 mila euro per una Bmw. I primi mesi ha pagato regolarmente, poi ha smesso. «Allora gli ho telefonato per fissare un appuntamento», dice un esattore. « ma ha finto di essere il segretario ..."

Cosa succede, in concreto, se un italiano non paga i debiti? Quali sono le conseguenze reali, se le rate si moltiplicano e nessuno le liquida?

" Dipende", dice Recchi: "Nel caso di un finanziamento personale, o del credito al consumo, dopo qualche mese la finanziaria pretende la restituzione dell'intera cifra erogata (per la cosiddetta "decadenza del beneficio del termine"). Dopodiché, se la situazione non si sblocca. partono l'azione legale e i pignoramenti. Quanto ai leasing, l'atto finale è la risoluzione del contratto e la riconsegna del bene. Oppure, se il bene non torna alla società che lo possiede, si arriva alla denuncia per appropriazione indebita".

Tutto questo, va da sé, impatta con i ritardi della giustizia italiana. E con una logica di base: le banche, o le finanziarie, non scatenano guerre legali per poche migliaia di euro. Preferiscono agire velocemente, e in via stragiudiziale, incaricando del recupero società esterne specializzate (609 in Italia, di cui 152 iscritte a Unirec).

Le quali a loro volta stressano i tempi, perché più il debito è fresco, più elevata è la percentuale di successo. E questo, per usare un eufemismo, non facilita la situazione di chi è schiacciato dalla crisi. La esaspera, invece, sommando disperazione a disperazione.

"L'errore più grave", sottolinea Angelo Mignosi, 44 anni, recuperatore a Palermo. "sarebbe approcciare tutti i debitori con lo stesso presupposto: tu non paghi  perché non vuoi pagare -  In verità, dice, «ci sono famiglie e aziende che vorrebbero saldare, eccome, ma non possono veramente"

Si riferisce, per esempio, al trentenne che ha visitato ieri. «Aveva un negozio di fiori e manteneva tranquillamente la moglie e i due figli piccoli ». Poi il negozio è fallito e lui è crollato sono un finanziamento da 10 mila euro. «Era una scena tristissima: firmava cambiali con i bambini in braccio... Almeno, però, ha avuto la dignità di affrontare il problema».

Ancora più desolante, sono questo profilo, è una storia che s'incontra al quartiere Borgo Nuovo, periferia ultra popolare di Palermo.

Questa volta la persona in difficoltà è una trentenne minuta con il volto pallido. Il suo incubo, da mesi, è un finanziamento da 25 mila euro ottenuto lo scorso maggio. Le rate sono da 500 euro, ma nessuno le paga. «La pratica scade fra pochi giorni», avverte Mignosi, «poi le carte tornano alla finanziaria e si passa alle vie legali». Il consiglio è di sbloccare la situazione, di tamponarla con un assegno.

La ragazza non ascolta: è assente, tiene lo sguardo basso. E quando lo rialza, è per spiegare in lacrime la verità: «Io non c'entro con questi soldi, dice, «non ho preso un centesimo di questo finanziamento. Ho fatto da prestanome a mio suocero: ho creduto a lui, e al progetto di aprire un ristorante». Un locale, spiega, che ha finto di avviare, tenendosi i soldi e trascurando le rate.

«Sa che è illegale, fare da prestanome?», chiede Mignosi. «Sì», ammette la donna. Lo sa bene. «Però dobbiamo arrangiarci, in qualche modo...». Il marito, dice, lavorava in un chiosco di benzina che ha chiuso. Lei ha un bambino di un anno, nell'altra stanza, e il miraggio del ristorante aveva conquistato tutti i parenti.

«Rischio la prigione?», chiede impaurita.

La risposta è «No: rischia di rovinare la sua famiglia, se non interviene subito». «Il debito», scrive Gianpaolo Luzzi nel saggio "Come non pagare i debiti e vivere felici"  edito da FrancoAngeli, «può trasformarsi in una tigre»; una bestia che fagocita «serenità, salute, unità familiare e la tua stessa vita, se sei tra i milioni di persone che si sono fatte attrarre, condizionare e travolgere».

