Legittimità della segnalazione in cr di un credito in sofferenza

Il servizio per la centralizzazione dei rischi creditizi o Centrale Rischi Banca d'Italia

Il Servizio per la centralizzazione dei rischi creditizi, comunemente denominato Centrale Rischi ed affidato alla Banca d'Italia, costituisce uno strumento di ausilio per gli intermediari per la valutazione del merito creditizio della clientela e, in generale, per l'analisi e la gestione del relativo rischio, attraverso il quale si persegue l'obiettivo di accrescere la stabilità del sistema.

Tale servizio trova la sua regolamentazione nelle istruzioni specificamente emanate dalla Banca d'Italia agli altri enti creditizi che, al fine del contenimento dei rischi derivanti dal cumulo dei fidi, prevedono un articolato sistema di segnalazioni mensili concernenti le posizioni dei soggetti che hanno ricevuto affidamenti.

Ciascuna banca, qualora l'esposizione del cliente raggiunga o superi i limiti previsti da una delle categorie di rischio censite, é tenuta ad informare la Banca d'Italia, la quale poi, con varie modalità, pone le informazioni ricevute a disposizione dell'intero circuito bancario: in sostanza, attraverso lo scambio di informazioni, le banche che hanno concesso l'affidamento sono poste in grado di conoscere la posizione globale di rischio dell'affidato.

Fra le categorie di rischio censite, rispetto alle quali v'è obbligo di segnalazione alla Centrale Rischi, rientra quella delle "sofferenza", cui va ricondotta l'intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalle aziende.

Quando può essere segnalato in sofferenza il credito vantato nei confronti del debitore

L'appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell'istituto segnalante della complessiva situazione finanziaria del debitore e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest'ultimo nel pagamento del debito. Resta dunque estraneo alla nozione di "sofferenza" l'inadempimento correlato ad una situazione di illiquidità contingente e non strutturale, non accompagnato, cioè, da un oggettivo stato di difficoltà a far fronte alle proprie obbligazioni.

L'appostazione a sofferenza non richiede, però, una previsione di perdita del credito, e dunque ben può sussistere anche qualora il patrimonio del debitore consenta ancora, allo stato e nel contesto della sua negatività, margini di rientro: ciò che conta è la chiara e documentabile emergenza che, al momento della segnalazione, il rientro non appaia sicuro o, quantomeno, altamente probabile e che pertanto si configuri un serio pericolo di insolvenza.

L'accostamento fra stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) e situazioni ad esso equiparabili contenuto nella normativa, implica che l'appostazione a "sofferenza" non comporta la necessità che la situazione del debitore coincida con quella propria dell'insolvenza fallimentare. Ai fini della segnalazione nella Centrale Rischi Bankitalia è sufficiente una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzata come deficitaria, ovvero come grave (e non transitoria) difficoltà economica, senza alcun riferimento ai concetti di incapienza o di definitiva irrecuperabilità del credito.

Peraltro, se il debito potesse essere legittimamente appostato a sofferenza soltanto quando il cliente versa in stato di insolvenza conclamata, verrebbe meno la stessa utilità della segnalazione (posto che gli altri intermediari creditizi si troverebbero nell'impossibilità di attivarsi in tempo utile per cautelare la propria posizione); risulterebbe, quindi, priva di contenuto sostanziale la previsione di un obbligo di segnalazione anche in presenza di "situazioni equiparabili" allo stato di insolvenza.

Inoltre, la nozione di sofferenza non è riconducibile a parametri economici predefiniti, univocamente valevoli per ogni fattispecie ed è dunque inevitabile che, in materia, sia dato agli intermediari creditizi un certo margine di discrezionalità che, tuttavia, non può sconfinare nell'arbitrio, dovendo comunque la valutazione essere fondata su dati oggettivi dai quali sia evincibile la concreta sussistenza del rischio segnalato.

Insomma, il servizio fornito dalla Centrale Rischi ha senso solo se le segnalazioni intervengono in una fase in cui gli operatori possono ancora predisporre piani di rientro o procedimenti di ristrutturazione creditizia e/o di risanamento finanziario capaci di condurre il cliente al recupero dell'equilibrio economico - patrimoniale, consentendogli di onorare le obbligazioni assunte, o, comunque, di diminuire al massimo il rischio creditizio.

Le considerazioni appena riportate sono quelle svolte dai giudici di legittimità nella sentenza della Corte di cassazione numero 1725/15.

2 febbraio 2015 · Simonetta Folliero

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Stai leggendo Legittimità della segnalazione in CR di un credito in sofferenza Autore Simonetta Folliero Articolo pubblicato il giorno 2 febbraio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria le centrali rischi della banca d'italia - cr e cai Inserito nella sezione cattivi pagatori e centrali rischi del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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