Premessa su libretti di risparmio "antichi" ritrovati

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nei giorni scorsi, anche a causa di un servizio su un Tg Rai, sono usciti diversi articoli riguardanti i libretti di risparmio dormienti, con la possibilità, paventata da taluni legali, di reclamarne capitali ed interessi;

il 9 luglio 2011, sul “Corriere del Veneto”, Marika Damaggio racconta la storia di un pensionato che ritrova un libretto con 49.000 lire e chiede alle Poste 8 milioni di euro tra rivalutazioni ed interessi;

si legge sul citato articolo: «Sarà la prima class action italiana dedicata alla riscossione dei libretti “antichi”, sia bancari che postali. E lui, pensionato classe 1931, potrebbe diventare milionario. Virginio Oro, ex maresciallo di Castagnole di Paese, nel Trevigiano, ha finalmente ritrovato il libretto postale smarrito il 24 gennaio del 1957. Quelle 49.000 lire depositate nel conto di Poste italiane oggi potrebbero rivelarsi un vero tesoro. L'uomo di 80 anni si è rivolto allo studio associato Orecchioni e Canzona di Roma. Un consulente dei legali ha stabilito che oggi l'ex militare dell'Arma, tenuto conto di interessi e rivalutazioni, avrebbe diritto a 8 milioni di euro. Questo sarebbe infatti il valore del conto rimasto silente per più di cinquant’anni. Il 21 dicembre prima udienza nella capitale con le perizie. Sono dieci, in tutto, le persone che si sono rivolte allo studio laziale per avanzare una causa civile nei confronti di Poste italiane, Banca d'Italia e ministero dell'economia. Ognuno ha una storia diversa. Proviene da una regione diversa e si aspetta una rivalutazione diversa. Ma il denominatore comune è sufficiente per sollevare una querelle comune. Un'azione curiosa e allo stesso tempo pionieristica. Il filo conduttore che avvicina i protagonisti è la volontà di recuperare i risparmi contenuti nei libretti antichi. Smarriti e poi ritrovati. Tra loro c'è anche il cavaliere della Repubblica Virginio Oro. Nel corso della sua vita ha prestato servizio nell'arma e nel 1955 è stato nella legione di Bolzano per circa un anno. “Poi sono stato trasferito a Malcesine, a San Bonifacio e a Bari” racconta. Tutto inizia quando apre un libretto postale. Complice la vita frenetica e il continuo cambio di città, perde il conto. “Quando ho perso il libretto il saldo era di 49.182 lire” spiega Oro. L'equivalente contemporaneo di quella somma è paragonabile a 3.000 euro. Ma la rivalutazione potrebbe far lievitare la somma. Poco tempo fa l'uomo ha ritrovato in un cassetto il conto ingiallito. “Stavo facendo pulizie e l'ho trovato proprio in fondo a una scatola - spiega -, non pensavo fosse rimasto lì per tutto quel tempo”. Incuriosito ha deciso di battere cassa e incalzare Poste italiane. Ora lo studio Orecchioni e Canzona assisterà l'ex maresciallo. “Un nostro consulente ha stabilito che oggi il valore del libretto potrebbe ammontare a 8 milioni di euro - racconta Anna Orecchioni -. La rivalutazione monetaria e della capitalizzazione tiene conto della media dei tassi e degli interessi maturati nel corso degli anni”. Accanto a Oro ci sono altre persone. “Sono dieci in tutto i nostri clienti” spiega il legale. A risarcire gli smemorati dovrebbero essere Poste italiane, Banca d'Italia e il Ministero dell'economia e della finanza. I convenuti potrebbero però cambiare. Infatti nel corso degli anni gli assorbimenti e i passaggi di proprietà delle banche dovranno essere ricostruiti. La prima udienza è fissata per il 21 dicembre. Oro si affida alla sorte: “Non so bene quanto mi spetterà, ritrovare il libretto è stato comunque una vera fortuna”»;

