Legittima la notifica dell'atto impositivo alla matrigna del contribuente

La relata di notifica degli avvisi di accertamento - prodromici alle cartelle esattoriali  impugnate dal contribuente - indicava chiaramente che gli atti impositivi erano stati notificati presso il domicilio del destinatario a mani della matrigna (la seconda moglie del padre).

Il Collegio di legittimità ha chiarito che l'espressione "persona di famiglia" adoperata dall'articolo 139 codice di procedura civile (applicabile alla notifica degli avvisi di accertamento) va intesa nel senso più ampio, considerato che la stessa norma annovera tra coloro che possono essere destinatari della notifica perfino il portiere ed il vicino di casa che accetti di riceverla. Tale espressione ricomprende, dunque, qualsiasi familiare (anche la matrigna) la cui presenza in casa non abbia carattere del tutto occasionale, essendo determinata da ragioni di, sia pure temporanea, convivenza con il destinatario della notifica.

In tal caso la parentela o l'affinità fanno scattare la presunzione che il contribuente sia venuto a conoscenza dell'accertamento.

Scrivono, infatti, gli ermellini Va - per vero - osservato, al riguardo, che l'espressione "persona di famiglia" adoperata dall'articolo 139 codice di procedura civile (applicabile alla notifica degli avvisi di accertamento) va intesa nel senso più ampio, considerato che la stessa norma annovera tra coloro che possono essere destinatari della notifica perfino il portiere ed il vicino di casa che accetti di riceverla (Cass. 615/95). Tale espressione ricomprende, dunque, qualsiasi familiare (anche la matrigna) la cui presenza in casa non abbia carattere del tutto occasionale, essendo determinata da ragioni di, sia pure temporanea, convivenza con il destinatario della notifica; situazione, questa, che può essere presunta sulla base dello stesso fatto che il familiare si sia trovato nell'abitazione del destinatario ed abbia preso in consegna l'atto da notificare (Cass. 24852/06). Deve considerarsi, invero, che è proprio, e soltanto, il vincolo di parentela o di affinità - a prescindere dall'ulteriore requisito della stabile convivenza, peraltro neppure menzionato espressamente dalla norma dell'articolo 139 codice di procedura civile - a giustificare la presunzione che la "persona di famiglia" consegnerà l'atto al destinatario di esso.

17 aprile 2013 · Giorgio Valli

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  • Marzia Ciunfrini 14 maggio 2012 at 06:29

    La giurisprudenza si è più volte espressa nel senso della non decisiva rilevanza del requisito della convivenza “- non espressamente menzionato dall'art. 139 c.p.c. -, risultando sufficiente l'esistenza di un vincolo (di parentela o affinità) tale da giustificare la presunzione che la «persona di famiglia» consegnerà l'atto al destinatario” (Cass. Civ. sent. 23368/2006; nello stesso senso, ad esempio, Cass. Civ. ord. 21362/2010 e Cass. Civ. sent. 9590/2010).