Limiti di pignorabilità di stipendi e pensioni e pignoramento totale del conto corrente » Profili di incostituzionalità dell'obbligo di accredito in conto corrente

Le leggi vigenti prevedono che lo stipendio, la pensione, i compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione e ogni altro tipo di emolumento a chiunque destinato, di importo superiore a mille euro, debbono essere erogati mediante l'utilizzo di strumenti di pagamento elettronici bancari o postali.

I limiti di pignorabiità per i debiti con la pubblica amministrazione dispongono che le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall'agente della riscossione:

  1. in misura pari ad 1/10 per importi percepiti di stipendio o pensione fino a 2.5 mila euro;
  2. in misura pari ad 1/7 per importi percepiti di stipendio o pensione da 2.5 mila a 5 mila euro;.
  3. in misura pari ad 1/5 per importi percepiti di stipendio o pensione superiore a 5 mila euro

Per i debiti non esattoriali (quelli assunti con privati, banche e finanziarie) resta, invece, il limite fissato dall'articolo 545 del codice di procedura civile che fissa nel 20% dello stipendio o della pensione netta il massimo pignorabile.

Il conto corrente del debitore può invece essere pignorato per intero se il debito è verso privati, banche o finanziarie. Nel caso in cui l'azione esecutiva sia avviata, invece, dall'agente della riscossione, la legge prevede che debba essere salvato almeno l'importo equivalente all'ultima mensilità di stipendio o pensione.

Pertanto, il limite di un quinto opera solo quando il pignoramento dello stipendio o della pensione del debitore avviene direttamente alla fonte, presso l'ente previdenziale o il datore di lavoro. Laddove, invece, l'azione esecutiva venga effettuata presso la banca dove il debitore è obbligato a depositare le somme ricevute mensilmente, non opera più il limite di pignorabilità imposto dall'articolo 545 del codice di procedura civile.

Questa aberrante situazione ha indotto il Tribunale di Lecce, con ordinanza del 12 febbraio 2014, a rimettere alla Corte Costituzionale la controversa questione sui limiti di pignorabilità di stipendi e pensioni che possono essere legalmente aggirati nel momento in cui chi deve riscuotere un credito può rifarsi direttamente, senza alcun limite, sul denaro che il debitore, dipendente o pensionato, è obbligato a depositare, in base alla norme introdotte dal decreto Salva Italia, sul conto corrente bancario o postale.

La Consulta sarà dunque chiamata a chiarire se l'obbligo di depositare sul conto corrente gli importi mensili percepiti da pensionati e dipendenti non sia in contrasto con quanto disposto agli articoli 3 (uguaglianza dinanzi alla legge) e 38 (diritto al mantenimento e all'assistenza sociale) della Carta Costituzionale.

23 marzo 2014 · Ludmilla Karadzic

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