L'indebitamento degli italiani

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Secondo il Bollettino economico della Banca d'Italia pubblicato a ottobre 2007 "il debito delle famiglie, pur continuando a crescere a ritmi elevati, ha rallentato al 10,3% nei dodici mesi terminati nel giugno del 2007, anche per effetto del rialzo dei tassi a breve termine in atto dall'inizio del 2006".

Sono quindi le recenti turbolenze nei mercati finanziari ad aver condizionato questa "lieve restrizione" dei criteri adottati per l'erogazione dei prestiti a imprese e famiglie.

Numeri alla mano, hanno decelerato sia i mutui per l'acquisto di abitazioni (9,5% sui dodici mesi precedenti, contro 12,6% nel dicembre del 2006), sia il credito al consumo (9,9% contro 13%). Nello scorso giugno il rapporto tra debito e reddito disponibile ha quasi raggiunto il 49%, quasi il 2% in più rispetto alla fine del 2006.

Inoltre, gli oneri sostenuti dalle famiglie per il servizio del debito (pagamento degli interessi e restituzione del capitale) sono saliti al 7,3% del reddito disponibile nei dodici mesi terminati a giugno, quasi mezzo punto in più rispetto a dicembre 2006. "L'incremento - afferma il Bollettino - è in parte dovuto all'aumento dei tassi verificatosi nell'anno in corso".

In generale, rallentano i prestiti a breve, "soprattutto quelli nei confronti di società finanziarie", mentre quelli a medio-lungo termine "sono trainati dalla domanda di fondi per l'acquisto di abitazioni".

La crescita ad agosto sale al 12,2% se si calcolano anche gli attivi bancari cartolarizzati che "continuano a finanziare l'economia, sebbene fuoriescano dai bilanci bancari", ha concluso Bankitalia.

I finanziamenti bancari alle famiglie italiane continuano a correre, invece, secondo ABi e Assofin, superando i 353 miliardi di euro a giugno 2007 per un aumento di circa il 9% sullo stesso periodo 2006. Sono dati emersi dal convegno "Credito alle famiglie" promosso dall'Associazione bancaria italiana in collaborazione con Assofin a fine ottobre.

Il credito al consumo ha registrato un incremento del 17,5%, pari a 93,8 miliardi di euro, e il credito fondiario residenziale il 10,8% a 289,8 miliardi di euro.

Un rialzo che ha interessato sia per il credito al consumo, che è salito di circa il 17,5% attestandosi a 93,8 miliardi, sia quello finanziario residenziale che è aumentato di oltre il 10%.

Nonostante questo trend di crescita, che risulta comune ai principali paesi europei (ad esclusione della Germania), l'Italia registra tuttavia un divario dimensionale con i maggiori concorrenti. Confrontando il rapporto tra le consistenze del credito al consumo ed il Pil nel 2006, il BelPaese segna il 5,8%, contro il 7,5% della Francia, il 9,4% della Spagna, il 9,9% della Germania ed il 16,5% del Regno Unito.

Stesso discorso sul credito fondiario residenziale in rapporto al Pil: l'Italia ha superato di poco il 18%, contro il 32,2% della Francia, il 51,3% della Germania, il 58,6% della Spagna, l'83,1% della Gran Bretagna e oltre il 111% dell'Olanda, con una media Ue intorno al 50%.

I mutui in Italia

Sono 3,5 mln di mutui per un valore di 270mld di euro 215 dei quali per la prima casa.
Secondo uno studio de Il sole 24 ore del 12/11/07, in città come Ragusa, Catania, Napoli Bari Sassari, Pescara e Siracusa la rata del mutuo pesa per oltre il 40% sul reddito medio delle famiglie. Va meglio al nord con le solite province Vercelli (13,7%), Aosta, Sondrio per chiudere con la ricca Bolzano (10.7%). In media un quarto del reddito delle famiglie italiane è assorbito dal reddito.

L'Abi conferma che i tassi dei nostri mutui sono i più alti dagli ultimi 5 anni: 5,71% ad ottobre, mentre nel 2005 si era registrato il minimo storico: 3,58% (e un anno fa erano ancora al 4,74%). Questo significa che chi si è indebitato con i tassi variabili negli anni passati, oggi spende molto di più: le cifre oscillano dai 160 euro l'anno per un mutuo di 100mila euro a 650 euro per uno di 200mila (ma secondo altre opinioni l'aumento mensile può essere a tre cifre).

Ma a quanto ammonta il vantaggio economico conseguito da quella stessa persona rispetto al tasso fisso negli stessi anni? E perché in Europa, mediamente, i mutui costano un punto percentuale in meno? Negli ultimi tre mesi, forse a causa del molto parlare di tassi di interesse che crescono e crisi dei mutui internazionale, il numero di mutui contratti è sceso dell'1,59%.

Allarme di Bankitalia sui mutui

Le famiglie sono in difficoltà. E lo sono soprattutto per colpa dei mutui che mandano a picco le finanze. Gli italiani non sono più in grado di pagare a fine mese le rete dei prestiti, cresciute per effetto dei tassi di interesse.

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi davanti ai banchieri riuniti in occasione dell'83esima Giornata Mondiale del Risparmio ha detto di intravedere "segnali di deterioramento" sul fronte delle sofferenze bancarie legate ai finanziamenti per l'acquisto di case. "Anche se - precisa - la loro incidenza è ancora bassa. Se le tensioni dei mercati dovessero prolungarsi, dice, gli oneri per i debitori potrebbero diventare significativi, soprattutto per le famiglie meno abbienti".

