Procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e impugnazione da parte del lavoratore

La legge Fornero (ricordate Elsa, la piagnucolosa ministra del disastroso governo Monti?) prevede che, nel caso di licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro che abbia alle proprie dipendenze più di quindici lavoratori nella stessa unità produttiva o nello stesso Comune o comunque più di sessanta complessivamente, debba seguire una specifica procedura.

Per valutare appieno la portata perniciosa, nei confronti dei lavoratori, delle norme messe a punto dalla professoressa titolare del dicastero del lavoro e delle politiche sociali, basterà ricordare che prima del 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della legge 92/2012 che porta il suo nome) la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, dovuto a soppressione di posto di lavoro, era rigorosamente legata alla impossibilità di adibire il lavoratore ad altre posizioni lavorative, purché esistenti e non coperte da altri e purché le relative mansioni fossero equivalenti o addirittura inferiori.

In pratica, prima di formalizzare il recesso dal contratto, il titolare dell'azienda deve inviare alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la sua opera, e, per conoscenza, al lavoratore stesso, una comunicazione in forma scritta in cui siano indicati l'intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo, gli specifici motivi alla base del licenziamento e le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato.

Una volta che gli è stato comunicato il licenziamento, il lavoratore ha il diritto di impugnarlo, entro sessanta giorni, anche attraverso un'organizzazione sindacale cui egli aderisca o abbia conferito mandato: entro il termine di centottanta giorni dalla data di impugnazione può poi procedere in via amministrativa, presentando formale istanza di conciliazione, oppure in via giudiziale, ricorrendo al giudice del lavoro presso il Tribunale territorialmente competente.

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