Ormai, aggiunge Luzzi, è spaventosa la facilità con cui una famiglia finisce gambe all'aria: «Basta un piccolo mutuo, il licenziamento di un coniuge, magari l'apparecchio ortodontico per il figlio, e ci si trova davanti ai recuperatori».

Lui stesso, tra l'altro è un recuperatore,  ma lo scorso settembre ha contribuito alla nascita di un nuova iniziativa: «Si chiama Liberi dai debiti, ed è la prima debt agency italiana».

L'obiettivo, ovviamente, è sostenere i debitori. A 360 gradi e per tutto il tempo necessario: «Quantificando con precisione il debito, trattando con i creditori, e arrivando il prima possibile a un accordo».

Una realtà interessante, dicono gli addetti ai lavori. «Anche perché l'indebitamento, nella nostra società, è una macchia imperdonabile», sottolinea lo psicologo Daniele Tannini, esperto in dinamiche dei consumi. «Gli amici ti isolano, i parenti ti criticano e l'autostima svanisce, scaraventandoti in una confusione totale».

«Detto questo», dice Nazareno D'Atanasio, titolare della società di recupero Maran, «bisogna anche ammettere che gli italiani non sanno indebitarsi. O almeno: spesso sbagliano strategia». Quello che manca, a suo avviso, «è la cultura del debito a lungo termine, la pianificazione scientifica».

E altrettanto vale per gli extracomunitari, sempre più propensi ad accumuli di finanziamenti e mutui. Con un'aggravante: «Il terrore che gli tolgano il permesso di soggiorno, per il quale sono disposti a fare qualunque sacrificio».

Prima di Natale, racconta per esempio Loredana Scarlatti (recuperatore attivo tra Piemonte e Lombardia) è stata pagata da un'operaia senegalese in cassa integrazione con 25 mila euro di debiti, il marito clandestino nascosto in casa e un figlio a carico.

Un altro recuperatore Lazio, invece, è entrato nell'appartamento di due anziani italiani, e ha trovato giusto il letto e la cucina economica: «Il resto era già stato pignorato».

Ma la storia più dolorosa si incontra a Torino, in una palazzina dignitosa poco lontana dal centro. A raccontare il tunnel dei debiti, questa mattina, è una giovane coppia disoccupata. Mesi fa, quando ancora lui lavorava in un'azienda tessile, ha chiesto un prestito di 10 mila euro.

«Per ristrutturare l'appartamento», lo giustifica la ragazza. Ma non è questo il punto. Mentre parla, la donna ha in braccio un bambino di due anni con la febbre alta, che piange e tossisce senza interruzione. Il recuperatore cerca di svolgere il suo lavoro, fa moltiplicazioni con la calcolatrice e ipotizza i tempi di rientro. Ma alla fine si preoccupa per il bambino: «Lo avete portato da un dottore?», chiede.

«No», risponde la madre. «Abbiamo troppa paura che ce lo tolgano, se scoprono quanto siamo poveri ...».

di Riccardo Bocca da L'Espresso

30 gennaio 2009 · Patrizio Oliva

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  • antonio 25 novembre 2009 at 20:21

    sono inseguito dai debiti da 4 anni,qualcosa sono riuscito a togliermi e stupidamente ci sono ricaduto,la crisi mi sotterra di insicurezze e ansie,dormire dormo ma la vita l'ho messa da parte,non so come muovermi,vorrei una persona ingamba che sappia come muoversi su questo campo e mi trovi la soluzione per me.......non ho una macchina,una casa,una donna da amare e neanche amici,la mia famiglia mi vede come un'exstraterrestre,voglio liberarmi e disintossicarmi da questa droga chiamata DEBITO!!

    • c0cc0bill 25 novembre 2009 at 23:04

      Il probelma, caro sig. Antonio, è che in questo campo le persone in gamba capaci di disintossicare la gente da questa droga, chiamata DEBITI, si fanno pagare e profumatamente.

      Dunque si finirebbe solo per aggiungere un'altro debito a quelli già esistenti.

      Le suggerisco di visitare questa sezione e di scegliere qualche lettura.