Conseguenze della nullità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo

In conseguenza alla nullità del licenziamento in base a giustificato motivo oggettivo, rilevata dal giudice limitatamente ai casi di discriminazione, matrimonio e maternità, mancanza o carenza di motivazione nella comunicazione preventiva e nella lettera di licenziamento; omesso rispetto delle procedure di legge, mancata giustificazione del licenziamento per sopraggiunta inidoneità fisica o psichica del lavoratore assunto in forza della legge sul collocamento dei disabili nonché mancato superamento dei limiti temporali di comporto per la conservazione del posto di lavoro in caso di malattia od infortunio, il datore di lavoro sarà condannato a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro e a risarcire il danno da questi subito con un'indennità commisurata all'ultima retribuzione maturata dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e comunque non inferiore a cinque mensilità della retribuzione. Inoltre, il datore di lavoro sarà obbligato a versare i contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione.

In sostituzione della reintegrazione il lavoratore potrà chiedere al datore di lavoro, entro trenta giorni dal deposito della sentenza o dall'invito a riprendere servizio, un'indennità pari a quindici mensilità dell'ultima retribuzione, alla quale si aggiunge peraltro il diritto a percepire il risarcimento del danno nell'identica misura appena indicata.

Qualora, invece, il giudice rilevi che nella comunicazione preventiva e/o nella lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo sussistano omissioni procedurali o carenze di motivazione successivamente sanate dal datore di lavoro, verrà comunque dichiarato giudizialmente risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento, mentre l'azienda sarà condannata al versamento, in favore del lavoratore licenziato, di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata, in relazione alla gravità della violazione formale o procedurale commessa dal datore di lavoro, tra un minimo di sei e un massimo di dodici mensilità dell'ultima retribuzione.

Se viene dimostrata l'inesistenza degli estremi del giustificato motivo oggettivo il giudice dichiarerà risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condannerà il datore di lavoro al pagamento di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata, in relazione alla gravità della violazione formale o procedurale commessa dal datore di lavoro, tra un minimo di dodici ed un massimo di ventiquattro mensilità dell'ultima retribuzione.

In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo di lavoratori che siano anche rappresentanti sindacali, il giudice, una volta valutata l'irrilevanza o l'insufficienza degli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, potrà disporre l'immediata reintegrazione del licenziato nel posto di lavoro.

1 settembre 2015 · Tullio Solinas

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