Il minimo vitale nel pignoramento presso terzi di stipendi e pensioni

In materia di pignorabilità delle pensioni è poi  fondamentale una sentenza della Corte Costituzionale del 2002. La sentenza numero 506/2002 - rivolgendosi sia alle pensioni erogate dall'I.N.P.S., così come quelle proprie del settore pubblico (I.N.P.D.A.P.) - consente la pignorabilità delle pensioni - nella consueta misura del quinto - per ogni credito,  da determinarsi sulla parte aggredibile del trattamento in quanto eccedente le esigenze minime di vita del pensionato (diversamente, la parte necessariamente destinata a soddisfare tali esigenze, resta sottratta ad ogni pretesa esecutiva - ad eccezione dei creditori qualificati individuati ai precedenti punti 1, 2 e 3 ).

Fatta salva tale vitale esigenza, la parte eccedente è regolarmente assoggettabile al regime generale della responsabilità patrimoniale del debitore. Al riguardo si osserva che non avendo il Legislatore ancora stabilito la parte di pensione impignorabile, resta al Giudice, attraverso la sua libera valutazione, di determinare la sussistenza dell'eccedenza  per poi, eventualmente, disporne l'assegnazione al creditore.

Alcuni giudici si stanno orientando a sancire l'impignorabilità della quota della pensione o dello stipendio corrispondente al trattamento minimo mensile (cd. minimo vitale) attualmente fissato in 458,20 euro.

Il Tribunale di Cagliari, invece,  discostandosi in modo più garantista, rispetto ad altri orientamenti ha, ormai da tempo, ritenuto l'importo di circa 750 euro il minimo indispensabile ( minimo vitale)  per garantire i mezzi adeguati alle esigenze di vita del pensionato.

Si tratta, tuttavia, di sentenze che ancora non formano giurisprudenza consolidata. Vedremo in futuro come si esprimeranno gli ermellini su tali orientamenti.

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28 agosto 2013 · Paolo Rastelli

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