in data 7 luglio, è Marcello Francesco Simone a raccontare su “Il quotidiano italiano”, «la fortuna di ritrovare le cose andate perdute. Un uomo di 71 anni di Agrigento, Giuseppe Provenzano, ha ritrovato per caso un libretto bancario del 1947 in cui vennero a quel tempo depositate 7 mila lire e che oggi, dopo “soli” 64 anni, varrebbe circa 1 milione e 600 mila euro. L'uomo ha ritrovato il libretto bancario per caso durante i lavori di ristrutturazione della vecchia casa paterna nel centro storico di Agrigento. L'abitazione era rimasta chiusa per decenni e là dentro, nel cassetto di una vecchia credenza, fra foto antiche e francobolli, Provenzano ha ritrovato il libretto bancario che era stato aperto da suo padre, alto ufficiale dell'Esercito Italiano, nel 1947, proprio per lui. A raccontare la storia del fortunato signore è l'avvocato Marco Angelozzi che afferma: “Il libretto bancario era stato smarrito e, soltanto nei giorni scorsi, è stato ritrovato. Provenzano ha deciso di richiedere quella somma, tramite il nostro studio legale che si occupa del recupero delle somme dei libretti bancari ‘antichì, tramite una class-action, della Banca d'Italia e del Ministero delle Finanze che subentrano, a garanzia, nei rapporti di credito degli istituti bancari”. Le sole 7 mila lire depositate 64 anni fa dal padre di Provenzano valgono oggi “un patrimonio” fra interessi, rivalutazione monetaria e capitalizzazione. Ma i soldi non sono già nelle tasche dell'anziano signore e il suo legale, Marco Angelozzi, infatti dice: “Adesso, dopo 64 anni di giacenza in banca, quel libretto è milionario. Intanto faremo una lettera di diffida per far corrispondere quei soldi al nostro cliente alla Banca d'Italia e se avremo, come crediamo, risposte evasive o che parlano di prescrizione, il nostro cliente aderirà alla class-action”». La favola milionaria, o meglio la “bufala” fa il giro delle redazioni e viene pubblicata sul sito del TG1, (http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-d81a4ac3-21de-4e6d-b29c-bf1771ff900d.html); lo stesso che probabilmente aveva diffuso la notizia, di “Lettera 43″ ed altri quotidiani, alimentando molte telefonate di speranza, in una fase di crisi durissima, arrivate alle associazioni di consumatori, quale Adusbef;

si legge ancora sul sito del TG1: «Le settemila lire del 1947, tra interessi, rivalutazione monetaria e capitalizzazione, sono diventate oggi circa un milione e seicentomila euro. Il problema, però, ora è riscuotere la somma. La legge sul punto è chiara. I depositi dormienti, questo il nome dato ai gruzzoli dimenticati, si estinguono dopo dieci anni e le somme finiscono al fondo istituito presso il ministero dell'Economia e delle finanze per risarcire i risparmiatori vittime di frodi finanziarie. Ma Provenzano a quelle settemila lire diventate un tesoro non ha alcuna intenzione di rinunciare. Tanto da aver deciso di rivolgersi a un legale per riscuoterle. “Il libretto bancario - racconta l'avvocato scelto dal potenziale Paperon dè Paperoni, Marco Angelozzi - era stato smarrito e, soltanto nei giorni scorsi, è stato ritrovato. Provenzano ha deciso di richiedere quella somma, tramite il nostro studio legale che si occupa del recupero delle somme dei libretti bancari "antichi", tramite una class action della Banca d'italia e del ministero delle Finanze”. “Intanto - spiega il legale - faremo una lettera di diffida per far corrispondere quei soldi al nostro cliente alla Banca d'Italia e se avremo, come crediamo, risposte evasive o che parlano di prescrizione, il nostro cliente aderirà alla class action”. L'azione sarebbe proponibile, allegando la documentazione necessaria, anche senza l'assistenza di un avvocato. La storia di Provenzano è arrivata presto oltreconfine, addirittura in Germania, dove un altro agrigentino, Angelo Peritore, emigrato nel 1990, ha raccontato di avere ritrovato un libretto aperto nel 1965 e ritrovato solo mesi fa. Anche lui annuncia battaglia”»;

Commenti e domande dei lettori

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  • Simo Folliero 7 gennaio 2012 at 08:32

    Sono ormai anni che il trio di avvocati, o presunti tali, composto da Anna Orecchioni, Marco Angelozzi e Giacinto Canzona, ci delizia con le proprie attività professionali, tutti casi strani e particolari prontamente comunicati alle agenzie e ripresi da tutti gli organi d'informazione, compresi i grandi quotidiani.

    L'ultima è quella della separazione tra due coniugi quasi centenari, a causa di un tradimento di lei scoperto dopo 40 anni dal marito, ma solo pochi giorni fa c'era stata la storia dell'eredità, ben 10 milioni di euro, che una signora di Potenza aveva lasciato al suo gatto Tommasino, ma prima ancora ci fu il libretto postale ritrovato dopo 50 anni è che con il solo versamento originario di 1,5 milioni di lire oggi avrebbe maturato interessi per 400 mila euro.

    In realtà basterebbe controllare a ritroso nel tempo per trovare decine di casi simili trattati dallo studio legale Orecchioni, Angelozzi e Canzona, tutti diligentemente diffusi dagli organi d'informazione in modo addirittura capillare, tanto da farci domandare chi nei giornali decide cosa pubblicare e perché.

    Orecchioni, Angelozzi e Canzona, tre nomi da non dimenticare, specialmente se siete redattori in qualche organo di informazione..