Secondo le stime fornite dal governatore, un rialzo permanente di 50 punti base comporterebbe in media un aggravio del servizio del debito dell'ordine dello 0,6% del reddito disponibile.

Per comprare una casa servono mediamente 20 anni di stipendio

Questo è quanto si evince da una indagine condotta dal Cresme ad agosto 2007. Se fino a 40 anni fa, "bastavano" tre anni di stipendio per poter permettersi di acquistare una abitazione propria (almeno per chi guadagnava bene), cinque per chi aveva uno stipendio medio e nove per chi aveva un reddito basso, oggi il tempo di attesa è più che raddoppiato.

Chi ha un reddito medio basso (18.300 euro netti) oggi deve mettere in conto 21,4 anni di stipendi (contro i 9 del 1965), ma anche gli altri non se la passano bene. Con 34mila e 600 euro ci vogliono quasi dieci anni di buste paga (ce ne volevano 5,1). E anche i "benestanti" oggi devono lavorare sei anni di più dei loro padri per mettere su casa (9 contro 3 anni del 1965).

Frutto di un mercato, quello immobiliare, che negli ultimi anni ha innestato la quinta e fatto registrare un boom di prezzi senza precedenti. Di pari passo sono aumentate anche le durate dei mutui. Una volta arrivavano fino a 20 anni, oggi addirittura c'è chi contrae mutui per una durata di quarant'anni: un'infinità.

I prezzi delle case

Si registra da questa estate una lieve diminuzione dei prezzi delle case. Ma i prezzi restano alti. In soli tre anni, i prezzi delle case solo salite di oltre un quarto, mentre nei primi sei mesi del 2007 i prezzi delle case sono saliti del 6,6%. È questo il trend evidenziato dall'Osservatorio del mercato immobiliare pubblicato dall'Agenzia del Territorio.
In particolare, per i capoluoghi si tratta di un aumento del 26,5% dal 2004, mentre per i comuni non capoluoghi l'incremento è stato del 23,2%.

Secondo il Centro studi Toscano che ha seguito il numero totale delle compravendite da gennaio a settembre 2007, si registra un aumento dei tempi medi necessari alla vendita di un immobile.

I prezzi più alti nelle zone di pregio si registrano a Milano (tra i 9.000 e i 12.000 euro al metro quadro) e a Roma (dai 6.500 ai 9.500 al metro) mentre Napoli e Firenze hanno picchi di 7.000 euro al metro. La città meno cara nelle zone di pregio tra quelle analizzate da Toscano resta Palermo con prezzi tra i 1.600 e i 2.000 euro al metro.

Gli stipendi italiani

"In Italia i salari sono troppo bassi. Occorre invece che il reddito cresca in modo stabile. Una ripresa del consumo è fondamentale per il benessere generale, per la crescita del prodotto, per la stessa stabilità finanziaria". Lo ha detto il governatore Draghi il 27/10/07 all'università di Torino.

"I nostri livelli retributivi, dice il numero uno di Bankitalia, dati Eurostat alla mano, «sono più bassi che negli altri Paesi dell'Unione».

La retribuzione media oraria, a parità di potere d'acquisto, è in Italia di undici euro, mentre in Germania, Francia e Gran Bretagna il 30-40 per cento superiore. «Le differenze salariali - insiste il governatore - sono appena più contenute per i giovani, si ampliano per le classi centrali e tendono ad annullarsi per i lavoratori più anziani. Lo scarto è minore nelle occupazioni manuali e meno qualificate».

Secondo i dati Eurostat relativi agli stipendi lordi, tra il 2002 e il 2005, in Italia le retribuzioni sono cresciute solo del 5,4 per cento. Peggio di noi hanno fatto solo Germania, Polonia e Malta.

La media dell'Ue a 15 è del 10,8 per cento. Più alti i valori nel Regno Unito (+10,5 per cento) e in Spagna (+6,1 per cento).

Secondo l'Eurispes crescono poco i salari in Italia e comunque molto meno degli altri paesi europei. Se in Gran Bretagna la busta paga dal 2000 al 2005 è cresciuta del 27,8%,
in Italia la crescita è stata solo del 13,7% (la media europea è del 18%). Solo la Germania e la Svezia, paesi dove comunque i livelli retributivi sono mediamente superiori rispetto all'Italia, segnalano un crescita inferiore.

Secondo uno studio dell'Ires-Cgil ("I salari dal 2002 al 2007") presentata il 19/11/07, tra il 2002 e il 2007 chi aveva una retribuzione di fatto pari a 24.890 euro ha subito una perdita complessiva pari a 1.896 euro. Di questi, 1.210 euro sono dovuti alla diversa dinamica tra inflazione e retribuzioni mentre 686 euro sono imputabili alla mancata restituzione del fiscal drag.

In termini di dati si ritrova che il potere d'acquisto dei redditi familiari di imprenditori e liberi professionisti è cresciuto di 11.984 euro mentre quello degli impiegati è diminuito di 3.047 euro e quello degli operai di 2.592 euro.

Oggi, dicono quelli dell'Ires, oltre quattordici milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro al mese e di questi circa 7,3 milioni non superano neppure i mille euro al mese.
Tra gli impiegati generici, solo l'11,9 per cento guadagna più di mille e trecento euro. Il 13,2 sta sotto gli 800 euro, il 15 per cento guadagna meno di mille euro e il 24,9 per cento tra 800 e mille euro. Simili percentuali per gli operai specializzati. Quanto agli impiegati di concetto solo il 24,3 per cento supera i 1.300 euro mensili.

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15 luglio 2008 · Loredana Pavolini

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