Liberismo assistito dallo Stato, un paradosso tutto americano [Commento 1]

  • GIANGIACOMO 13 dicembre 2009 at 14:26

    Segnalo sull'argomento due articoli dell'economista libertarian Filippo Matteucci ( il teorico della democrazia turnaria e dell'economia privatista ):

    Principi di economia privatista

    Il fallimento sia dell'economia pianificata sovietica, finita in miseria, mafia e prostituzione, sia dell'oligopolio statalista e dirigista tipico delle democrazie formali delegate, impone un rovesciamento, una rivoluzione copernicana del modo di pensare e strutturare la scienza economica. Se qualcosa non funziona in un sistema socioeconomico vuol dire che i governanti hanno commesso uno o più errori, che a un dato bivio pregresso è stata imboccata la strada sbagliata.
    Quanto ora detto vale a maggior ragione per l'Europa. Fino a meno di cento anni fa l'Europa, intesa come megasistema sufficientemente omogeneo di civiltà costituito dall'insieme dei Regni che la componevano, era la padrona del mondo, colei che aveva “la migliore probabilità di vittoria nella corsa allo sfruttamento delle ricchezze del globo”, per usare le parole dello Schmerb. I due decisivi errori al bivio che hanno portato quella che fu la Grande Europa all'attuale declino sono stati la svendita a poco prezzo dell'Impero Britannico e l'assunzione a principio di scienza del keynesianesimo.

    “Uno stato è un monopolio territoriale della coercizione, un'agenzia che può dedicarsi a continue violazioni istituzionalizzate dei diritti di proprietà e allo sfruttamento dei proprietari privati tramite esproprio, tassazione e regolamentazione.” Con queste stesse parole Hans-Hermann Hoppe apre i suoi due saggi “Élites naturali, intellettuali e Stato” e “L'economia politica della monarchia e della democrazia, e l'idea di un ordine naturale”. Nella definizione proposta da Hoppe lo stato viene visto come soggetto, come una entità autonoma rispetto agli individui e alle famiglie che agiscono in esso e tramite esso. Nel prosieguo dei due scritti lo stato verrà poi considerato come oggetto di un diritto - potere, quello di proprietà. Tuttavia già nel concetto anglosassone di “agency” viene adombrata quella strumentalità dello stato, caratteristica essenziale della concezione e identificazione dello stato come apparato o insieme di apparati.

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