Le voci di dentro

Oggi a Roma il Consiglio Nazionale del PD si è riunito per approvare le liste del PD alle prossime elezioni politiche.

Arrivando alla riunione, non sapevamo chi sarebbero stati i candidati “proposti”. Ma Franceschini ha iniziato a leggere, a freddo, liste di nomi, cominciando dalla Sardegna; e ci ha chiesto di votare, regione per regione: eravamo d'accordo o no? Sguardi perplessi, poi il voto: tutti d'accordo tranne un astenuto, io. Come faccio a votare gente che non so chi sono? Potevano almeno darci gli elenchi 24 ore prima, magari con tre righe di c.v.. Un perfetto esempio di come i “riti” della democrazia vengono svuotati di contenuto. Dopo la mia solitaria astensione (a quanto pare nei partiti “non si usa” dissentire) il governatore sardo, Soro, prende coraggio e chiede la parola: “Sono in politica da soli 4 anni e faccio fatica a restarci… in quelle liste non mi ci riconosco, non c'è niente del rinnovamento tanto sbandierato…”. Ma ormai le liste sarde erano già state votate. E si passa alla Sicilia. E Franco Bassanini: “ma dove sono le competenze necessarie per fare il lavoro parlamentare?” e dalla Sicilia in poi comincia ad astenersi sistematicamente anche lui.Il quadro generale è emerso alla fine. La società civile ne esce male. Dietro alle candidature di Veronesi, Colaninno e pochi altri molto mediatizzati, ci sono in massa, compatti, gli apparati DS e Margherita. Il rinnovamento? Ecco un esempio: al posto di De Mita (“Evviva evviva, lo hanno cacciato!”) viene candidata la responsabile giovanile locale della Margherita: nominata in quel ruolo da… De Mita!E allora intervengo, e dico che la politica non si “rialza” finché un apparato in pieno conflitto di interesse nomina in Parlamento se stesso invece che le competenze del paese, le intelligenze, chi sviluppa progetti di modernizzazione sociale e istituzionale. La scelta di candidare gli apparati è ancora più grave a causa della Legge elettorale vigente, che espropria i cittadini del diritto di “interferire” nella selezione della propria classe dirigente. Se i leader politici sono i nostri sovrani (e noi i loro sudditi), potrebbero essere almeno dei sovrani illuminati!

Risponde Veltroni: “Vorrei dire a Gawronski… Noi abbiamo innovato molto! Dei 4 capilista della “società civile”, solo uno viene dai partiti… E allora dico: non facciamoci del male!”

Si, Walter, avete innovato molto: ma troppo spesso dentro a una logica vecchia. Più donne, più giovani… Ma: donne dell'apparato … giovani assessori… i cooptati di Letta, la raccomandata dell'Arel… Io avrei candidato, per il 50%, grandi intelligenze esterne al partito, non importa se note al grande pubblico, ma tutte con un progetto per l'Italia ben delineato. Così invece, è come se gli apparati dei DS e della Margherita dicessero ai cittadini: “Il P.D.? E' cosa nostra!”.

Quanto al “farsi del male”, mi viene in mente quel che mi disse, con dolore, Pietro Scoppola, nel Giugno 2007 quando, con dolore, gli raccontai quello che stava avvenendo a Palazzo Chigi (ad opera di Enrico Letta e Fabio Gobbo): “per quanto scomoda, la verità deve venir fuori”. E allora seguendo la lezione di Pietro, credo che ci facciamo del male solo quando non siamo coerenti.

di PierGiorgio Gawronski

6 marzo 2008 · Patrizio Oliva

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